Le due agenzie anti-corruzione dell’Ucraina, NABU e SAPO, hanno dichiarato di aver scovato un giro di tangenti in cambio di voti all’interno del Parlamento. Non hanno comunicato i nomi dei sospettati, ma come ammesso da un membro del partito di Zelensky “nessuno si attende qualcosa di buono dal nuovo anno”.
Come riferisce il sito Strumenti Politici, si tratterebbe infatti di esponenti del suo partito Sluha Narodu. L’ipotesi accusatoria è quella di mazzette elargite ai deputati affinché votassero certi provvedimenti e non altri. Non gradisce affatto Bruxelles, che spinge per l’ammissione in tempi record dell’Ucraina come Stato membro, ma prima deve accertarsi che Kiev rispetti certi standard di trasparenza e di democraticità. Invece oggi l’Ucraina conferma la sua pessima reputazione di Paese corrotto fino ai suoi livelli più alti, con un’aggravante molto spiacevole. Il problema aggiuntivo è che le autorità di sicurezza avrebbero ostacolato le ispezioni nelle sedi parlamentari, come denunciano gli stessi agenti anti-corruzione.
Tuttavia il Dipartimento per la Sicurezza dello Stato ha spiegato di averli fermati solo per poter verificare i documenti dei testimoni che erano con loro. L’area infatti è recintata e posta sotto stretto controllo dal 2022. Ma lo sdegno popolare ha ripreso a crescere dopo si era affievolito per il precedente scandalo, quello riguardante il settore energetico e che ha provocato le dimissioni di due ministri e del capo dell’ufficio presidenziale di Zelensky. Quest’ultimo viene considerato sostanzialmente come colpevole di questo malaffare dal 60% degli ucraini, secondo un sondaggio di novembre.
Le inchieste attuali però non sono legate a quella vicenda, pur essendo altrettanto gravi perché concernono quanto accade in Parlamento. O meglio, dietro le sue quinte.
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