“Viviamo una stagione di polarizzazione e fratture sociali. Le tensioni attraversano le nostre città, le nostre famiglie, e arrivano anche nei campus. L’università non può illudersi di essere ‘fuori’ dal mondo: ne è parte. Ma può scegliere come stare nel mondo. Può scegliere di essere uno spazio in cui il dissenso non diventa ostilità e la complessità non viene punita ma valorizzata”. Cosi’ la rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico auspicando che l’ateneo torinese sia “un luogo in cui il pensiero unisce senza uniformare, in cui la libertà genera responsabilità, in cui la complessità non spaventa ma orienta”.
“L’università - ha ricordato - è fatta di persone in carne e ossa, di corpi che abitano dei luoghi, di relazioni vissute. Le aule di studio, le biblioteche, i laboratori, gli uffici, le mense e i luoghi della convivialità non sono solo spazi funzionali: sono luoghi dell’abitare che spesso segnano le memorie e le vite di coloro che li attraversano per un periodo più o meno lungo della loro esistenza. Questo abitare, questa presenza, è arricchimento, ma è anche complessità: porta con sé conflitti e proteste, fa emergere vulnerabilità e richieste di aiuto. È una sfida più difficile, ma è anche un valore. L’università è una comunità vivente e, proprio per questo, è esposta: può essere fragile e richiede pazienza e ascolto. Il dialogo, anche quello che contrappone posizioni conflittuali, trova spazio in una università di presenza, in un’università dell’abitare molteplice e dei saperi”.
“Oggi la sfida non è avere più informazioni: è decidere meglio. E si decide meglio quando la competenza entra nel confronto senza trasformarsi in propaganda, quando i dati vengono messi alla prova e le conseguenze vengono assunte fino in fondo. In questo, l’università ha una responsabilità precisa: formare persone capaci di reggere la complessità, di tenere insieme innovazione e interesse pubblico, e di migliorare con il metodo la qualità delle decisioni”, ha osservato ancora Prandi.
‘Contro l’autoritarismo Unito costruiamo l’Universita’ che vogliamo!’ E’ lo striscione affisso dai collettivi universitari studenteschi riuniti in presidio davanti all’ospedale Molinette, dove stamattina si è svolta l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Universita’ di Torino. “Siamo qui come varie componenti dell'università, da studenti, a precari della ricerca, a docenti - spiegano i partecipanti al presidio - perché pensiamo sia importante portare nella cornice dell'inaugurazione alcune contraddizioni su varie questioni, a partire dal legame sempre più stretto che si e’ costruito in questi anni tra l'università e il settore bellico, sia della ricerca come della produzione, ma anche le scelte dell'ateneo negli ultimi mesi, a seguito delle mobilitazioni che ci sono state all'interno e al di fuori”.
“Come studenti indipendenti, inoltre - proseguono - vogliamo rilevare un ruolo marginale che viene riservato alla rappresentanza studentesca all'interno dei momenti decisionali mentre pensiamo che per costruire effettivamente un'università partecipata sia necessario riuscire a coinvolgere nel dialogo tutte le forze che hanno a cuore il futuro dell'università, e studentesse e studenti di sicuro ce l'hanno in primis. La nuova rettrice all'inizio del mandato aveva detto di voler iniziare un dialogo, di voler iniziare a esprimersi anche su questioni politiche all'interno dell'ateneo e invece questo ci sembra che in questi ultimi avvenimenti sia un po' venuto meno”, osservano ancora i rappresentanti dei collettivi.





