«Senza l’applicazione del principio di reciprocità tra Europa e Sud America il trattato con i Paesi del Mercosur rischia di avere come conseguenza l’invasione del sistema alimentare torinese di prodotti di scarsa qualità ottenuti a basso costo senza garanzie per la salute, per l’ambiente e per i diritti dei lavoratori in grado di praticare una concorrenza sleale nei confronti delle eccellenze agricole piemontesi».
Per questi motivi Coldiretti Torino, con il presidente Bruno Mecca Cici, ribadisce la propria contrarietà alla firma dell’accordo di scambio tra Unione europea e Paesi del Sud America che aderiscono al trattato Mercosur, senza l’introduzione nei Paesi sudamericani delle stesse regole di produzione imposte oggi agli agricoltori europei.
A Torino finiscono nei circuiti commerciali prodotti agroalimentari sudamericani tra i più svariati. Dalle carni alla frutta, dai piccoli frutti alla soia, dai frutti tropicali ai vini e liquori; senza contare il pescato e i prodotti utili all’industria alimentare come cereali e zucchero. Tutti prodotti che arriverebbero da noi a dazi irrisori.
«Non possiamo permettere che alle nostre aziende agricole venga richiesto il rispetto di normative stringenti sulla salvaguardia ambientale, sulla sicurezza nel lavoro, sui diritti dei lavoratori, sulla qualità del prodotto e poi assistere all’arrivo nei nostri ristoranti e sugli scaffali dei nostri supermercati di cibi prodotti senza il rispetto di queste nostre stesse normative.
Un principio richiesto oggi per il Mercosur ma che deve valere in ogni accordo e su ogni prodotto agricolo e agroalimentare importato, con il divieto di ingresso nell’Unione europea di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni nei nostri campi e nelle nostre stalle.
L’accordo Mercosur è un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali multinazionali stranieri, a partire dalle aziende tedesche del settore chimico come Bayer e Basf, consentendo di esportare con maggiore facilità fitofarmaci vietati da tempo nell’Unione europea, i quali finirebbero per rientrare nei piatti dei consumatori proprio attraverso le importazioni agevolate dall’accordo.
Coldiretti e Filiera Italia sottolineano che non è sufficiente l’aumento dei controlli in frontiera proposto ieri dalla Commissione europea, ricordando che oggi i controlli si fermano in media a circa il 3% delle merci in ingresso e l'aumento del 33% proposto li farebbe passare a circa il 4%, con evidenti rischi per la tutela della salute dei cittadini consumatori e per il rispetto delle regole di produzione imposte agli agricoltori europei. Per questo le due organizzazioni rilanciano la necessità di riconoscere a Roma, già candidata dal Governo italiano, la sede dell’Autorità doganale europea, considerando che l’Italia detiene il primato europeo della sicurezza alimentare. Alla luce di tali criticità, le due organizzazioni rilanciano la richiesta al Governo italiano di prevedere fin da subito controlli al 100% degli alimenti provenienti dal Mercosur e da aree a rischio, al fine di garantire la piena tutela della salute dei cittadini e condizioni di reciprocità regolatoria rispetto agli standard europei.
«Serve inoltre un deciso passo avanti sul fronte della trasparenza, a partire dall’obbligo di etichettatura con indicazione chiara del Paese di origine su tutti i prodotti alimentari, per consentire ai cittadini scelte consapevoli e difendere il vero Made in Italy e, dunque, dei prodotti alimentari piemontesi».
In quest'ottica, Coldiretti e Filiera Italia chiedono anche l’abolizione della regola sull’origine basata sull’ultima trasformazione, l’inganno intollerabile consentito oggi dal codice doganale, che consente di far diventare “italiani” prodotti che non lo sono, alterando la concorrenza, confondendo i cittadini consumatori e favorendo pratiche che danneggiano le nostre filiere. Coldiretti continuerà con i propri soci e le bandiere gialle nelle forti azioni di mobilitazione e presidio.





