La content creator torinese, Kiné Ndoye, autrice del libro “Quella Ragazza dalla Pelle Scura”, domani (6 maggio) terrà una masterclass sul razzismo e le discriminazioni a Parigi per l’Unesco.
Classe 1997, Kiné è arrivata in Italia per raggiungere i genitori quando aveva 13 anni, nel 2011. Dopo le scuole medie ha vissuto sulla sua pelle il bullismo e il razzismo dei suoi compagni di scuola, ma non si è mai lasciata abbattere. Dopo gli studi la Liceo Turistico e l’inizio del percorso universitario in Scienze della Comunicazione, ha deciso dal 2022 di diventare una content creator.
Oggi, con 67mila follower su Instagram e oltre 300mila su Tik Tok, combatte le discriminazioni con la sua cucina e un pizzico di ironia.
“Quando sono arrivata - ci racconta - non parlavo la lingua. Sapevo giusto dire “Ciao e non capisco l’italiano”. Alle medie comunicare con le mie compagne era difficile, ma a settembre già capivo e riuscivo a farmi capire. Alle superiori ho avuto qualche difficoltà. Sono stati anni molto duri. Ero in piena età adolescenziale, iniziavo ad avere i primi problemi di crisi di identità, subivo le prime discriminazioni, le prime prese in giro e gli insulti. Era una giungla e mi sentivo sempre un pesce fuor d’acqua”.
C’è un episodio che ricordi con più amarezza?
“Ricordo che il mio nome era stato inserito per sbaglio nel registro di un altro indirizzo. Da quella classe avevano cominciato a urlare il mio nome. Quando poi hanno capito che ero io, non mi hanno più dato tregua. All’inizio gli ignoravo. Sono sempre stata forte, non sono mai stata fragile, ma ovviamente queste cose mi facevano male. Più continuavano, più diventava disturbante. Ricordo che finché non hanno iniziato ad aggiungere parolacce, non ho mai reagito”.
E oggi, con la visibilità mediatica da content creator, ricevi ancora insulti?
“Tutti i giorni. Mi danno della negra, della scimmia. Oggi riesco ad affrontare tutto a testa alta, ma dieci anni fa, l'avrei patito di più. Adesso non mi tocca assolutamente, anche se prima o poi qualcuno una bella denuncia se la beccherà”.
Cosa cerchi di comunicare quando realizzi i tuoi video?
“Sui social ho iniziato a pubblicare dal 2020, ma solo nel 2022 ho cominciato a farlo in modo serio utilizzando anche Tik Tok. Avevo questa necessità di parlare di make up perché in Italia non c’erano ancora dei trucchi che valorizzassero davvero la mia pelle scura. Cercavo quindi di farlo da me, in modo da valorizzare anche me stessa. Poi con il tempo mi sono resa conto che quello che mi piaceva di più era la cucina. Ho iniziato a cucinare da giovanissima. Da noi la mentalità è che la donna deve sapere cucinare e stare in casa. Ma per me è quello che davvero mi piace e mi rilassa. La mia vera terapia è la cucina. È anche quello che mi porto dentro del mio Paese. La cucina e il modo di relazionarmi con le persone è senegalese. Le persone lì sono molto amichevoli, solidali, non si girano dall’altra parte e condividere il cibo è importantissimo”.
Quando hai deciso di scrivere il libro?
“L’ho deciso in quarta superiore. Raccoglievo delle piccole testimonianze da altre ragazze nere che vivevano le stesse situazioni. Da lì, ho deciso di prendere le esperienze che tutte avevamo vissuto e ne ho costruito un personaggio, Nikita”.
Da quando sei arrivata in Italia hai sempre vissuto a Torino, come la trovi come città?
“È accogliente, ma, pur non volendo fare di tutta l’erba un fascio, è una città in cui la gente discrimina. Ricordo che quando volevo fare la modella, mi candidavo con alcune agenzie, ma non sono mai riuscita a trovare un lavoro. Quando ho fatto tirocinio universitario in un’agenzia di comunicazione, dovevo sempre cercare di parlare per non dimostrare di essere solo una bambola che sta sempre in silenzio e fa solo figura. Queste cose mi hanno segnata. Di per sé essere donne è già difficile, ma essere una donna nera lo è di più. Ho combattuto tanto contro queste discriminazioni. Una storia che porterò alla mia masterclass di Parigi”.
Cosa si può fare oggi per contrastare il razzismo?
“Parlarne, io lo faccio in maniera più semplice e divertente possibile. Lancio dei messaggi attraverso la cucina. Noto che parlare in modo arrabbiato non piace più. La gente è stufa. Se lo fai con un po’ di ironia, il messaggio arriva e magari qualcuno cambia idea”.
Qual è il sogno nel cassetto di Kiné oggi?
“Ne ho parecchi, ma uno in particolare è quello di raccontare la storia delle regine africane attraverso i cartoni animati. Ho già scritto un racconto di una regina africana, realmente esistita, Ana Nzinga. Il racconto di quando da bambina incontra il figlio di un comandante portoghese e da lì nasce un’amicizia”.



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