Francesca Vettori, classe 1957, da circa trent’anni dà la sua voce di Pimpa, l'iconica cagnolina a pois rossi tanto amata dai più piccoli inventata da Francesco Altan nel 1975.
“Ho cominciato negli anni ’90 - spiega la doppiatrice originaria di Chivasso -. All’inizio a fare le voci di Armando e di Pimpa erano due attori romani, sono poi subentrata io”.
Come è riuscita a trovare la voce giusta?
“Faccio l’attrice e la doppiatrice, è buona regola pensare a come è il personaggio. Per Pimpa non c’erano voci di riferimento, doveva essere originale e mi sono ispirata al suo carattere, al suo animismo, al fatto che è così estroversa e che ha questo tipo di curiosità verso il mondo. Dopodiché abbiamo lavorato sulla timbrica e sulle intenzioni di Pimpa e siamo arrivati al risultato giusto”.
Come è stato lavorare in questi anni con Altan?
“Quando ho fatto il provino per Pimpa, era un personaggio mitico. Francesco però è una persona molto schiva, ma anche sensibile, riservata, ama poco apparire, preferisce comunicare attraverso i suoi disegni. Mi ha fatto un disegno della Pimpa con le cuffie da doppiatrice dopo tanti anni che lavoriamo insieme e lo conservo gelosamente”.
Qual è il segreto di Pimpa che anche a distanza di 50 anni piace ancora tanto ai bambini?
“Secondo me Altan è riuscito a tenere Pimpa sempre uguale negli anni. Ha premiato il coraggio suo e ovviamente di Panini di non rincorrere la modernità. Pimpa non si è adeguata ai tempi, non vedremo mai Pimpa con un telefono o con un iPad. In questo caso secondo me è un valore aggiunto. I bambini la riconoscono e le vogliono bene così com’è. In piazza Carlo Alberto poco tempo fa hanno messo uno schermo con le storie di Pimpa e c’erano bambini tutti attenti a guardare. Io stessa ho una nipotina di cinque anni e pur essendo già un po’ più grande, quando le leggo le storie di Pimpa ama la sua freschezza, la sua ingenuità, questo essere naif. È veramente un personaggio magico, senza essere piena di sovrastrutture, di orpelli, forse la chiave è proprio la sua semplicità”.
Ha cominciato come attrice al Teatro Stabile, adesso si occupa quasi esclusivamente di doppiaggio. È un settore ben radicato a Torino?
“Oggi lavoro in una cooperativa, la ODS negli studi della LUMIC. Siamo attivi da 30 anni nel panorama del doppiaggio. Abbiamo una scuola per doppiatori che questo momento conta circa 250 allievi. Sono tanti e sono aumentati, ma soprattutto si è abbassata l’età degli allievi. Poi certo, il grande doppiaggio si fa a Roma. Con tristezza devo dire che a Milano e Torino rimangono le briciole. Non sono da buttare via perché doppiamo molti film di qualità e di nicchia, ma non sono i blockbuster”.
Doppiatore e attore, ruoli che si intersecano?
“Ci sono bravissimi doppiatori che non hanno mai fatto gli attori e ci sono grandi attori che non sanno fare i doppiatori. Sono due cose diverse. Quando fai il doppiatore devi infilarti nella pelle di qualcuno e hai poco margine di libertà. C’è una grande velocità nell’adesione al personaggio. Spesso oggi i tempi si sono ridotti, anche a discapito della qualità.
Oltre alla Pimpa, ci sono altri personaggi di cartoni su cui è stato complesso lavorare?
“Direi Cartman di South Park. Lui è stato ostico all’inizio perché subentravo da un altro doppiaggio di Roma fatto da un uomo. Ho cercato di aderire all’originale. Quando i personaggi cambiano voce è spiazzante per i fan e poi è stato faticoso sulla vocalità, devi spingere molto, ma è molto divertente, posso dire tutte le parolacce che voglio. È un po’ l’alter ego di Pimpa”.
Nel 2025 Pimpa ha compiuto 50 anni, qual è il suo augurio per i prossimi compleanni a venire?
“Penso che Pimpa esisterà sempre. L’interesse oggi è ancora molto alto, ma mi auguro, e le auguro, di essere vista anche dai bambini del futuro”.





