Cultura e spettacoli - 11 marzo 2026, 07:00

Gianluca Matarrese porta “Il quieto vivere” a Torino: “In scena la mia famiglia, ma tutti si possono identificare” [INTERVISTA]

Il regista presenta il suo ultimo film che tratta una vera disputa tra parenti: “La faida non si risolve, ma evita di sfociare nella tragedia reale”

Gianluca Matarrese con la sua famiglia alla proiezione a Corigliano

Gianluca Matarrese con la sua famiglia alla proiezione a Corigliano

Questo film è un esperimento, un gioco; mi piace lavorare tra realtà e finzione”, così il regista Gianluca Matarrese commenta la sua ultima opera, “Il quieto vivere”. Uno spaccato non su una famiglia qualsiasi, ma sulla propria. Un quadro realistico in cui i protagonisti sono proprio le cugine di Matarrese, Maria Luisa Magno e Imma Capalbo (cognate tra loro), sua madre Carmela Magno, le zie Concetta e Filomena, i cugini Sergio Turano e Giorgio Pucci e tutti i parenti del Cozzo.

Sono attori non professionisti, sono i veri componenti della mia famiglia”, spiega il regista, torinese di nascita ma di origini calabresi e pugliesi, da anni residente a Parigi. “Osservo la mia famiglia da sempre. Sono di Torino, ma ogni estate sin da piccolo andavo in Calabria. Ho sempre vissuto questa distanza: sono il cugino del Nord che vive all’estero, lontano da ciò che accade nel mio paese d’origine. Mi ha sempre affascinato la teatralità delle donne della mia famiglia e avevo la volontà di portarla sul grande schermo”.

Racconti teatrali, caratterizzati dalle stesse figure retoriche, ma recitati da chi ha il talento del cantastorie. “Mi sono chiesto: come portarlo in scena? Ho optato per un lavoro laboratoriale, costruendo un set cinematografico attorno alla realtà. Ho trascritto i racconti che sento da anni durante i pranzi e le cene di Natale e Capodanno”. E così le tavole imbandite diventano teatro di scontro e incontro tra consanguinei.

Sapevo che alcuni racconti sarebbero emersi se provocati, avevo dei complici”, spiega Matarrese. “Un po’ come nei reality. Mia mamma era la complice principale: sa di cosa ho bisogno e come orientare la storia per far decollare il momento dell’exploit. Con la troupe eravamo pronti a catturare questa teatralità”.

Un esperimento a metà tra cinema e reality che porta sullo schermo persone della vita vera. “Anche i Carabinieri che si vedono nel film sono miei cugini, ma quello che raccontiamo è tutto reale, semplicemente è ricostruito. Loro si sono divertiti molto. È stato emozionante, perché lavorare con la propria famiglia è un momento unico. Vivo a Parigi da 23 anni e sono sempre in giro per il mondo, ma tutti sono stati disponibili a partecipare a questa avventura”.

Dopo la presentazione a Venezia nelle Giornate degli Autori, il film è stato proiettato a Corigliano. “C’erano entrambe le protagoniste e ognuna di loro ha trovato lo spazio per dare la propria versione della verità. Si sono sentite ascoltate e valorizzate. In questo caso i panni sporchi non si sono lavati in casa, ma c’è stato l’ascolto di tutti. Non si è risolto nulla nel loro conflitto, ma è stato un momento catartico. Forse, in questo modo, il cinema evita che si passi alla tragedia del reale”.

Ne “Il quieto vivere” si apre un microcosmo territoriale che strizza l’occhio alla tragedia greca, ma abbraccia temi universali. La proiezione a Torino si terrà questa sera al Cinema Massimo: “Da Venezia ad Amsterdam, fino a Marrakech, i commenti ricevuti sono i medesimi: tutti vengono a parlarmi dei loro problemi familiari. Si identificano. La famiglia è la base di tutto, i traumi che viviamo sono ciò che ci costituisce. È un tema che risale alla tragedia greca e penso che i torinesi reagiranno allo stesso modo”.

A tirare le fila di questo microcosmo sono le donne. “È un universo femminile: tutto accade nelle cucine, nei salotti, nei saloni di bellezza. Gli uomini sono marginali, ma credo sia un dato di fatto della nostra cultura, fondata sul matriarcato”.

Il cibo e i pranzi sono i luoghi della catarsi. “Il cibo è un personaggio importante che richiama la tradizione italiana. Per noi il consumo del pasto è un rituale. La tavola è un palco, lo scontro è lo spettacolo — che sia battaglia o rappacificazione — ma era importante che avvenisse lì. Soprattutto volevo che ambientare tutto durante le festività, perché è il momento in cui ci si ritrova, magari dopo un intero anno”.

Dopo questo film "made in Calabria", Matarrese tornerà a girare in Piemonte. “Ho diversi progetti, alcuni anche qui. Il Piemonte è dove ho cominciato, ho una relazione sentimentale con questa regione e con la Film Commission. Conto di tornare a girare presto qui”.

Chiara Gallo

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