Ci hanno messo quasi due anni e hanno fatto più di 40.000 km. Sono partiti dalla Nuova Zelanda, il luogo più lontano dall’Italia, per ritornare nel Pinerolese dopo il giro del mondo in bicicletta, che si è intrecciato con scenari di guerra. Jessica Mellica (Vigone) e Salvatore Sette (Cercenasco) sono partiti il 2 febbraio 2024 e sono arrivati a Cercenasco l’8 dicembre.
Il ritorno a casa è stato preceduto da un ritrovo con una quindicina di amici e famigliari al casello di Scalenghe, per una pedalata insieme, fino al traguardo.
Nell’intervista di gennaio scorso, avevano espresso il desiderio di festeggiare il Natale in famiglia e così è stato. Nel primo anno avevano percorso l’Australia, Timor Leste, l’Indonesia, Singapore e la Thailandia, da lì hanno proseguito in Cambogia, Laos, Vietnam, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Russia, Georgia, Armenia, Georgia, Turchia, Grecia, Macedonia del Nord, Kosovo, Albania, Montenegro, Croazia, Bosnia, Croazia, Slovenia e Italia, con l’ingresso a Trieste il 30 novembre.
“Quando abbiamo visto il cartello ‘Italia’, abbiamo pianto” confessa la coppia. Il loro viaggio è stato ricco di emozioni e si portano a casa un dono importante: “L’umanità delle persone. Non ci siamo mai sentiti in pericolo e sono state di cuore con noi – si commuove Sette –. Ci hanno aperto porte di casa, dato del cibo e insegnato tanto”. Una cosa che non potevano prevedere e non a questo livello: “Un viaggio lo puoi progettare, l’amore delle persone no – le fa eco Mellica –. Mi ha stupito la semplicità con cui ci hanno accolto e ci hanno fatto sentire parte della famiglia”. Non sono mancati momenti di scoramento e difficoltà importanti.
Nel deserto del Gobi hanno dovuto affrontare una specie di tempesta di sabbia e la polizia li ha aiutati a uscire dalla zona di pericolo e “poi ci ha offerto una zuppa di noodles” sorride Mellica. La difficoltà principale l’ha incontrata il suo compagno, sulle montagne kazake: “Ho rotto il telaio della bicicletta e mi sono chiesto come avrei potuto fare a terminare il viaggio, visto che la prima città era a 50 km”. La disperazione di dover interrompere il viaggio ha fatto capolino nella sua mente, ma la solidarietà lo ha aiutato a venirne fuori: “Una coppia locale stava facendo campeggio, ci siamo fermati con loro e poi mi hanno portato ad Almaty e mi hanno addirittura pagato la riparazione”. Mellica lo ha raggiunto, pedalando con un’altra coppia.
Il loro viaggio si è incontrato anche con le guerre che tormentano il mondo: “Volevamo attraversare l’Iran, ma non ci hanno fatto passare, perché era il periodo dell’intervento militare degli Stati Uniti e di Israele – raccontano –. Mentre in Russia ci hanno negato il visto una volta e siamo riusciti a ottenerlo la seconda, rivolgendoci all’ambasciata russa in Kazakistan”.





