Un mese fa la tragica uccisione di Abanoub Youssef a La Spezia da parte del compagno di scuola Zouhair Atif, con un coltello. Da allora il dibattito sull'uso delle armi da parte dei giovanissimi si è intensificato e una delle proposte prese in considerazione è il metal detector nelle scuole. Ma Franco Prina, docente di Sociologia giuridica e della devianza presso l’Università di Torino, non è d'accordo. Intervistato al Podcast a Domicilio ha spiegato perché.
"I metal detector sono una soluzione facile di un problema molto complicato" dice. "Da un lato può essere qualcosa che rassicura molto e in qualche contesto ci possono essere dei controlli. Ma nel caso di ragazzi, il controllo deve essere all'interno di una relazione, anche con le forze dell'ordine, ma che induca il ragazzo a riflettere. Il metal detector è ingestibile e si verrebbe a verificare un rapporto tra istituzione scolastica e ragazzi che non risponde alle finalità di ambito educativo".
Prina ha esperienza anche all'interno delle carceri: è stato delegato del rettore per il polo universitario studenti detenuti ed è studioso di fenomeni di delinquenza giovanile, autore del volume “Gang giovanili: perché nascono, chi ne fa parte e come intervenire”. Ha ricoperto inoltre la carica di giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Torino. "Che i giovani portano coltelli non è questione di oggi, non è un fenomeno completamente nuovo" spiega. Ma quello che fa la differenza oggi sono i social, i genitori e gli insegnanti: "Gli adulti sono in difficoltà a svolgere il loro ruolo di adulti, che è anche normativo, di trasmissione di regole e valori. Abbiamo adulti troppo presi da sé stessi che devono affrontare una sfida impari con i media, i social".
Ma perché i giovani girano armati? "Per imitare chi lo fa - dice Prina -, infatti anche a parlarne tanto si rischia l'emulazione. Avere qualcosa con sé che fa sentire forti e qualcosa per difendersi, per risolvere conflitti, affrontare un presunto nemico o regolare un conto, vendicarsi di qualcuno che ti ha effettuato un torto. Si sfida gli adulti, le istituzioni, mostrandomi in un certo modo sui social".
"Quello che i ragazzi non hanno oggi è una certezza di quale sarà il loro futuro - continua -. Oggi si deve trovare un modo affinché i ragazzi possano pensarsi nel futuro e gli adulti devono accompagnarli".
Infine un lungo ragionamento sul decreto Caivano e le norme che inaspriscono le pene: "Minacciare una sanzione più severa non induce le persone a astenersi da quel comportamento. La funzione deterrente delle sanzioni è molto variabile a seconda del tipo di reato: in questo caso siamo in presenza di comportamenti radicati su delle emozioni, non è come una rapina in banca".
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