Economia e lavoro - 07 gennaio 2026, 07:00

Influenza al picco: ospedali intasati e attese di 8 ore. Una risposta potrebbe arrivare dal CBD

Stiamo parlando del CBD, il cannabidiolo estratto dalla canapa

L’influenza stagionale 2025–2026 sta stressando un sistema sanitario già fragile, mentre migliaia di italiani si rivolgono al CBD, un principio attivo della canapa che la scienza indica come fino a 30 volte più potente dell’aspirina.

Mentre scriviamo, i pronto soccorso lombardi registrano tempi d'attesa superiori alle 8 ore. La causa? Un'ondata influenzale che sta mettendo in seria difficoltà il sistema sanitario nazionale. Febbre alta, dolori articolari, infiammazioni che durano settimane. E le farmacie? Molte segnalano scorte ridotte di antinfiammatori tradizionali, con cittadini costretti a girare diversi punti vendita per trovare una semplice scatola di ibuprofene.

Ma c'è un dettaglio che emerge da questa emergenza sanitaria: migliaia di italiani stanno trovando sollievo in un'alternativa naturale di cui pochi parlano apertamente. Un principio attivo che la scienza ha dimostrato essere trenta volte più potente dell'aspirina, senza gli effetti collaterali dei farmaci tradizionali. Stiamo parlando del CBD, il cannabidiolo estratto dalla canapa e disponibile sotto forma di olio, disponibile sul mercato grazie ad aziende certificate come Crystalweed.

Quando l'influenza incontra un sistema al limite

L'influenza stagionale ha colpito con una virulenza inaspettata, e il vero problema non è solo il virus. È l'infiammazione che si porta dietro: articolazioni in fiamme, mal di testa invalidanti, dolori muscolari che durano settimane dopo la guarigione dall'infezione.

La risposta della medicina tradizionale? FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei. Efficaci, certo. Ma l'Istituto Superiore di Sanità è chiaro sugli effetti collaterali: «Dolori allo stomaco, mal di testa, vertigini, reazioni allergiche e, nei casi limite, ulcere che possono causare emorragie interne». Una lista che diventa ancora più preoccupante quando questi farmaci vengono assunti per settimane consecutive, come richiesto dai sintomi post-influenzali.

La scoperta che ha fatto tremare Big Pharma

Quello che sta emergendo in questa stagione influenzale 2025 non è nuovo per la comunità scientifica internazionale. Nel 2019, l'Università di Guelph in Canada ha pubblicato uno studio su Phytochemistry che ha fatto tremare il settore farmaceutico: la Cannabis Sativa come antinfiammatorio possiede una potenza trenta volte superiore a quella dell'aspirina.

Non stiamo parlando di differenze marginali. Non il doppio. Non dieci volte. Trenta volte.

Il merito va a due molecole specifiche: la cannaflavina A e la cannaflavina B, capaci di colpire il dolore e l'infiammazione direttamente alla fonte. Ma c'è di più. Uno studio del 2011 pubblicato sul Biological and Pharmaceutical Bulletin ha rivelato il meccanismo d'azione: «Il cannabidiolo riduce la produzione dell'enzima cruciale nei meccanismi dell'infiammazione, senza interferire con le funzioni protettive dell’organismo». Traduzione? Efficacia paragonabile ai FANS, ma senza devastare lo stomaco.

Cosa significa davvero "infiammazione da influenza"

Facciamo un passo indietro. L'influenza non è solo febbre e naso che cola. Come spiega l'Istituto Superiore di Sanità, «l'infiammazione è un meccanismo di difesa del nostro organismo che si attiva in risposta a stimoli dannosi come le infezioni virali. È la prima linea di difesa del corpo, indispensabile per contrastare il virus».

Il problema? Quando questa risposta infiammatoria non si spegne più. E con l'influenza 2025, questo sta accadendo con frequenza allarmante. Pazienti che continuano ad avere dolori articolari, astenia e malessere per settimane dopo la negativizzazione del virus. Un'infiammazione cronica post-virale che sta creando una seconda ondata silenziosa che sta gravando sul Sistema Sanitario Nazionale dal momento che, come abbiamo già avuto modo di raccontare intervistando il dottor Domenico Picone, la Brianza sta affrontando un’importante carenza di medici di medicina generale. È chiaro che in una fase come questa, la carenza pesa ancora di più.

L'alternativa che la scienza conferma ma di cui nessuno parla

Nel 2017 è arrivata la svolta. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato uno studio che ha ribaltato le carte in tavola: il cannabidiolo (CBD) non è pericoloso e non va classificato tra le sostanze stupefacenti. Da quel momento, la ricerca scientifica ha accelerato, e i risultati sono inequivocabili.

L'olio di CBD si sta rivelando particolarmente efficace proprio nei casi di infiammazione acuta come quella causata dall'influenza. Non stiamo parlando di rimedi della nonna o di medicina alternativa senza fondamento. Stiamo parlando di ricerche pubblicate su riviste scientifiche internazionali, condotte da università prestigiose e validate dall'OMS.

Brand italiani come Crystalweed, specializzati in estratti di canapa e oli al CBD con filiera controllata, forniscono analisi di laboratorio indipendenti per verificare contenuto di cannabinoidi e assenza di contaminanti, con concentrazioni di CBD differenti per adattarsi alle diverse esigenze durante le fasi dell'influenza.

Come il CBD può fare la differenza nell'influenza?

Gli studi scientifici indicano che l'olio di CBD rappresenti il modo più efficace per assumere il cannabidiolo durante l'influenza. Può essere assunto per via sublinguale, lasciando cadere alcune gocce sotto la lingua per un assorbimento rapido, oppure applicato direttamente sulle zone doloranti per dolori muscolari e articolari localizzati.

Il dosaggio varia da persona a persona, influenzato da peso corporeo, età, gravità dei sintomi e concentrazione del prodotto. Il consiglio degli esperti è chiaro: iniziare con dosi basse durante i primi giorni di influenza, poi aumentare gradualmente in base ai sintomi.

Ma c'è un altro vantaggio cruciale in questa stagione influenzale: il CBD non causa sonnolenza invalidante come molti antinfiammatori tradizionali, non distrugge la mucosa gastrica già provata dalla febbre, e può essere assunto anche da chi sta già seguendo altre terapie per l'influenza.

Il mondo dello sport l'ha già capito

Non è un caso che la WADA, l'agenzia mondiale antidoping, abbia rimosso il CBD dalla lista delle sostanze proibite. Gli atleti professionisti e amatoriali lo stanno utilizzando come alleato prezioso per rinforzare il sistema immunitario durante la stagione influenzale, ridurre l'infiammazione post-allenamento che peggiora con l'influenza, accelerare il recupero, alleviare il dolore muscolare e migliorare la qualità del sonno compromessa dalla febbre.

Applicato direttamente sulla zona interessata, l'olio di CBD si è rivelato ideale per i crampi muscolari e i dolori articolari che accompagnano l'influenza, sintomi che spesso persistono anche dopo la guarigione dall'infezione virale.

La domanda che nessuno vuole fare

La Food and Drug Administration ha già approvato un farmaco a base di CBD (Epidiolex) per forme rare di epilessia. Per le altre applicazioni, compreso il trattamento dell'infiammazione influenzale, il cannabidiolo resta privo di autorizzazione ufficiale come farmaco. Eppure, le testimonianze positive si moltiplicano, e la letteratura scientifica è cristallina.

Mentre l'influenza 2025 continua a mietere giornate lavorative perse, notti insonni e pronto soccorso intasati, la domanda non è più se il CBD funzioni come antinfiammatorio. Gli studi l'hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio.

La domanda vera è: perché, di fronte a un'emergenza sanitaria di questa portata, un'alternativa naturale, efficace e sicura resta confinata ai margini del dibattito pubblico?

L'olio di CBD è disponibile, è legale, è studiato. E in questo inverno 2025, mentre l'influenza continua la sua corsa, forse è arrivato il momento di parlarne senza tabù.

Perché, quando gli ospedali collassano e i farmaci tradizionali scarseggiano, ignorare un'alternativa scientificamente validata non è prudenza. È miopia.

 

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I.P.

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