Economia e lavoro - 20 dicembre 2022, 14:21

Tutti gli impieghi del Blu di Prussia, il primo pigmento sintetico moderno

Il Blu di Prussia è un pigmento sintetico, il primo della storia moderna

Tutti gli impieghi del Blu di Prussia, il primo pigmento sintetico moderno

Il Blu di Prussia è un pigmento sintetico, il primo della storia moderna, ma contrariamente a quanto si possa pensare non viene impiegato solamente per le sue proprietà coloranti. È infatti caratterizzato dal possedere molteplici possibilità di impiego, che spaziano dalla pittura alla medicina: una vera e propria polvere dai mille usi.

È molto interessante capirne le varie applicazioni, anche alla luce della storia che porta con sé: scoperto nel 1706 a Berlino dal produttore di vernici Diesbach, ha sostituito il ben più costoso Blu Oltremare, ottenuto dalla frantumazione di lapislazzuli. Vediamo allora ad oggi come viene utilizzato.

Nelle tinture

Come accennato, questo è il primo utilizzo che se ne fa nella storia. Il blu è sempre stato un colore molto ricercato nell’arte, fin dall’Antico Egitto: migliaia di anni prima della nascita di Cristo, gli uomini si interrogavano su come realizzare una tinta che potesse richiamare il colore del mare e del cielo. Lungo le rive del Nilo si giunse a una prima soluzione: dalla cottura di una miscela contenente sabbia e malachite si ottenne una lastra vitrea che, frantumata, costituì la base del cosiddetto Blu Egiziano.

Col passare del tempo, venne progressivamente sostituito dal Blu Oltremare, decisamente pregiato e costoso vista la sua provenienza. Gli artisti medievali faticavano a reperire questo pigmento, spesso relegato a dipinti commissionati dai grandi uomini del tempo, dotati di ingenti disponibilità economiche.

Nel Settecento fece il suo ingresso il Blu di Prussia, chiamato in questo modo perché utilizzato per colorare le uniformi dei soldati prussiani.

Nella meccanica di precisione

Nell’ambito della meccanica di precisione, il Blu di Prussia trova applicazione nel cosiddetto azzurramento, un metodo per controllare la planarità di una superficie. In questo settore non è raro trovarsi a verificare che un organo meccanico presenti zone perfettamente piane, che in caso contrario devono essere rettificate a mano.

Il principio alla base di questa tecnica è piuttosto intuitivo: ci si serve di un piano di riscontro, realizzabile in varie forme e dimensioni, su cui si mette a contatto l’oggetto di cui si vuole testare la regolarità. È qui che entra in gioco il Blu di Prussia, da spalmare accuratamente sulla zona da ispezionare per far sì che i punti in rilievo lascino un’impronta di colore sul piano di riferimento.

Le eventuali irregolarità vengono immediatamente individuate e corrette. L’impiego del Blu di Prussia, associato a strumenti professionali, non solo assicura risultati affidabili e precisi, ma anche vantaggi come la lubrificazione delle superfici in contatto e la facilità di pulizia.

Contro l’avvelenamento da metalli pesanti

Veniamo a uno degli usi più singolari di questo pigmento, derivato dalle sue proprietà chimiche. Fin qui ne abbiamo tralasciato la composizione, ottenuta dal trattamento di una soluzione di ferrocianuro potassico con un sale ferrico.

La peculiarità che ne deriva è che, grazie alle sue caratteristiche, può essere usato come agente chelante per porre rimedio all’avvelenamento da metalli pesanti. Appare particolarmente indicato per trattare l’assunzione di cesio e tallio: quando uno dei due elementi viene a contatto con il pigmento, si verifica una reazione di chelazione a livello gastroenterico che porta alla formazione di legami coordinativi.

In parole povere, il metallo pesante e il ferrocianuro ferrico si legano creando complessi soggetti a eliminazione fecale.

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