Un’avaria tecnica ha messo sotto pressione, nella mattinata di oggi mercoledì 18 febbraio, la macchina organizzativa dei trasporti sanitari d’urgenza. All’aeroporto di Torino-Caselle, un’équipe medica proveniente da Roma – reduce da un delicato intervento di prelievo di fegato – si è ritrovata bloccata a terra poco prima del decollo a causa di un imprevisto al proprio aeromobile.
La gestione dell'imprevisto
In una procedura dove ogni minuto è pesato sulla bilancia della riuscita clinica, il fermo del velivolo ha attivato immediatamente il protocollo di emergenza della Centrale Operativa 118 di Torino. In coordinamento con il Nucleo Gestione Elicotteri, la logistica è stata ridisegnata in tempo reale coinvolgendo il Servizio Regionale di Elisoccorso di Azienda Zero.
L’elicottero di soccorso, decollato dalla base di Torino-Aeritalia, ha fatto scalo sulla pista di Caselle per imbarcare i chirurghi e l'organo. Da lì, il trasferimento verso lo scalo di Milano-Linate è stato completato in circa 30 minuti, consentendo al team di salire a bordo di un secondo volo diretto verso la Capitale.
Una rete messa alla prova
L’episodio mette in luce la complessità che si cela dietro la rete dei trapianti, un sistema che non dipende solo dall'efficacia chirurgica, ma dalla capacità di reazione degli enti logistici. Al di là del successo tecnico dell'operazione, resta centrale il presupposto etico del sistema: la disponibilità dei donatori e delle loro famiglie, la cui generosità richiede, come naturale contropartita, un apparato organizzativo capace di neutralizzare anche gli imprevisti tecnici più critici.





