Attualità - 12 gennaio 2026, 15:57

Incendi, morti e occupazioni: "Ma per l'ex Osi-Ghia non ci sono progetti di rilancio"

L'assessore Mazzoleni: "Da anni non riceviamo proposte, però i privati hanno il dovere di mantenere la sicurezza"

Dentro l'ex Osi Ghia

L’ultimo incendio è scoppiato alle prime luci dell’alba del 2 dicembre 2025, ma all’ex Osi-Ghia di corso Dante il fuoco covava da anni. Fiamme, fumo, sirene dei vigili del fuoco e ambulanze: una scena già vista, che ha riportato sotto i riflettori uno dei luoghi simbolo dell’abbandono urbano torinese.

All’interno dell’ex complesso industriale - dismesso da oltre un decennio - vivono da tempo persone senza dimora. Proprio in uno degli spazi occupati è divampato il rogo che ha provocato almeno due intossicati e, secondo quanto emerso successivamente, anche la morte di un senzatetto. Un episodio che trasforma definitivamente il degrado in tragedia e che smentisce, nei fatti, le rassicurazioni fornite in passato.

Solo nove mesi prima, infatti, in Consiglio comunale si era parlato di ex Osi-Ghia come di un’area sì privata, ma priva di particolari criticità. I sopralluoghi, si disse allora, non avevano rilevato occupazioni né situazioni di pericolo. Oggi la realtà racconta altro: edifici inagibili, accessi forzati, persone che vivono senza riscaldamento né sicurezza, incendi che possono propagarsi a strutture instabili e a un quartiere densamente abitato.

Tutto rimasto sulla carta

Dal punto di vista urbanistico, il quadro è desolante. Nessun progetto di riqualificazione è in corso. I piani approvati nel 2009 per trasformare l’area - inserita in una Zona Urbana di Trasformazione strategica - sono rimasti sulla carta. Le proprietà, passate di mano fino a finire in un fondo immobiliare oggi in liquidazione giudiziale, non hanno mai dato seguito agli impegni presi. Il risultato è un “vuoto urbano” che nel tempo si è riempito solo di degrado, insicurezza e marginalità sociale.

Dopo l’incendio di dicembre, il Comune di Torino ha avviato nuove valutazioni tecniche e ipotizzato l’estensione dell’ordinanza di inagibilità e la chiusura di tutti gli accessi. Ma anche qui emerge il paradosso: per mettere in sicurezza l’edificio occorre prima sgomberarlo, e per sgomberarlo servono percorsi alternativi per le persone che ci vivono. Un cortocircuito che si ripete da anni, mentre l’area continua a deteriorarsi.

La consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, Tea Castiglione, ha riportato il tema in aula con parole dure: "Dopo l’incendio di dicembre è morto anche un senzatetto. Mi chiedo se i servizi sociali si siano fatti carico delle persone che vivono lì o se qualcuno sia almeno andato a parlare con loro". Una domanda che chiama in causa non solo la sicurezza urbana, ma anche la tenuta del sistema di welfare cittadino.

"Da anni zero proposte"

Per l’assessore all’Urbanistica, Paolo Mazzoleni, molte delle responsabilità sono dei privati: "È un’area privata ferma da molto tempo, oggi all’interno di un fondo in fallimento. Da anni non riceviamo più proposte di riqualificazione, ma i proprietari hanno il dovere di garantire la massima sicurezza". Una posizione formalmente corretta, ma che non risolve il problema sul terreno, dove cancelli divelti e finestre murate convivono con occupazioni e rischi quotidiani.

Intanto il quartiere paga il prezzo più alto: residenti che segnalano incendi, fumi e rumori notturni; famiglie che convivono con un’area percepita come pericolosa; persone fragili lasciate a vivere in edifici che possono trasformarsi in trappole mortali. L’ex Osi-Ghia è oggi l’emblema di una città che fatica a governare i suoi vuoti urbani, dove il rimpallo di responsabilità tra pubblico e privato finisce per produrre solo immobilismo.

Finché non ci sarà una scelta politica chiara - o un intervento risolutivo - la cronaca continuerà a tornare sempre qui. E ogni nuovo incendio non sarà una sorpresa, ma l’ennesima conseguenza di un abbandono annunciato.