Cronaca - 15 gennaio 2026, 17:57

Torino scende in piazza per l’Iran: "Questo è l’anno del sangue" [VIDEO]

In piazza Castello la protesta contro la repressione del regime, tra paura di ritorsioni e appelli alla comunità internazionale

Torino scende in piazza per l’Iran: "Questo è l’anno del sangue"

Torino scende in piazza per l’Iran: "Questo è l’anno del sangue"

Nel pomeriggio di oggi piazza Castello è diventata teatro di una manifestazione a sostegno del popolo iraniano, contro la repressione messa in atto dal regime. Da oltre due settimane, infatti, in diverse città iraniane proseguono le mobilitazioni contro il governo teocratico guidato da Ali Khamenei, accompagnate da blackout di internet e delle comunicazioni e da un uso massiccio della forza da parte delle forze di sicurezza per disperdere i cortei.

Volti coperti e paura di ritorsioni

Al centro della piazza, molti manifestanti hanno scelto di coprirsi il volto con mascherine e bandane, spiegando di temere ripercussioni sui familiari rimasti in Iran. Ma tra bandiere iraniane, statunitensi e israeliane, lo slogan che ha segnato visivamente la protesta e ne ha riassunto il tono è stato comunque netto: "Questo è l'anno del sangue". Un messaggio duro, accompagnato dalla richiesta esplicita di un intervento diretto della comunità internazionale, in particolare dei Paesi rappresentati dalle bandiere esposte.

La componente monarchica in piazza

Una parte dei partecipanti presenti in piazza era riconducibile all’area monarchica iraniana, legata alla famiglia reale deposta con la rivoluzione del 1979 e da allora in esilio. Il riferimento è alla dinastia Pahlavi, che governava l’Iran prima della nascita della Repubblica Islamica e il cui esponente più noto oggi è Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià. La presenza di simboli e richiami a quella fase storica ha messo in evidenza come, all’interno della manifestazione, convivessero posizioni diverse, accomunate dalla critica al regime attuale ma non da una visione unitaria sul futuro politico dell’Iran.

Le voci dei manifestanti

Tra gli interventi, Soren ha spiegato: "Stiamo protestando contro il regime che ci opprime da 47 anni. Il governo ha ammazzato dai 12 ai 20 mila civili in tre giorni. È interessante che il governo islamico usi milizie terroristiche come Hamas o Hezbollah. L’unica alternativa per la transizione è il principe ereditario, che lui stesso dice di volere una transizione democratica".

Saghi ha aggiunto: "Alternative Iran, King Pahlavi sono gli slogan che sostengono l’unica persona di cui ci fidiamo. Abbiamo iniziato a urlare slogan che circolano tra le strade iraniane, hanno tolto internet e non possiamo nemmeno sentire i nostri cari. Non sappiamo se sono vivi o morti, solo con questi cori ci possiamo unire a loro. Siamo qui per amplificare la voce del popolo. Questa è l’ultima battaglia perché libereremo l'Iran".

Il sostegno politico

Presenze e interventi si sono concentrati sui fatti di cronaca internazionale, ripercorrendo le notizie delle ultime settimane sulle proteste, sulle difficoltà di comunicazione in Iran e sulle informazioni che continuano a filtrare nonostante le restrizioni. In piazza anche il consigliere comunale di Torino dei Radicali e +Europa Silvio Viale, il presidente di Europa Radicale Igor Boni, il segretario provinciale del Partito Liberal Democratico Francesco Aglieri Rinella e Piero Abruzzese, consigliere comunale di Torino Bellissima.

Igor Boni ha dichiarato: "Il regime iraniano ha mostrato al mondo la ferocia di cui è capace. I dati si possono rincorrere, ma dalle immagini si vedono migliaia di persone trucidate. L’obiettivo è la liberazione dell’Iran. Come Europa Radicale partecipiamo a tutte le manifestazioni di opposizione e ci battiamo per la cacciata di questi criminali al governo da 47 anni. Sabato ci sarà un’altra manifestazione e parteciperemo a tutto quello che verrà organizzato. Spezzettare forse non serve molto, ma serve far sapere che gli occidentali sono al fianco di questo popolo".

Silvio Viale ha invece sottolineato: "Un Paese che da trent’anni vive sotto un regime non cambia da un giorno all’altro. In un Paese di 90 milioni di abitanti è difficile, ma il problema oggi è dare una spallata al potere teocratico. C’è una parte della piazza che invoca Stati Uniti e Israele e un’altra che non vuole interventi esterni, anche se non abbiamo mai visto dittature cadere senza interventi esterni. Colpisce una piazza piena di giovani che vogliono opporsi a questo regime. Stupisce che il Consiglio comunale non sia chiaro su questa vicenda, come invece è avvenuto in casi analoghi".

L’appello dei liberal democratici

A chiudere, l’intervento del Partito Liberal Democratico. Il segretario provinciale Francesco Aglieri Rinella ha spiegato: "Abbiamo fatto un comunicato in favore della libertà del popolo iraniano. Riteniamo doveroso appoggiarli fino alla fine e siamo aperti anche a interventi militari esterni. Non ci riconosciamo in altri partiti politici che non supportano la lotta contro il regime. Questa è una battaglia di rivoluzione come quella del ’45: allora fummo aiutati dagli alleati e noi siamo gli unici a dirlo con chiarezza".

Marco D'Agostino e Francesco Capuano

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