La storica band torinese Statuto ristampa due classici della propria discografia. A partire da venerdì 13 febbraio saranno infatti disponibili per Sony Music gli album "Tempi Moderni" del 1997 e “Riskatto” del 1999.
Perché questa scelta in particolare?
“Dopo la pubblicazione dell’ultimo disco - spiega il frontman Oscar Giammarinaro - ci siamo accorti che questi titoli erano usciti tempo fa, ma non erano mai stati inseriti su piattaforme come Spotify e non sono mai stati ripubblicati. I fan ce li chiedevano e insieme alla Sony abbiamo pensato di ripubblicarli entrambi”.
Lo stile brit e power pop che c’è in “Tempi Moderni” in particolare richiamava un’altra band iconica, che sono gli Oasis. Nel 2002 avete aperto il loro tour, cosa ricordate di quell’esperienza?
“Era stata una gran bella soddisfazione, era un riconoscimento partito da lontano. Abbiamo conosciuto Noel Gallagher quando vennero in tour in Italia, abbiamo avuto modo di conoscerlo in albergo, abbiamo parlato e abbiamo scoperto di avere diverse passioni in comune, dalla Lambretta al calcio. Quando poi sono venuti di nuovo in tour, Noel si è ricordato di noi e ci ha voluti sul palco”.
Qual è secondo voi l’eredità musicale che avete trasmesso alle giovani band?
“In Inghilterra, si sono i Molotov che sono una bando con il nostro stile che evidentemente ha ispirato, è attuale ed è in evoluzione. In Italia penso agli Omini, lo fanno musica con competenza e un’attitudine perfetta.”
Nel 1992 avete partecipato a Sanremo con il brano “Abbiamo vinto il Festival Sanremo”, avete mai pensato di ripresentarvi?
“Da quell’esperienza riusciamo a vivere grazie alla nostra musica. Dimostra che è un palco molto importante che abbiamo sfruttato nella miglior maniera possibile. Siamo andati, abbiamo detto quello che volevamo, con la nostra immagine di sempre, senza cambiare quello che siamo. Questa visibilità ci ha fatto fare un salto di popolarità, ma il nostro ricordo è molto divertente. Se avessimo la possibilità lo rifaremmo, ma solo se avessimo un brano particolare e convincente come quello avuto tanto tempo fa. Fare un Festival in modo anonimo sarebbe controproducente”.
Torino è una città che alimenta la musica?
“Torino è sempre stata una città molto creativa e molto fertile di idee. Era una necessità più evidente negli anni ’80 quando era tutto costruito sugli orari della fabbrica, c’erano pochi locali, bisognava inventarsi una propria cultura nell’esprimersi. Adesso invece ha fatto enormi passi avanti, ci sono artisti giovani che fanno generi più disparati, dal rap al cantautorato, fino ai suoni più duri. È una produzione continua. Credo che continuerà”.
Cosa ne pensate di tutto quello che sta succedendo gli ultimi mesi in città attorno alla chiusura del centro sociale Askatasuna che in passato ha dato spazio alla musica e alla cultura torinese?
“Noi abbiamo sempre avuto una posizione favorevole alle culture libere e gli spazi sociali, lo spazio sociale è fondamentale per diffondere la musica. Aska ha dato modo a gruppi di esprimersi e di farsi sentire in modo concreto e pratico. Laddove c’è cultura libera noi l’appoggiamo”.
Il 17 e il 22 febbraio vi esibirete al Blah Blah che pubblico vi aspettate?
“Ci capita in tutte le città di incontrare pubblico di età differenti. A Torino abbiamo due concerti con scalette diverse, facciamo la doppietta, ci auguriamo che il pubblico capisca che si tratta di due eventi musicali diversi, che vale la pena venire a entrambi”.
Oggi ci sono artisti con vorreste collaborare?
“Tra i giovani mi piace Giorgio Nieloud ha fatto un disco di recente che mi ha divertito, è molto interessante, un ragazzo torinese attivo e in evoluzione. Poi tra gli stranieri ci piacerebbe collaborare con il cantante dei Madness e chissà che in futuro non ci si riesca.”
Prossimi progetti dopo queste due ristampe?
“Per adesso la priorità è fare più concerti possibili che ci accompagneranno durante l’estate. Stiamo scrivendo brani nuovi, abbiamo sempre delle cose da dire e per fortuna l’entusiasmo è sempre quello di divertirci con impegno”.





