Mentre l’Iran brucia, i brividi arrivano anche in Piemonte: soprattutto sul fronte delle grandi opere, che temono una nuova fiammata dei costi dei materiali. Se n’è parlato in occasione della presentazione del rapporto OTI 2026, l’osservatorio che monitora l’avanzamento delle infrastrutture. “È giusto dire cosa va bene, ma anche cosa va meno bene: serve essere pragmatici perché i collegamenti sono condizioni fondamentali per le imprese. Costi, tempi e accessibilità”, dice Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino. E sull’attualità, “il mondo da venerdì sta cambiando velocemente - prosegue Gay -, ma non dobbiamo scoraggiarci e andare avanti insieme”.
“È difficile immaginare le conseguenze economiche di quel che è successo nel fine settimana - concorda il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo -. Dobbiamo ragionare sul fronte dell’energia e sulla possibilità di produrre energia elettrica. Senza dimenticare le infrastrutture telematiche e i data center. Le opportunità di sviluppo sono molte”.
Cantieri chiusi e in chiusura
“Possiamo dire con soddisfazione che nel 2025 sono state concluse 7 opere e altre 15 chiuderanno nel 2026. Da qui al 2033 la ricaduta positiva per il nostro territorio potrebbe essere importante, pari a circa 30 miliardi”, dice Paola Malabaila, presidente di Ance Piemonte e della commissione infrastrutture di Confindustria Piemonte.
In tempo e in ritardo
Secondo i dati, su 71 opere monitorate sono 31 quelle “in orario”, leggermente meno rispetto all’anno scorso. Sono infatti 22 quelle che nell’ultimo anno hanno perso terreno, mentre salgono da 5 a 9 quelle in “grave ritardo”.
Sono 30 quelle già cantierate: 19 in linea, 10 in ritardo e una in grave ritardo. Sono invece 27 quelle in fase di progettazione e 9 le proposte progettuali. “Le maggiori difficoltà sono nelle fasi di cantierizzazione a causa delle lungaggini progettuali e dei costi da coprire”, dice Malabaila.
I numeri dicono che le opere in orario sono scese dal 48 al 43%, ma il territorio di Torino tiene bene, con il 75% di opere in linea coi programmi.
Incognita Tav
Dal 2001, anno di avvio dell’Osservatorio, sono state 24 le opere completate. Ma tra quelle che restano sotto i riflettori c’è la Torino-Lione. “La Tav resta una di quelle più in ritardo a causa di grossi problemi di sicurezza. E vorremmo che si mettesse in cantiere la seconda canna del Traforo del Montebianco: la chiusura prevista crea grandi problemi”, aggiunge Malabaila. “Sulla Tav - aggiunge Gay - bisogna fare tutti gli investimenti a corollario per collocare Torino lungo l’asse Milano-Parigi, a cominciare dallo snodo di Orbassano e da Sito”.
E Lo Russo ribadisce: “Dobbiamo iniziare a ragionare anche sui collegamenti verso sud, Liguria in particolare, come Savona e Genova. Certe infrastrutture sono ferme ai secoli scorsi”. Ed Enrico Bussalino, assessore regionale Logistica e infrastrutture, promette in questi giorni la convocazione "di un tavolo tecnico permanente che consenta di affrontare in modo tempestivo eventuali criticità e accompagnare lungo tutte le sue fasi attuative la tratta Avigliana–Orbassano che rappresenta un tassello essenziale del collegamento Torino–Lione e del Corridoio Mediterraneo. Come Regione Piemonte intendiamo svolgere un ruolo attivo di supporto ai territori e agli enti coinvolti".
Questione soldi
Il ragionamento non sfugge al discorso economico. “Senza Pnrr dovrebbero arrivare altri fondi dall’Europa e che dovrebbero portare alla chiusura degli interventi già in cantiere”, dice la presidente di Ance Piemonte. “Temiamo una fiammata dei costi dei carburanti passando per altri materiali come ferro, calcestruzzo e isolanti. Un po’ come è già successo nel periodo Covid e della crisi in Palestina. Ci sono già problemi di approvvigionamento”.
Il caso della Metro2
“Sulla metro2 per esempio si stanno facendo revisioni proprio legate al costo dei materiali. Il tracciato sarà più corto, ma speriamo sia anche cantierato a breve”, sostiene ancora Malabaila. “Un’opera che ridisegna la città e sarà la chiave insieme al passante ferroviario - dice Gay -. Andiamo in maniera spedita perché ne va della nostra credibilità. Siamo preoccupati dal rallentamento verso Rivoli-Cascine Vica”. E il sindaco Lo Russo conclude: “Oltre all’assegnazione dei lavori, però, bisogna anche avere certezze sul fatto che chi li vince, poi li realizza”.







