Come abbattere i rischi per le imprese generati da tensioni geopolitiche, costo dell’energia, crisi ambientale e riscaldamento globale. Sono questi alcuni dei temi affrontati nell’ottava edizione di Outlook Finance, l’evento organizzato dal Club Dirigenti Amministrativi e Finanziari (Cdaf) dell’Unione Industriali Torino insieme a Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Andaf Piemonte e Valle d’Aosta e il Dipartimento di management Valter Cantino dell’Università di Torino.
Manuele Musso, Presidente Piccola Industria, ha ribadito come “la politica energetica è un tassello fondamentale della politica industriale. Per questo abbiamo bisogno di politiche europee coordinate, per evitare che misure astrattamente condivisibili finiscano per spiazzarsi l’una con l’altra”. In tal senso, ha poi evidenziato Musso “come Confindustria abbia più volte segnalato l’esigenza di coordinare ETS e CBAM, procedendo con cautela e aggiustando gli strumenti per evitare squilibri”. A livello nazionale poi, secondo Musso “dobbiamo ricordarci che il costo dell’energia è un problema per tutte le PMI di questo Paese. Il decreto Legge ‘Energia’, più volte annunciato, dovrebbe avere diverse misure contro il caro-bollette, ma abbiamo bisogno di superare la logica emergenziale”. In merito al Conto Termico 3.0, secondo Musso, “costituirà un importante strumento” ed infine parlando del confronto tra chi l’energia la consuma e chi la produce, ha chiarito che “la transizione sarà sostenibile solo se le due filiere, energivori e produttori, non si guardano da posizioni opposte ma si siedono allo stesso tavolo come partner industriali”.
Stefano Cappellari, direttore regionale Piemonte Nord, Valle d'Aosta e Sardegna Banca dei Territori Intesa Sanpaolo: “Il sistema produttivo piemontese si distingue per flessibilità, qualità e forte vocazione internazionale. Ne vediamo la crescente propensione a investire in ricerca, sviluppo e fonti rinnovabili, integrando innovazione, sostenibilità e capitale umano. Il ruolo di Intesa Sanpaolo è affiancare le aziende con strumenti finanziari per la transizione sostenibile e con soluzioni di finanza straordinaria a supporto di M&A, nuova governance e rafforzamento patrimoniale, oltre a servizi per la digitalizzazione e l’adozione di tecnologie avanzate. Accanto alla leva finanziaria, è centrale il nostro impegno nel favorire l’accesso a competenze e advisory: la vera sfida strategica è aiutare le imprese a tradurre gli investimenti in maggiore produttività, innovazione e competitività duratura in un contesto nuovo e in nuovi mercati”.
Ad aprire i lavori al Centro Congressi dell’Unione Industriali Carlo Salomone, Consigliere Cdaf, e Ugo Tramballi, Il Sole 24 Ore che hanno poi lasciato la parola a Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo. L’analisi di quest’ultimo è partita da una ricognizione delle prospettive economiche per i prossimi due anni. In un contesto caratterizzato da grande incertezza, l’economia mondiale è attesa mostrare una crescita moderata, di poco superiore al 3% a prezzi costanti. Tra le economie più dinamiche spiccano l’India e i Paesi del Golfo. Per gli Stati Uniti è prevista una crescita del Pil pari al 2% nel 2026 e nel 2027, mentre l’Europa si attesta tra 1,1% quest’anno, e 1,4% l’anno venturo. Per l’Italia dato stabile allo 0,8%, con il contributo positivo di consumi e investimenti.
Il responsabile del Research Department di Intesa Sanpaolo ha sottolineato quanto in Europa sia soprattutto presente un fabbisogno senza precedenti di investimenti sulle infrastrutture digitali e green per completare la doppia transizione. Una mobilitazione finanziaria non impossibile, visto che in Europa il risparmio medio annuo è stato pari tra il 2014 e il 2024 a 2.894 miliardi, e gli investimenti invece sono stati pari a 2.351 miliardi, con differenziale di quasi 550 miliardi ben il 20%. L’eccesso dei risparmi rispetto agli investimenti si osserva anche in Italia: 402 miliardi di risparmi annui e 359 miliardi di investimenti, circa il 10% in meno. L’utilizzo di queste risorse dovrà essere indirizzato soprattutto verso gli investimenti in proprietà intellettuale, ovvero in ricerca e innovazione. È qui infatti che è maggiore il divario tra propensione a investire degli USA rispetto a quella europea.
In questo scenario complesso, cui si aggiungono le incertezze geopolitiche, secondo l’analisi di De Felice, le imprese italiane hanno una serie di priorità da affrontare. A partire dalla diversificazione dei mercati di sbocco e di approvvigionamento, andando a intercettare le opportunità di crescita presenti in nuovi mercati ad alto potenziale: su tutti i Paesi del Golfo, l’India, il Nord Africa, l’ASEAN, l’Est Europa e il Mercosur. Dovrà poi rimanere alto l’impegno delle imprese verso i temi della tecnologia, dell’efficientamento e della sostenibilità ambientale. Dalla survey condotta dal Research Department sui colleghi che curano le relazioni con le imprese emerge che nel corso del 2026 si assisterà a un’accelerazione degli investimenti in intelligenza artificiale (IA) e in cybersecurity, oltreché alla crescita degli investimenti in impianti di autoproduzione di energia. Un sostegno importante alla competitività delle imprese potrà venire anche dalle operazioni di M&A. L’evidenza disponibile mostra, infatti, che appartenere a gruppi di imprese consente di innalzare significativamente la produttività del lavoro. In prospettiva, opportunità potranno venire anche dal passaggio generazionale che attende molte PMI italiane. Il 13% delle imprese italiane ha, infatti, il proprio board composto completamente da over sessantacinquenni. Favorire l’ingresso di nuove generazioni nel board aziendale può apportare notevoli benefici, in termini di propensione all’innovazione e di evoluzione economico-reddituale. Andrà poi affrontato il tema delle competenze, sia investendo sempre di più in formazione continua (oggi ancora poco diffusa soprattutto tra le PMI), sia attirando sempre di più giovani talenti in azienda.
Partendo da questi dati i lavori di Outlook Finance 2026 hanno poi analizzato altre situazioni, prospettive, visioni, per l’economia e le imprese con tre focus: ‘Energia, prezzi, transizione, quali scenari’ a cura di Davide Tabarelli, Presidente Nomisma Energia; ‘Oltre la transizione: R&D, sector coupling e neutralità tecnologica per un nuovo paradigma energetico’ a cura di Paolo Gallo, Amministratore Delegato Italgas; ‘Sicurezza e resilienza delle reti’ a cura di Luca Dal Fabbro, Presidente Gruppo Iren e Utilitalia. Hanno poi portato le loro testimonianze Roberto Schiesari, Università di Torino, e Luca Frigerio, Partner di KPMG Advisory.





