Cultura e spettacoli - 11 novembre 2025, 09:14

Storie da dietro le quinte del TFF, Pierluigi Manzo: "Sarah Jessica Parker e quel momento di imbarazzo sul red carpet" [INTERVISTA]

Sabato 15 novembre ai Magazzini Oz la presentazione con l'autore del libro "Professione Press Agent": "Ci sono tanti giovani che sono interessati a questo mestiere, ma si conosce ancora troppo poco"

SJP sul red carpet del 42° Tff insieme a Enzo Ghigo

SJP sul red carpet del 42° Tff insieme a Enzo Ghigo

Una vita da press agent nello showbiz. Vent'anni gomito a gomito con i personaggi del mondo dello spettacolo, raccontate nel libro “Professione Press Agent. Manuale di sopravvivenza” di Pierluigi Manzo.

“Spesso capita che mi facciano la solita domanda: che lavoro fai? E quando rispondo, ufficio stampa, nessuno sa bene cosa voglia dire, per questo ho pensato che un libro in cui spiegare questa professione potesse essere interessante sia per chi è curioso, ma sia soprattutto per chi vorrebbe intraprendere questa carriera” racconta Manzo che da due anni si occupa tra le altre cose della comunicazione del Torino Film Festival. 

Cosa pensi di questa manifestazione torinese? 
“Ho sempre vissuto il Tff e ne ho anche percepito i cambiamenti. Mi è sempre piaciuta l’affluenza nelle sale. Odio i festival in cui ce la cantiamo tra di noi addetti ai lavori. Un festival ha forza se ha un pubblico vero. A Torino ho sempre visto i cinema pieni. Il Tff ha quest’anima cinefila e autoriale che si rispecchia anche nelle edizioni a cui sto lavorando. Il programma è sempre stato interessante, ma dall’anno scorso si è unito quel glam cinematografico che non è solo fine a se stesso. Ci sono personaggi come Claude Lelouch o Aleksandr Sokurov che hanno fatto la storia del cinema, ma anche personaggi pop come Antonio Banderas che è sicuramente di forte richiamo popolare, ma è stato anche un candidato all’Oscar. Il direttore Giulio Base è riuscito ad avere rispetto di un festival cinefilo, dandogli una spinta internazionale. Una spinta che a Torino potrebbe giocare molto, è una città meravigliosa e dovrebbe essere conosciuta di più”.

Nel libro si parla anche del TFF? 
"La sera del red carpet dell'anno scorso era attesa Sarah Jessica Parker, ma in quanto moglie di Matthew Broderick, non voleva rilasciare interviste non volendo creare ombra al marito. Ricordo solo di aver visto la giornalista del TG5 Anna Praderio che con un sorriso statuario le ha messo il microfono in faccia e le ha chiesto semplicemente, ti piace Torino? E da lì poi lei ha iniziato a rispondere anche alle altre domande e a rispondere anche agli altri giornalisti. Un momento di imbarazzo, che per il buon carattere di lei si è risolto in scioltezza".

Qual è stata la genesi del libro? 
"Insegnando alla 24Ore Business School mi sono reso conto che non esisteva un libro sugli uffici stampa del mondo dello spettacolo, perciò mi è sembrato utile anche per affrontare queste lezioni. Volevo far districare i ragazzi interessati a questo mestiere che sta dietro le quinte della grande macchina del cinema”.

Un manuale di sopravvivenza o un romanzo?
“Non un manuale vero e proprio, ma neanche un romanzo sulla mia vita da ufficio stampa. Dentro si trovano nozioni utili per capire come gestire un ufficio stampa, ma anche aneddoti che ti possono strappare anche il sorriso”.

Ad esempio?
Ce ne sono sia nel bene che nel male. Personalmente, ho fatto una lunga gavetta, ma con marchi importanti, dal Festival di Venezia in poi. In quell’occasione in particolare mi ricordo Isabelle Huppert che pretendeva di avere la macchina nel mezzo del Festival di Venezia. Non faceva neanche 100 metri a piedi, io riuscii a ottenere una macchina elettrica che la portasse dall’hotel fino alla proiezione. Alla fine, uscì dall’Hotel Excelsior, alzò gli occhi al cielo, mi guardò e disse: ‘È una bella giornata con il sole, andiamo a piedi’. Non ci potevo credere. Un’altra occasione in cui invece sottovalutai il lavoro fu con Can Yaman: mi ritrovai con una costola lussata dovuta alla calca delle fan. E poi ci sono anche ricordi molto dolci, come quando ricevetti un cuore di quarzo portafortuna da Laetitia Casta in occasione del mio compleanno. Un regalo che porto sempre con me”.

Ci sono stati momenti difficili?
“Mi ricordo di Kevin Costner quando accettò di partecipare a un programma tv con Paola Cortellesi e Laura Pausini. Quando arrivò con l’auto capii che non aveva letto niente a riguardo, ebbi il terrore che non uscisse dalla macchina: invece alla fine si divertì molto, era un duo molto simpatico”.

Qual è la parte più bella di questo mestiere? 
“Sei un mediatore, tra il prodotto e la stampa, ma tratti parliamo sempre comunque di esseri umani, con tutte le loro sfumature. Spesso ti portano in mondi diversi. È la magia del cinema”.

E la parte peggiore? 
“Odio le lunghe riunioni, mi snervano, sono molto più pratico. Poi il mio lavoro è fatto soprattutto di sorrisi e gentilezza, sono obbligatori. Spesso però ti trovi in situazioni di tensione, tutto può mettere in crisi un evento e tu non devi trasmettere quest’ansia. Devi essere estraniato dai pensieri personali, essere paziente ed empatico. Se ti mancano queste caratteristiche, non è un lavoro che fa per te”.

La carriera che hai scelto era quella che avevi in mente quando hai iniziato?
“Non era il lavoro che volevo fare perché anche io non lo conoscevo, ero più televisivo, il cinema l’ho incontrato strada facendo. Ho conosciuto Gigi Marzullo che però mi mise su Cinematografo. Poi sono passato a seguire il primo film”.

Come sta andando in linea generale questa professione? 
“Una volta l’ufficio stampa era elitario, era solo delle grande produzioni. Adesso anche chi fa cortometraggi ha un ufficio stampa. La richiesta è cresciuta, ma non è cresciuta l’istruzione, non vedo corsi specifici per questo”.

I giovani vogliono intraprendere questo mestiere? 
“Diciamo che molti giovani vogliono lavorare nello spettacolo, ma hanno in mente lavori più blasonati. Tuttavia, appena sanno che c’è tutto un mondo dietro e che tu diventi fonte di notizia, sono in tanti che mi scrivono per fare uno stage. In molti non conoscono la nostra figura professionale, pensano che sia molto noiosa e non abbia questa parte creativa che invece metti nel cercare la notizia da dare”.

Il lavoro da ufficio stampa, come quello del giornalista, presto potrebbe essere soppiantato dall’intelligenza artificiale, ti spaventa? 
“Mi spaventa per i livelli che può avere, ma per la mia generazione no. Non credo che avrà questo sopravvento finché lavorerà, perché per ora il valore umano è fondamentale. Credo che l’intelligenza artificiale possa andare fino a un certo punto, non può superare il bagaglio umano che ha una persona”.

La presentazione del libro di Pierluigi Manzo a Torino si svolgerà sabato 15 novembre alle ore 17 ai Magazzini Oz.

Chiara Gallo

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