Il fine settimana del 20 e 21 febbraio al FolkClub propone da una parte la tradizione del teatro-canzone e della chanson ribelle riletta con sguardo colto e ironico, dall’altra l’Americana contemporanea più autentica, segnata da cadute, redenzioni e una scrittura viscerale.
Venerdì 20 febbraio alle ore 21.30, un cantastorie, scrittore, autore e interprete tra i più originali della scena italiana, Giangilberto Monti torna al FolkClub con Voci ribelli, un recital che è insieme concerto, memoria teatrale e dichiarazione poetica. Il titolo non è casuale: “ribelli” sono le voci che Monti ha attraversato e fatto sue nel corso di una carriera iniziata nella Milano fervida e contraddittoria degli anni Settanta, accanto ai protagonisti della grande canzone d’autore. In scena, in un duo acustico essenziale e senza rete, Monti ripercorre i suoi brani originali, i classici del teatro-cabaret milanese e una lunga fedeltà ai maudits francesi – da Boris Vian a Léo Ferré, da Serge Gainsbourg a Renaud – che è stato tra i primi a tradurre e portare in Italia. Non mancano gli omaggi ai repertori di Dario Fo, Fabrizio De André e Franco Califano, figure-cardine di un canzoniere che intreccia impegno civile, ironia corrosiva e umanità profonda. Accanto a lui, la chitarra blues di Antonio Heggy Vezzano, musicista di straordinaria versatilità, aggiunge corpo e ritmo a una narrazione che vive di parola, musica e teatro. Voci ribelli è anche il titolo del nuovo album di Monti: un punto di sintesi che riassume, senza nostalgia, i suoi molti passaggi da cantautore d.o.c., restituendoli al presente con lucidità e passione.
Sabato 21 febbraio alle ore 21.30, il palco del FolkClub accoglie una delle voci più intense e riconoscibili dell’Americana contemporanea. Dylan LeBlanc arriva a Torino per presentare Coyote, progetto che racchiude l’essenza di un percorso umano e artistico segnato da inquietudine, fragilità e rinascita.
Cresciuto tra Louisiana e Alabama, immerso fin da bambino nelle atmosfere del profondo Sud, LeBlanc ha costruito una scrittura cruda e poetica insieme, capace di fondere folk introspettivo, alternative country e rock psichedelico in un suono spesso definito Southern Gothic. La sua voce – oggi più matura, potente e consapevole – è lo strumento con cui racconta storie di smarrimento e resistenza, confessioni a cuore aperto che non cercano redenzione facile ma verità. In Coyote, primo album completamente autoprodotto, la figura dell’animale randagio diventa metafora esistenziale: il vagabondo che sopravvive seguendo l’istinto, segnato dalle ferite ma ancora in cammino. Sul palco, in una dimensione chitarra e voce, LeBlanc offre il modo più diretto e autentico per entrare nel suo universo narrativo, trasformando il dolore in canto e l’esperienza personale in racconto condiviso.
Per info: www.folkclub.it






