Nino Lapiana, diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, nel 2005 fonda l'Associazione Culturale "Arte di vivere", che ha come scopo la promozione dell'arte come linguaggio universale: l'anno successivo nasce poi la band musicale "Liberi dentro", composta da artisti disabili e professionisti.
Quando è nata l’associazione Arte di vivere? Quali sono la sua mission e le attività?
"L’associazione nasce nel 2005, inizia la collaborazione con i servizi sociali del Comune di Torino e partecipa attivamente al progetto “motore di ricerca comunità attiva”. Le attività dell’associazione hanno creato un polo artistico per raggiungere la piena integrazione delle persone con disabilità (fisiche, motorie, sensoriali) e dei giovani, attraverso la formazione di un gruppo di artisti amatoriali, chiamata "Liberidentro". Inoltre si occupa di laboratori musicali all’interno dei centri diurni (CADD) della città".
Come è nata l’idea di fondare la band musicale LIBERIDENTRO in seno all'associazione? E con quale intento?
"L’idea è nata per favorire l’integrazione delle persone con disabilità fisiche, motorie e sensoriali, con l’intento di superare quelle che sono le “barriere mentali” che nella nostra società, purtroppo, sono ancora molto presenti. La musica ha un “potere” incredibile nel comunicare sensazioni ed emozioni ma soprattutto aiuta a vivere meglio, è risaputa anche la sua qualità terapeutica".
Come si compone la band? Quali disabilità sono incluse?
"La band, negli anni, ha visto l’avvicendarsi di diversi artisti che includevano persone con disabilità motorie ed ipovedenti. Attualmente essa è composta da tre vocalist con disabilità motorie; un batterista che, in seguito ad un incidente, ha subito la lesione di una mano, ma che grazie alla sua tenacia e passione per la musica è riuscito a rimettersi in gioco e con risultati davvero ottimi; un tastierista con una lieve sindrome “autistica”, un bassista professionista ed io, il direttore musicale Nino La Piana".
Che generi musicali affrontate? Cover o pezzi vostri?
"I generi spaziano dalla musica pop e rock dagli anni 70 in poi, sia brani stranieri che italiani. Si tratta di cover, ma in passato abbiamo anche proposto brani nostri. Abbiamo registrato due dischi e stiamo lavorando al terzo".
Quale messaggio volete portare? Che tipo di riscontro avete da parte del pubblico?
"Il nostro messaggio è che nulla rende impossibile, neanche una condizione di disabilità, realizzare le proprie passioni. Quando ci esibiamo (negli anni abbiamo suonato in diverse location, dai teatri, alle piazze, locali, in tv su rete 7 ecc..) il pubblico è veramente entusiasta. Gli artisti sono davvero talentuosi e c’è grandissima apertura e coinvolgimento da parte di chi assiste ai nostri spettacoli".
Collaborate con altre associazioni o enti?
"Collaboriamo con alcune associazioni del progetto "Motore di Ricerca: comunità attiva", che promuove l'integrazione sociale delle persone con disabilità attraverso attività sportive, ricreative e culturali".
Cos’è l’Agenda della disabilità che avete sottoscritto?
"Con oltre 150 idee per un futuro a misura di tutti, nasce la prima Agenda italiana della disabilità, promossa dalla Fondazione CRT e la Consulta delle Persone in Difficoltà. Si tratta di un modello di inclusione partecipato, frutto di un percorso di ascolto e co-progettazione iniziato nel 2021 e durato circa un anno, con il coinvolgimento di circa 300 soggetti, tra organizzatori non profit e “portavoce” della società civile".
Integrazione, inclusione e abbattimento delle barriere: in che modo promuovete questi messaggi e come possono diventare realtà e non solo parole?
"Credo che proprio attraverso i nostri concerti, la nostra passione e l’energia che comunichiamo quando ci esibiamo, trasmettiamo il messaggio che nonostante la disabilità, le difficolta quotidiane che incontriamo, noi ci siamo. Non siamo “un mondo a parte”, ma siamo parte integrante della società e proprio per questo è necessario che vengano superate in primis le barriere mentali ma anche quelle architettoniche che nonostante gli sforzi compiuti sono ancora molto, anzi, troppo presenti".









