La gestione dei rifiuti, in Italia, continua a rappresentare una delle più evidenti contraddizioni dei servizi pubblici locali. Da anni, infatti, in molti comuni, si registrano evidenti iniquità territoriali e un costante aumento della Tari (la tassa sui rifiuti), mentre rimangono irrisolte la carenza di impianti di raccolta e trattamento insieme al ricorso allo smaltimento in discarica, con livelli poco soddisfacenti di differenziazione dei rifiuti e recupero delle risorse.
È quanto segnalato dallo studio svolto dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal Segretario confederale Santo Biondo in merito al carico fiscale della Tari sui contribuenti italiani dal 2020 ad oggi. Le tariffe riportate sono riferite all’anno solare, distinte per utenze domestiche e si compongono di una quota fissa e di una quota variabile. La quota fissa deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio, sommata a quella delle relative pertinenze, per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa.
La quota variabile, invece, è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa. Alla somma così ottenuta, occorre infine aggiungere il tributo provinciale (TEFA), nella misura massima del 5%, corrisposto alla Provincia (o Città Metropolitana) peri servizi che svolge perla protezione, tutela e igiene ambientale. Il campione si riferisce ad un nucleo composto da 4 componenti con una abitazione di 80 mq. Nelle città in cui è in vigore la tariffa puntuale (TARIP) si è fatto riferimento agli “svuotamenti minimi” e le tariffe sono comprensive dell’IVA 10%.
A Torino il costo annuo nel 2025 era di circa 365 euro. Per fare un raffronto con le altre Città Metropolitane, la tassa sui rifiuti pesa per 518 euro all’anno a nucleo a Genova; a Napoli per 499 euro; a Reggio Calabria per 494 euro; a Catania per 483 euro; a Bari per 435 euro; a Cagliari per 412 euro; a Venezia per 385 euro; a Palermo per 373 euro. Meno a Roma per 334 euro; a Firenze per 332 euro; a Messina per 315 euro; a Milano per 294 euro e a Bologna per 236 euro. La media nazionale è di 350 euro.
La TARI è comprensiva del tributo provinciale ambientale (TEFA) e delle componenti perequative Arera. Inoltre, ci teniamo a sottolineare che alcuni comuni non rispettano i criteri di pubblicità e trasparenza nell'adozione delle delibere sui tributi, rendendo difficile per i cittadini reperire i dati e le informazioni necessarie per comprendere le decisioni che li riguardano.
“Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento – ha commentato Biondo - si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti. In particolare – ha continuato Biondo – le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale. Ad esempio, in molte aree, come il Mezzogiorno ma non solo, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese. In questo contesto, il Pnrr poteva essere un’occasione storica, ma lo stato di attuazione delle misure è ancora disomogeneo e, in molti casi, preoccupantemente lento. In tali condizioni, nessuna riforma tariffaria potrà produrre effetti reali sulla riduzione della TARI. Anche strumenti potenzialmente equi come la TARIP, ispirata al principio chi inquina paga”, rischiano di trasformarsi solo in un ulteriore aggravio per i cittadini. La tariffazione puntuale non può diventare un alibi per trasferire sui cittadini le responsabilità di inefficienze strutturali che spettano alle amministrazioni e ai gestori del servizio. Inoltre, l’estensione della raccolta differenziata e del porta a porta, senza investimenti in impianti, mezzi, personale e organizzazione rischia, di produrre disservizi, conflitti sociali e penalizzazioni economiche per i lavoratori del settore”.
“Occorrono politiche pubbliche di lungo periodo, investimenti strutturali e una governance trasparente e partecipata. È necessario un monitoraggio costante sull’attuazione del Pnrr, che coinvolga le parti sociali e consenta ai cittadini di verificare se e come le risorse investite stanno producendo benefici concreti. La gestione dei rifiuti non può continuare ad essere un’emergenza pagata soprattutto da chi ha meno e chiede, legittimamente – ha concluso Biondo - bollette più eque, servizi migliori e un sistema ambientale davvero sostenibile e giusto”.





