Sanità - 20 febbraio 2026, 14:04

Nascere nel silenzio, rinascere con la sanità pubblica: un nuovo volto per l'Audiologia del Martini [VIDEO]

Realizzati 100 impianti cocleari l'anno contro la sordità infantile. Per l'OMS i sordi raddoppieranno entro il 2050. Colpa di auricolari e di inquinamento acustico

Rinascere con la sanità pubblica: un nuovo volto per l'Audiologia del Martini

Rinascere con la sanità pubblica: un nuovo volto per l'Audiologia del Martini

Non è solo una questione di decibel, ma di vita che ricomincia a scorrere. Quando un bambino, nato nel silenzio profondo, reagisce per la prima volta a un suono grazie a un impulso elettrico che raggiunge il suo cervello, si compie un miracolo che è figlio della scienza, della pazienza e di una programmazione lungimirante.

E su questa via che si inserisce l’inaugurazione del nuovo reparto di Audiologia e Impianti Cocleari dell’Ospedale Martini di Torino, con l'ASL Città di Torino che mette un sigillo a un percorso di eccellenza che affonda le sue radici nel 2002. In quell'anno la Regione Piemonte decise di dotare le neonatologie della tecnologia necessaria per lo screening uditivo universale.

"Da quel momento fummo chiamati a organizzare la rete che doveva accogliere questi screening", ricorda il dottor Diego Di Lisi, responsabile della struttura. Un lavoro minuzioso, fatto di collaborazioni strette tra reparti diversi. La scelta del Martini non fu casuale: qui è presente una pediatria di altissimo livello e un’équipe di anestesisti specializzati nel trattare pazienti piccolissimi. Terreno fertile per realizzzare il centro di riferimento regionale.

Al Martini 100 impianti l'anno

I dati Agenas collocano la struttura torinese tra i primi quattro centri italiani, con una media di circa cento impianti cocleari eseguiti ogni anno su pazienti adulti e pediatrici. L’incidenza della sordità congenita non è trascurabile: nasce circa un bambino affetto da ipoacusia ogni mille nati. In una regione come il Piemonte, questo significa gestire circa trenta nuovi casi l'anno, bambini che vengono presi per mano fin dai primi giorni di vita per garantire loro un futuro di suoni e parole.

Le novità tecniche del nuovo reparto

L'inaugurazione di oggi celebra una struttura dotata di tecnologie di ultimissima generazione. "La tecnologia si è sviluppata e semplificata, consentendoci diagnosi di certezza sempre maggiori", spiega Di Lisi. 

Ma qual è il percorso sui pazienti neonati?

Entro i tre mesi di vita si deve arrivare a una diagnosi definitiva. Se la sordità è profonda, dopo una fase di adattamento con le protesi tradizionali, si procede all’impianto cocleare, un dispositivo che sostituisce la funzione della coclea danneggiata, trasformando i suoni in impulsi elettrici che il cervello può interpretare. In sala operatoria, la precisione è garantita dalla chirurgia robotica: un braccio meccanico inserisce gli elettrodi con una lentezza e una delicatezza impossibili per la mano umana, proteggendo le strutture finissime dell’orecchio interno.

Sempre più sordi

​Ma se la tecnologia offre soluzioni straordinarie, la sfida del futuro resta la prevenzione. Le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono infatti preoccupanti: entro il 2050 si stima che il numero di persone con problemi di udito in Italia possa raddoppiare, passando dagli attuali 7 milioni a circa 14. La colpa è di quella che gli esperti chiamano "sociotecnoacusia", ovvero l'invecchiamento precoce dell'udito causato dall'inquinamento acustico e dall'uso sconsiderato di auricolari ad alto volume tra i giovanissimi.

"La miglior cura resta prevenire", avverte il dottor Di Lisi. Sia per quanto riguarda i fattori di rischio durante la gravidanza (molto casi di sordità infantile sono legati a infezioni che si ripercuotono sul feto), sia sulla protezione dell'udito nel tempo libero, negli spazi di lavoro e in qualunque contesto rumoroso.

Uno spazio pubblico umanizzato

Tra gli interventi nel reparto anche un percorso di umanizzazione degli spazi, attraverso giochi, disegni sui muri di supereroi, per rendere il luogo di cura a misura di bambino. Un interventi possibile grazie alla Direzione Generale e al contributo fondamentale di associazioni del terzo settore come "Ciao Ci Sentiamo" e "Apic".

"Un ambiente accogliente aiuta a superare la fragilità perché infonde fiducia sia nel paziente che nei caregiver - ha detto l'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi - Vogliamo che il malato e il suo ecosistema siano accolti a 360 gradi. Crediamo fortemente nell'incremento della sanità pubblica come principale motore sociale di lotta alle fragilità. Crediamo non debba esserci una differenza di qualità, negli spazi e nel servizio, tra sanità pubblica e privata".

Daniele Caponnetto

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