Dopo quarant’anni di storia imprenditoriale radicata in Piemonte, la catena di supermercati Borello si prepara a cambiare proprietà. Entro il prossimo mese di giugno, infatti, lo storico marchio fondato nel 1985 da Fiorenzo Borello confluirà nel gruppo lombardo Unes Max, attraverso un’operazione societaria che prevede la creazione di una newco e la cessione totalitaria delle quote.
Apprensione
La notizia, comunicata formalmente ai sindacati all’inizio dell’anno, ha generato apprensione tra i circa 800 dipendenti e le organizzazioni dei lavoratori. Borello rappresenta infatti un caso quasi unico nel panorama della distribuzione organizzata: una rete costruita su punti vendita di piccole dimensioni (sotto i mille metri quadrati), una forte valorizzazione dei prodotti piemontesi e un’attenzione particolare alla stabilità occupazionale, con una percentuale di contratti a tempo indeterminato superiore alla media del settore.
Un modello che, andando controcorrente rispetto ai colossi della grande distribuzione, ha permesso all’azienda di crescere fino a contare 52 punti vendita, ricavi annui attorno ai 165 milioni di euro e un utile netto di circa 4 milioni. Un successo costruito anche su un forte legame identitario con il territorio.
Passaggio nell'aria
Il passaggio a Unes, gruppo fondato nel 1967 e storicamente radicato in Lombardia, era nell’aria da tempo. Un primo segnale era arrivato con il cambio della piattaforma logistica: da Pam a Unes, quasi un’anticipazione del futuro assetto societario. L’operazione prevede il trasferimento nella nuova società sia delle quote di capitale sia dei dipendenti.
I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs attendono ora un confronto ufficiale, previsto nelle prossime settimane, per ottenere garanzie precise sul mantenimento dei livelli occupazionali e delle attuali tipologie contrattuali.
Nel breve periodo, i primi cambiamenti potrebbero riguardare l’offerta sugli scaffali, con un maggiore spazio ai prodotti a marchio Unes e alla linea “Il Viaggiator Goloso”. Resta invece da capire quale sarà il futuro dell’insegna Borello e del suo modello di sviluppo, che negli anni ha privilegiato una crescita graduale e territoriale, puntando anche sui piccoli comuni, come dimostrano i cantieri avviati di recente a Condove e Ciriè.





