Attualità - 22 gennaio 2026, 10:25

Lunedì prossimo presidio di solidarietà con il popolo iraniano in piazza Castello

Il 26 gennaio l'iniziativa di Anpi, Acli, Arci e CGIL insieme all’associazione Culturale Italia Iran

Lunedì prossimo presidio di solidarietà con il popolo iraniano in piazza Castello

Di fronte alla brutale ondata repressiva che sta colpendo l’Iran, Acli, Anpi, Arci e CGIL insieme all’associazione Culturale Italia Iran promuovono un presidio di solidarietà con il popolo iraniano che si terrà lunedì 26 gennaio, alle 18, in piazza Castello. L’iniziativa nasce dalla necessità di dare voce a una mobilitazione popolare ampia, nonviolenta e profondamente radicata nella società civile, che da settimane sfida il regime per rivendicare diritti civili, sociali e politici fondamentali.

L’urgenza di questa manifestazione risiede nella volontà di esprimere una posizione politica e sociale limpida, fondata sulla condanna senza ambiguità della violenza del regime e sul sostegno incondizionato alle istanze di libertà che arrivano dalle piazze. I promotori riconoscono in questa rivolta il risultato diretto di una crisi economica e sociale profonda, esacerbata dalla corruzione sistemica e da un apparato di potere che risponde alle richieste di dignità con l’uso illegale della forza, arresti di massa e torture.

Elena Ferro, segreteria Cgil Torino: «Scendiamo in piazza al fianco degli uomini e delle donne iraniane, sottoposte a una violenza sistematica e intollerabile, e contro la repressione brutale che colpisce un’intera generazione. In un Paese in cui non sono garantiti i diritti fondamentali, né le libertà civili e sindacali, affermiamo il diritto all’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua complessità e pluralità. Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio in piazza Castello per rompere il silenzio, denunciare la repressione in corso e sostenere chi oggi lotta per decidere del proprio destino, senza violenza, senza oppressione, senza interferenze».

«In questo contesto, si ribadisce con chiarezza che la mobilitazione del popolo iraniano non deve essere oggetto di strumentalizzazioni - dice Daniele Mandarano, presidente di Arci Torino - L’Arci respinge con fermezza sia le ipotesi di un ritorno a modelli autoritari del passato, come la restaurazione dello Scià, sia le narrazioni che auspicano un intervento militare statunitense o occidentale. La storia recente dimostra che le logiche belliche e l’ingerenza esterna non portano democrazia, ma producono esclusivamente nuove guerre, instabilità e ulteriori devastazioni».

«Quello che accade in Iran è senza senso - dichiara Nino Boeti, presidente di ANPI Torino - Un governo che uccide i propri figli e le proprie figlie è un governo violento, barbaro e incivile. È una violenza che non può essere giustificata in alcun modo». Aggiunge: «È ancora più grave che si uccida in nome di Dio, che invece è, o dovrebbe essere, in tutte le religioni verità e amore. In Iran le esecuzioni avvengono senza una reale formulazione dei capi d’accusa, se non quella di Mohareb, “nemico di Dio”. Questo rende ancora più evidente l’assurdità e la ferocia della repressione in corso».

Massimo Candela, Presidente Acli Torino: «Come ACLI di Torino, aderiamo a questo presidio con la profonda convinzione che la dignità umana e la libertà non possano essere calpestate in nome di alcun potere o ideologia. La nostra presenza in piazza Castello il 26 gennaio non è solo un atto di testimonianza, ma una scelta di campo precisa e necessaria al fianco di chi, in Iran, sta mettendo a rischio la propria vita per chiedere libertà, giustizia sociale e diritti fondamentali. Riconosciamo nel grido che si leva dalle piazze iraniane un’aspirazione universale alla pace e alla democrazia che nasce dal basso: il popolo iraniano deve poter decidere del proprio futuro senza interferenze e occorre agire affinché l'azione diplomatica garantisca il rispetto del diritto internazionale e la difesa dei diritti umani». 

«Come iraniani e iraniane della diaspora seguiamo con profonda preoccupazione e dolore quanto sta accadendo in Iran - dichiara Samir Garshasbi dell’Associazione culturale Italia-Iran di Torino - Il regime ha oscurato i mezzi di comunicazione, isolando il Paese dal mondo mentre è in corso una repressione durissima e un massacro che colpisce la popolazione civile. Nonostante tutto, il popolo iraniano continua a scendere in piazza con straordinario coraggio, rivendicando diritti, libertà e dignità».

Aggiunge: «Chiediamo alle forze politiche progressiste e alla società civile italiana di non restare in silenzio e di schierarsi apertamente al fianco di chi oggi lotta per il proprio futuro. Allo stesso tempo, respingiamo ogni ipotesi di intervento militare esterno: la storia dimostra che le ingerenze straniere e le logiche di guerra non portano democrazia. L’unica via possibile è l’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua volontà, della sua pluralità e del suo diritto a costruire un futuro di libertà, democrazia e uguaglianza sociale».

Accogliendo l’appello di AOI, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci e Stop Rearm Italia, l’iniziativa chiede con forza il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici e una ripresa reale dell’iniziativa diplomatica internazionale. È necessario che l’Europa scelga la strada della pace e della pressione politica, abbandonando la logica del riarmo e dell’escalation militare per investire risorse nella giustizia sociale e nella cooperazione.

comunicato stampa

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