Secondo la bozza della nuova proposta del ministro degli Affari Regionali, Roberto Calderoli, sulla classificazione dei Comuni montani, il Piemonte vedrà aumentare i numeri sia rispetto alla norma vigente (489 cui si aggiungono 16 parzialmente montani) e sia rispetto alla proposta di dicembre 2025 (411), toccando quota 558.
La modifica, presentata oggi in Commissione “Politiche della montagna”, garantisce una maggior salvaguardia per i centri dell’Appennino, compresi tra le province di Asti e Alessandria, e recupera una buona percentuale dei Comuni tuttora classificati come montani ma che erano rimasti esautorati dalla prima proposta di decreto attuativo.
Non ancora trasmesso dal Ministero l’elenco ufficiale dei Comuni interessati, la Regione Piemonte mantiene un approccio prudente rispetto ai dati numerici complessivi, riservandosi una valutazione puntuale solo a seguito della formalizzazione definitiva. Stando all’ultima proposta, il Piemonte è la Regione che usufruirà dell’incremento maggiore di Comuni classificati montani (da 505 a 558), davanti a Sicilia (+33) e Lombardia (+16), le uniche altre Regioni a crescere. Stabili il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta. In totale i Comuni montani italiani scenderanno di 346 unità, passando da 4061 a 3715.
"Una bozza che va nella direzione che come Regione Piemonte avevamo auspicato sin dal primo confronto con il ministro per gli Affari Regionali, chiedendo che si abbassasse la quota di altitudine media - commenta l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo -: una proposta coerente con l’impianto della legge nazionale, ma capace di superare alcuni ostacoli che rischiavano di escludere Comuni che presentano caratteristiche oggettive di montanità, in particolare sui territori appenninici, con ricadute pesanti sulle comunità locali".
Tuttavia è proprio sul concetto di montanità che la Regione invita ancora a una riflessione: nella nuova bozza del Ministero di Calderoli diventano montani 15 Comuni (per lo più in provincia di Cuneo) oggi riconosciuti di pianura, e 54 centri attualmente classificati di collina (compresi un buon numero attorno a Torino) che, anche per le condizioni socio-economiche, presentano caratteristiche differenti rispetto alla difficoltà specifiche e precipue dei centri montani.
"Nel ringraziare il ministro per l’opera di mediazione portata avanti per addivenire in tempi brevi a un accordo che non comprometta l'imminente assegnazione di importanti risorse del fondo Fosmit - conclude l'assessore Gallo -, auspichiamo si confermi ancora una volta attenzione per le osservazioni tecniche e politiche del Piemonte all’ultima bozza, senza che ciò possa pregiudicare l'intesa finale, che riteniamo importante per il futuro della montagna".





