Cultura e spettacoli - 09 marzo 2026, 18:10

“iGirl”, rito contemporaneo tra teatro, videoarte e musica al Teatro Astra

Un intenso e visionario lavoro della drammaturga irlandese Marina Carr, portato in scena dalla performer e regista Federica Rosellini. Dal 10 al 15 marzo

“iGirl”, rito contemporaneo tra teatro, videoarte e musica al Teatro Astra

“iGirl”, rito contemporaneo tra teatro, videoarte e musica al Teatro Astra

Dal 10 al 15 marzo il Teatro Astra ospita iGirl, intenso e visionario lavoro della drammaturga irlandese Marina Carr, portato in scena dalla performer e regista Federica Rosellini. Lo spettacolo è una coproduzione di TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi.

Considerata una delle voci più importanti della drammaturgia contemporanea irlandese, Carr ha scritto iGirl durante la pandemia, dando forma a un testo difficile da definire: un poema drammatico che attraversa epoche, visioni e incarnazioni del femminile. In scena, Rosellini trasforma queste pagine in un’esperienza immersiva che fonde teatro, videoarte e musica, creando un vero e proprio rito contemporaneo.

Un oggetto scenico ibrido e visionario

Lo spettacolo nasce dall’incontro creativo di quattro artiste: Marina Carr, Federica Rosellini, la videoartista Rä di Martino e la musicista Daniela Pes. Il risultato è un oggetto performativo ibrido e imprevedibile, composto da ventuno quadri che intrecciano frammenti poetici, ricordi personali e richiami alla grande epopea tragica.

Il corpo della performer diventa il centro di questa esperienza scenica: un corpo “transumante”, segnato come un tatuaggio vivente, che attraversa suoni primordiali, immagini visionarie e linguaggi performativi. In questo spazio simbolico gesto, voce, musica e immagini si fondono in un’unica preghiera laica.

Il corpo nomade e il femminile che resiste

Nella lettura scenica di Rosellini, iGirl è un viaggio dentro la vertigine dell’esistenza e nelle ferite della contemporaneità. Il percorso simbolico si ispira agli Arcani maggiori dei Tarocchi e prende avvio dalla figura del Matto, viandante liminale che cammina sul confine tra vita e morte, memoria e oblio.

Al centro dell’opera emergono i cosiddetti “corpi minoritari”: corpi femminili, queer, animali, spirituali, tutte quelle presenze che la storia e il potere hanno spesso marginalizzato o cancellato. Attraverso queste figure, lo spettacolo denuncia le radici violente di molti sistemi culturali e politici, ma al tempo stesso intravede nella loro fragilità la possibilità di una nuova nascita.

Accanto alla performer compare anche una gallina meccanica, compagna di viaggio ironica e antieroica: simbolo biologicamente capace di piangere ma incapace di farlo, metafora delle donne di questo poema che resistono senza poter concedersi lacrime.

Un paesaggio tra mito e Antropocene

Il mondo evocato in scena scivola dal ghiacciaio preistorico alle terre desertificate dell’Antropocene, in un paesaggio sospeso tra arcaico e futuro. I video di Rä di Martino, realizzati anche con l’intelligenza artificiale, appaiono come visioni o reperti di un tempo alla fine del tempo, mentre la musica di Daniela Pes – tra suoni ancestrali e sperimentazione – accompagna il viaggio della performer.

I mash-up di canzoni anni Ottanta e Novanta, eseguiti dal vivo con loop station, contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra nostalgia e distopia, come un road movie alla fine del mondo.

Daniele Angi

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