Un mattone che gronda caos, tensione, sangue e corsa impazzita dei prezzi. Ecco cosa fotografa l'ultima indagine dell'Ance Piemonte e Valle d'Aosta, con dati che non stimano ancora la crisi scoppiata in Iran, ma che appaiono già drammatici. Le previsioni per il primo semestre del 2026, infatti, non promettono nulla di buono e l'attualità mostra di avere le carte adatte a peggiorare la situazione ulteriormente.
Incertezze su incertezze
Preoccupano soprattutto fatturato e occupazione, anche a causa della coda conclusiva del Pnrr e delle risorse che ha portato con sé: il saldo tra ottimisti e pessimisti rimane positivo, ma con una flessione verso il basso. “Le incertezze previste alla fine del 2025 si sono aggravate – dice Paola Malabaila, presidente dell’Ance Piemonte Valle d’Aosta –. I dati elaborati per i primi sei mesi del 2026 fotografavano già un settore che stava rallentando, ma oggi registriamo una vera e propria frenata. Negli ultimi anni il comparto aveva vissuto una fase di crescita che aveva consentito alle imprese di programmare investimenti e rafforzare la propria struttura produttiva".
I timori dei rincari
Sotto i riflettori, ovviamente, le tensioni che si moltiplicano in giro per il pianeta. "L’attuale contesto di instabilità internazionale e la forte volatilità dei costi rischiano però di compromettere questa capacità di programmazione, rendendo più difficile pianificare nuovi investimenti e portare avanti quelli già avviati. A pesare sul settore sono inoltre le forti oscillazioni dei prezzi delle materie prime, in particolare bitumi, carburanti ed energia, che si riflettono inevitabilmente sui semilavorati derivati, generando un’escalation dei costi difficilmente prevedibile. In contesti di forte instabilità non mancano inoltre fenomeni speculativi che le imprese sono costrette a subire, con ricadute dirette sull’equilibrio economico dei cantieri”.
Lo studio, elaborato appunto prima dello scoppio della crisi in Iran, evidenziava inoltre un peggioramento delle previsioni su fatturato, occupazione e ricorso alla manodopera esterna, mentre il portafoglio ordini, inteso come aspettative di lavoro pubblico e privato, risultava sostanzialmente stabile. Si confermavano difficoltà nel reperimento di personale qualificato e si registravano tempi di pagamento sempre più lunghi da parte delle stazioni appaltanti.
Problema del capitale umano
“I dati mostravano già segnali di rallentamento, ma anche un elemento importante – commenta Francesco Panuccio, coordinatore del Centro Studi dell’Ance Piemonte Valle d’Aosta –: il comparto delle costruzioni arrivava a questa fase dopo alcuni anni caratterizzati da una dinamica espansiva, che aveva consentito alle imprese di rafforzare la propria organizzazione e avviare programmi di sviluppo e investimento. Il quadro attuale, però, appare molto più incerto: le tensioni geopolitiche e l’elevata variabilità dei costi stanno riducendo la capacità delle aziende di fare previsioni affidabili nel medio periodo, rendendo più complessa sia l’attivazione di nuovi investimenti sia la gestione di quelli già pianificati. Un ulteriore elemento di criticità riguarda il capitale umano. Dopo anni caratterizzati dalla difficoltà nel reperire manodopera qualificata, la sfida oggi diventa anche quella di mantenere nel tempo le competenze già presenti nelle imprese, garantendo continuità ai cantieri e stabilità occupazionale in uno scenario in cui si prevede una contrazione dei volumi di lavoro”.
“In questo contesto – continua Malabaila – la semplificazione è una delle priorità necessarie non più rinviabile e il provvedimento Cresci Piemonte va nella direzione giusta, poiché ridurre i tempi di approvazione delle varianti urbanistiche significa superare uno dei principali colli di bottiglia che rallentano l’attuazione dei progetti. Oggi è fondamentale concludere i lavori del PNRR, valutando una proroga delle scadenze, e attivare a livello nazionale un monitoraggio costante dei prezzi dei materiali, per tutelare imprese e investimenti”.





