Scuola e formazione - 26 gennaio 2026, 13:16

Festa a Palazzo Nuovo vietata. I collettivi: "Ci sono state pressioni dalla Questura"

Secondo alcuni movimenti studenteschi gli eventi culturali e musicali nello stabile di via Sant'Ottavio si sarebbero sempre organizzati: "Perché ora nasce questo problema di sicurezza?"

Festa a Palazzo Nuovo vietata. I collettivi: "Ci sono state pressioni dalla Questura"

Festa a Palazzo Nuovo vietata. I collettivi: "Ci sono state pressioni dalla Questura"

L'Università parla di "sicurezza dei locali". Ma per i collettivi studenteschi si tratterebbe di "pubblica sicurezza". Intorno alla decisione di chiudere Palazzo Nuovo per impedire la festa di venerdì sera si sta sviluppando un dibattito sul termine e sulla visione di un'università fatta di spazi liberi e autorganizzati.

Sì al dialogo con gli studenti, ma anche alla legalità: sono riassumibili così le ultime uscite di Cristina Prandi e Gianluca Cuniberti, rettrice e prorettore di Unito, a partire dalla concessione dell'aula al Campus Einaudi per l'assemblea di Askatasuna fino alla chiusura di Palazzo Nuovo di venerdì scorso.

Gli echi del disastro di Crans-Montana hanno fatto alzare l'attenzione sul tema della sicurezza dei locali, come ribadito dallo stesso prefetto di Torino, ma i movimenti studenteschi che avevano organizzato la serata musicale non accettano questa visione e attaccano l'Università durante una conferenza proprio di fronte a Palazzo Nuovo.

"L'università ha sempre ospitato eventi musicali"

"La motivazione dichiarata è la sicurezza - dicono dal CAU - ma l'Università di Torino ha da sempre ospitato eventi culturali e musicali completamente autogestiti, sempre accolti dall'università e svolti in totale autogestione senza che fosse un problema. Perché ora nasce questo problema di sicurezza? La decisione ha ben poco di tecnico e amministrativo ma è lampante che sia una presa di posizione politica. Prandi ha dichiarato di aver ceduto a pressioni esterne e politiche dalla Questura".

Nonostante la governance di Unito, nelle scorse settimane, abbia rivendicato un'azione di dialogo con i movimenti studenteschi, in questo caso "La decisione è presa dall'alto senza consultare la comunità studentesca - ha detto Alessandro di Studenti Indipendenti -. Chiudere un polo con poche ore di anticipo per due giorni interi influisce sul diritto allo studio di studenti, sulla possibilità di lavorare dei ricercatori, di tenere convegni, di accedere al materiale nella biblioteca. Proponiamo un confronto con tutti sulla gestione dei nostri spazi".

Venerdì, l'Università aveva invece parlato di aver chiesto una "Formale richiesta di annullamento dell’evento", alla quale gli organizzatori avevano risposto negativamente.

Anche i docenti schierati: Università spazio libero

Anche alcuni professori si sono schierati dalla parte degli studenti. "Come docenti che in questi anni ci siamo battuti perché l'Università sia uno spazio libero, non possiamo non dire qualcosa - ha dichiarato Sandro Busso, professore associato di Sociologia Politica -. Viviamo immersi nella retorica sul public engagement, sulla terza missione, sulla restituzione al territorio e poi quando i discorsi in questi spazi escono dallo standard, allora sembra tutto irraggiungibile. Creare spazi aperti in questi luoghi non è impossibile, è stato fatto tante volte come l'assemblea di sabato al Campus, quindi l'Università potrebbe e dovrebbe - per il suo mandato - aprire le porte. Poi contrasto con la militarizzazione del quartiere è così evidente: abbiamo il dovere di dare un segno di discontinuità con quello che il quartiere sta vivendo. Non possiamo cedere alle retoriche securitarie perché l'università deve essere qualcosa di diverso".

Da Unito: "Individueremo soluzioni più strutturate"

Proprio in merito, l'Università aveva dichiarato di "Stare lavorando per individuare soluzioni più strutturate e condivise per la gestione di questo tipo di emergenze e di richieste, in linea con l’idea di un’Università aperta al territorio e ai giovani, ma nel rispetto prioritario della sicurezza, della tutela della comunità universitaria che in questi spazi vive e lavora e del mandato istituzionale al quale l’Ateneo è chiamato"

"Questa chiusura parla anche di altre chiusure da parte dell'Università - hanno aggiunto dall'Assemblea Precaria dei Lavoratori e Lavoratrici dell'Università e del Politecnico - Questa è l'occasione per puntare i riflettori verso le condizioni generali delle università italiane, svuotate di finanziamenti. Ci sentiamo coinvolti e colpiti da questa chiusura".

Per domani 27 gennaio, i collettivi studenteschi presenti hanno annunciato un presidio durante la riunione del Senato Accademico nel rettorato di via Po, per "interpellare la governance. È ora che si schieri contro le politiche di repressione".

Francesco Capuano

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