Politica - 02 marzo 2026, 17:13

Ex Neruda occupato: discussa in Aula l’interpellanza generale

In Consiglio Comunale il dibattito relativo all'occupazione dell'ex istituto scolastico "Baldracco" di corso Ciriè e alla situazione sanitaria

Una immagine dell'ex Neruda occupato

Una immagine dell'ex Neruda occupato

Nel pomeriggio di oggi, durante la seduta del Consiglio Comunale, l’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli ha risposto all’interpellanza generale presentata dai gruppi di centrodestra di Palazzo Civico, in merito alla situazione dell’ex Istituto Baldracco di corso Cirè, 7. L’immobile, di proprietà della Città ma in uso alla Città Metropolitana, è occupato dal 5 dicembre 2015 dal collettivo "Spazio Neruda".

Rosatelli ha riferito che l'edificio è inserito nell'elenco degli immobili occupati monitorati da Prefettura, Questura e Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Dal 2014, anno in cui è cessata l’attività scolastica, il dialogo tra Comune e Città Metropolitana per una nuova destinazione d'uso non si è mai interrotto, sebbene l’occupazione abbia impedito le attività di manutenzione ordinaria.

L’assessore ha inoltre specificato che le utenze risultano attualmente in carico alla Città Metropolitana.
Secondo i dati forniti dall'ASL, nella struttura vivono circa cento persone e non risultano percorsi attivi per singoli adulti mentre due nuclei familiari sono invece seguiti dai servizi sociali su mandato dell'autorità giudiziaria. Tutte le persone sono informate sui percorsi proposti dalla Città per un ricollocamento.

Per quanto riguarda la situazione sanitaria, Rosatelli ha riferito che il 20 febbraio è pervenuta segnalazione del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL relativa alla presenza di un caso di tubercolosi. I responsabili dello "Spazio Neruda" hanno inviato all'ASL l'elenco completo dei dimoranti con i relativi dati sanitari, necessari a garantire la piena tracciabilità degli occupanti utile alle autorità sanitarie per procedere con le attività di screening e profilassi necessarie a contenere il rischio di contagio.

Dopo l’intervento dell’Assessore si è svolto il dibattito.

Federica Scanderebech (Forza Italia) ha sottolineato come non si tratti di un semplice edificio occupato ma di un problema di tutela della salute pubblica, ricordando come i dieci anni di occupazione siano stati costellata da casi gravi, la morte di un neonato, un incendio, ora il focolaio di tbc. Scanderebech ha deplorato il rimpallo di responsabilità tra Comune e Città Metropolitana, invocando trasparenza su pagamenti utenze, agibilità e situazione sanitaria. Ha poi invocato il ripristino della Legalità e bandi pubblici per i nuovi percorsi di riqualificazione. Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha chiesto come il Comune pensi di tutelare la sicurezza pubblica rispetto agli stabili occupati, ricordando le discussioni su amianto al Gabrio, agibilità dell'Askatasuna, sicurezza dei locali pubblici, ora il focolaio di tbc all'ex Baldracco/Spazio Neruda sul quale non i ha piena contezza. Firrao ha sostenuto che occorre maggiore attenzione a questi temi, con interventi concreti, sottolineando che il Comune deve entrare nei spazi occupati e mettere in sicurezza la vita dei torinesi

Nel suo intervento, Giuseppe Iannò (Libero Pensiero) insiste sulla necessità di sgomberare la struttura, come suggerito anche dalla ASL, e lamenta che l’assessore Rosatelli continua a non rispondere e soprattutto a non agire per il bene della città. Mai assumendosi una responsabilità, sempre scaricandole su altri. E si chiede il perché delle sue deleghe, considerata invece l’incompetenza.

Per Domenico Garcea (Forza Italia) Rosatelli ha sottovalutato la situazione. Spera che il sindaco presente in Aula sia in grado di dare risposte più adeguate. E’ preoccupato per il focolaio di tubercolosi. Ricorda anche lui che l’ASL ne ha già suggerito lo sgombero. Servono chiarezza e senso di responsabilità, per il bene di tutti. C’è un evidente pericolo per la popolazione, un problema sociale da risolvere.

La Consigliera Valentina Sganga (M5S) ha criticato la destra torinese che trasforma ogni fragilità sociale in scontro politico per poi chiedere lo sgombero dei centri sociali. Ha sottolineato come un caso di tubercolosi diventa pretesto per chiedere lo sgombero e ha evidenziato che la strada da percorrere non è disperdere 98 persone in un contesto ancora gestibile, di persone che hanno trovato un tetto e non sono un simbolo da colpire e da stigmatizzare.

Secondo Ferrante De Benedictis (FdI) si tratta di uno spazio pubblico occupato sottratto alla comunità. Ha evidenziato che la Città non ha creato condizioni sociali e sanitarie accettabili e che non ha senso metterla in politica contro la destra becera che chiede gli sgomberi. Ha ribadito che l’Asl deve poter fare i suoi controlli e lo stabile non può continuare ad essere occupato perché vivere in quel luogo è un problema di sicurezza.

Silvio Viale (Radicali /+Europa) ha evidenziato come il Comune non abbia controllo su alcuni stabili occupati: così sul Neruda sono disponibili solo dati forniti dagli occupanti stessi. Sul tema sanitario, ha ribadito, occorre prudenza, gli occupanti devono cooperare con le autorità sanitarie e le istituzioni non possono delegare funzioni e responsabilità a medici volontari. Il Comune, ha concluso, chieda all'ASL un aggiornamento sulla situazione. Giuseppe Catizone (Lega) si è chiesto perché in dieci anni di occupazione il Comune e la Città Metropolitana abbiano rinunciato a progettare un futuro per l'immobile. Non bisogna legittimare occupanti abusivi come interlocutori, ha aggiunto, sottolineando come siano le istituzioni a farsi carico delle fragilità sociali e sanitarie , non centri sociali occupati. Il consigliere ha auspicato un pronto sgombero dell'immobile, per il quale, ha sottolineato, non vi è neppure contezza di chi vi risieda abusivamente.

Sottolinea gli aspetti igienico sanitari, Emilio Iodice (Fd’I), convinto che la possibile trasmissione della tubercolosi possa rappresentare il pericolo di un’epidemia per la città. Che gli occupanti abbiano impedito, nei giorni scorsi, l’accesso ai rappresentanti dell’ASL nell’edificio, è fatto molto grave. Il ritardo nell’accertamento della situazione, è un fatto pericoloso. Anche per la tutela degli occupanti stessi. Mi aspe

Tre punti di vista per osservare il tema, secondo Claudio Cerrato (Partito Democratico): sociale, sanitario, politico. Sociale, perché il problema dell’abitare e delle politiche abitative crea le condizioni per situazioni come quella di cui si sta discutendo. E manca in città una cultura includente, che aiuti ad aumentare il numero delle locazioni, mentre mancano risorse per le cosiddette case popolari a causa di decenni di mancati interventi da parte dei governi che si sono succeduti. Sanitario: c’è un censimento delle persone presenti con screening fatto. Incomprensibile che l’ASL parli adesso di sgombero per sistemare in un posto più salubre gli occupanti. D’accordo ma dove troviamo le case? Politico: siamo dentro una discussione fotocopia di quella di venerdì scorso. La minoranza ne approfitta per pungolare l’Amministrazione, ma ripetere lo stesso dibattito non serve a nulla. Lo stigma occupanti, stranieri irregolari, portatori di malattie, lo trovo pericoloso assai. Attenzione a non ingigantire inutilmente l’allarme sociale.

Secondo Fabrizio Ricca (Lega) si tratta di uno stabile occupato abusivamente difeso dall’amministrazione comunale per la valenza sociale ricoperta e propone alla Giunta di Palazzo civico la regolarizzazione dello spazio con nuove regole - come accaduto in altri casi -, per creare un luogo di welfare cittadino nell’interesse di tutta la Città. “Per motivare il Comune a sgomberare lo spazio dell’ex Neruda propongo di fare in modo che la Regione si attivi per dare sostegno alle famiglie bisognose di aiuto che oggi vivono nello stabile. Siamo per l’assistenza ai fragili, non per lasciarla passare liscia ai soliti noti dei centri sociali che sono i primi a insinuarsi nelle situazioni di disagio e a sfruttarle".

L’assessore Rosatelli ha replicato precisando come con le norme regionali attuali vi siano difficoltà per gli stranieri a trovare casa e non vi siano risorse per riqualificare alloggi ATC, che si attendono dalla Regione. La Città, ha ricordato, è impegnata nella realizzazione di housing sociali (via Vagnone, Pellerina, corso Sebastopoli e altri) per l’emergenza abitativa. Non ci sono ora risorse per ricollocare a breve i cento nuclei familiari dell’ex Neruda, se Stato e Regione non fanno pervenire nuovi finanziamenti. I Servizi sociali sono comunque a disposizione di tutti i cittadini, su loro richiesta, è l’Amministrazione è disponibile ad agevolare l’accesso dei medici Asl e volontari nello stabile in questione

Nel pomeriggio di oggi, durante la seduta del Consiglio Comunale, l’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli ha risposto all’interpellanza generale presentata dai gruppi di centrodestra di Palazzo Civico, in merito alla situazione dell’ex Istituto Baldracco di corso Cirè, 7. L’immobile, di proprietà della Città ma in uso alla Città Metropolitana, è occupato dal 5 dicembre 2015 dal collettivo "Spazio Neruda".

Rosatelli ha riferito che l'edificio è inserito nell'elenco degli immobili occupati monitorati da Prefettura, Questura e Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Dal 2014, anno in cui è cessata l’attività scolastica, il dialogo tra Comune e Città Metropolitana per una nuova destinazione d'uso non si è mai interrotto, sebbene l’occupazione abbia impedito le attività di manutenzione ordinaria.

L’assessore ha inoltre specificato che le utenze risultano attualmente in carico alla Città Metropolitana.
Secondo i dati forniti dall'ASL, nella struttura vivono circa cento persone e non risultano percorsi attivi per singoli adulti mentre due nuclei familiari sono invece seguiti dai servizi sociali su mandato dell'autorità giudiziaria. Tutte le persone sono informate sui percorsi proposti dalla Città per un ricollocamento.

Per quanto riguarda la situazione sanitaria, Rosatelli ha riferito che il 20 febbraio è pervenuta segnalazione del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL relativa alla presenza di un caso di tubercolosi. I responsabili dello "Spazio Neruda" hanno inviato all'ASL l'elenco completo dei dimoranti con i relativi dati sanitari, necessari a garantire la piena tracciabilità degli occupanti utile alle autorità sanitarie per procedere con le attività di screening e profilassi necessarie a contenere il rischio di contagio.

Dopo l’intervento dell’Assessore si è svolto il dibattito.

Federica Scanderebech (Forza Italia) ha sottolineato come non si tratti di un semplice edificio occupato ma di un problema di tutela della salute pubblica, ricordando come i dieci anni di occupazione siano stati costellata da casi gravi, la morte di un neonato, un incendio, ora il focolaio di tbc. Scanderebech ha deplorato il rimpallo di responsabilità tra Comune e Città Metropolitana, invocando trasparenza su pagamenti utenze, agibilità e situazione sanitaria. Ha poi invocato il ripristino della Legalità e bandi pubblici per i nuovi percorsi di riqualificazione. Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha chiesto come il Comune pensi di tutelare la sicurezza pubblica rispetto agli stabili occupati, ricordando le discussioni su amianto al Gabrio, agibilità dell'Askatasuna, sicurezza dei locali pubblici, ora il focolaio di tbc all'ex Baldracco/Spazio Neruda sul quale non i ha piena contezza. Firrao ha sostenuto che occorre maggiore attenzione a questi temi, con interventi concreti, sottolineando che il Comune deve entrare nei spazi occupati e mettere in sicurezza la vita dei torinesi

Nel suo intervento, Giuseppe Iannò (Libero Pensiero) insiste sulla necessità di sgomberare la struttura, come suggerito anche dalla ASL, e lamenta che l’assessore Rosatelli continua a non rispondere e soprattutto a non agire per il bene della città. Mai assumendosi una responsabilità, sempre scaricandole su altri. E si chiede il perché delle sue deleghe, considerata invece l’incompetenza.

Per Domenico Garcea (Forza Italia) Rosatelli ha sottovalutato la situazione. Spera che il sindaco presente in Aula sia in grado di dare risposte più adeguate. E’ preoccupato per il focolaio di tubercolosi. Ricorda anche lui che l’ASL ne ha già suggerito lo sgombero. Servono chiarezza e senso di responsabilità, per il bene di tutti. C’è un evidente pericolo per la popolazione, un problema sociale da risolvere.

La Consigliera Valentina Sganga (M5S) ha criticato la destra torinese che trasforma ogni fragilità sociale in scontro politico per poi chiedere lo sgombero dei centri sociali. Ha sottolineato come un caso di tubercolosi diventa pretesto per chiedere lo sgombero e ha evidenziato che la strada da percorrere non è disperdere 98 persone in un contesto ancora gestibile, di persone che hanno trovato un tetto e non sono un simbolo da colpire e da stigmatizzare.

Secondo Ferrante De Benedictis (FdI) si tratta di uno spazio pubblico occupato sottratto alla comunità. Ha evidenziato che la Città non ha creato condizioni sociali e sanitarie accettabili e che non ha senso metterla in politica contro la destra becera che chiede gli sgomberi. Ha ribadito che l’Asl deve poter fare i suoi controlli e lo stabile non può continuare ad essere occupato perché vivere in quel luogo è un problema di sicurezza.

Silvio Viale (Radicali /+Europa) ha evidenziato come il Comune non abbia controllo su alcuni stabili occupati: così sul Neruda sono disponibili solo dati forniti dagli occupanti stessi. Sul tema sanitario, ha ribadito, occorre prudenza, gli occupanti devono cooperare con le autorità sanitarie e le istituzioni non possono delegare funzioni e responsabilità a medici volontari. Il Comune, ha concluso, chieda all'ASL un aggiornamento sulla situazione. Giuseppe Catizone (Lega) si è chiesto perché in dieci anni di occupazione il Comune e la Città Metropolitana abbiano rinunciato a progettare un futuro per l'immobile. Non bisogna legittimare occupanti abusivi come interlocutori, ha aggiunto, sottolineando come siano le istituzioni a farsi carico delle fragilità sociali e sanitarie , non centri sociali occupati. Il consigliere ha auspicato un pronto sgombero dell'immobile, per il quale, ha sottolineato, non vi è neppure contezza di chi vi risieda abusivamente.

Sottolinea gli aspetti igienico sanitari, Emilio Iodice (Fd’I), convinto che la possibile trasmissione della tubercolosi possa rappresentare il pericolo di un’epidemia per la città. Che gli occupanti abbiano impedito, nei giorni scorsi, l’accesso ai rappresentanti dell’ASL nell’edificio, è fatto molto grave. Il ritardo nell’accertamento della situazione, è un fatto pericoloso. Anche per la tutela degli occupanti stessi.

Tre punti di vista per osservare il tema, secondo Claudio Cerrato (Partito Democratico): sociale, sanitario, politico. Sociale, perché il problema dell’abitare e delle politiche abitative crea le condizioni per situazioni come quella di cui si sta discutendo. E manca in città una cultura includente, che aiuti ad aumentare il numero delle locazioni, mentre mancano risorse per le cosiddette case popolari a causa di decenni di mancati interventi da parte dei governi che si sono succeduti. Sanitario: c’è un censimento delle persone presenti con screening fatto. Incomprensibile che l’ASL parli adesso di sgombero per sistemare in un posto più salubre gli occupanti. D’accordo ma dove troviamo le case? Politico: siamo dentro una discussione fotocopia di quella di venerdì scorso. La minoranza ne approfitta per pungolare l’Amministrazione, ma ripetere lo stesso dibattito non serve a nulla. Lo stigma occupanti, stranieri irregolari, portatori di malattie, lo trovo pericoloso assai. Attenzione a non ingigantire inutilmente l’allarme sociale.

Secondo Fabrizio Ricca (Lega) si tratta di uno stabile occupato abusivamente difeso dall’amministrazione comunale per la valenza sociale ricoperta e propone alla Giunta di Palazzo civico la regolarizzazione dello spazio con nuove regole - come accaduto in altri casi -, per creare un luogo di welfare cittadino nell’interesse di tutta la Città.

L’assessore Rosatelli ha replicato precisando come con le norme regionali attuali vi siano difficoltà per gli stranieri a trovare casa e non vi siano risorse per riqualificare alloggi ATC, che si attendono dalla Regione. La Città, ha ricordato, è impegnata nella realizzazione di housing sociali (via Vagnone, Pellerina, corso Sebastopoli e altri) per l’emergenza abitativa. Non ci sono ora risorse per ricollocare a breve i cento nuclei familiari dell’ex Neruda, se Stato e Regione non fanno pervenire nuovi finanziamenti. I Servizi sociali sono comunque a disposizione di tutti i cittadini, su loro richiesta, è l’Amministrazione è disponibile ad agevolare l’accesso dei medici Asl e volontari nello stabile in questione.

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