Tra intelligenza artificiale e nuove tecnologie viviamo un mondo sempre più virtuale. E anche il “mercato" degli ingegneri va in quella direzione. Eppure continuiamo ad attraversare ponti, strade, gallerie. Molti da mantenere, tanti da realizzare. Le opere si fanno e si continueranno a fare e spesso hanno scadenze prestabilite (come nei casi dei milestone imposti dal PNRR). Dall’altra ci sono le infrastrutture che invecchiano e che necessitano di continui interventi o sostituzioni. Ma a mancare oggi sono i professionisti. Gli ingegneri civili sono ridotti al lumicino, a fronte di un balzo delle categorie degli informatici, gestionali, biomedica e aerospazio.
Il tema è nazionale, ma riguarda anche Torino. E toccherà, come inevitabile, anche gli interventi chiave dei prossimi anni. “Facciamo l’esempio della Metro 2, un’opera fondamentale per lo sviluppo della città. Ma chi la fa? Di certo non informatici o gestionali”.
Solo 40 civili all'anno
A dirlo è il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Torino e provincia Giuseppe Ferro che dalla Sala Colonne di Palazzo Civico lancia un allarme anche per quello che sarà il futuro dei cantieri in città. I numeri parlano chiaro. Dal Politecnico di Torino gli immatricolati in ingegneria civile sono l’1%. Su una media di 4.500 matricole oscillano ogni anno tra i 40 e i 50. E molti, in corso d’opera, cambiano indirizzo di studio, verso quelli più in voga, più promettenti in termini economici.
Sì, perché il tema è tutto legato al profitto e a una stabilità. Secondo Ferro mentre gli ingegneri meccanici o informatici vengono quasi immediatamente assorbiti dalle aziende con contratti a tempo indeterminato, per i civili la realtà è spesso fatta di libera professione forzata.
I giovani vogliono certezze
"I meccanici vengono tutti assunti a tempo indeterminato dalle aziende; i civili quasi mai, vanno sempre a partita IVA. Se vogliono aprirsi un mutuo per mettere su famiglia, le banche non glielo danno perché manca loro la stabilità".
Questa instabilità, unita a stipendi non competitivi, spinge molti giovani a dirottare le proprie carriere verso la Pubblica Amministrazione o, peggio, ad abbandonare il settore. Ferro definisce "impensabile" che un ingegnere, dopo un percorso di studi estremamente selettivo e duro, riceva un trattamento economico e contrattuale equiparato a quello di un "amministrativo normale”.
"I giovani d’oggi - continua il presidente dell’Ordine - sono estremamente pragmatici e scelgono il proprio percorsi si studi osservando un mercato del lavoro che, per il ramo civile, appare oggi troppo gravoso e poco remunerativo rispetto ad altre specializzazioni. Vivono un futuro di paure e hanno bisogno di certezze”.
Il nodo del Codice Appalti
Un punto critico riguarda l'attuale Codice degli Appalti che, a suo avviso, è guidato quasi esclusivamente dalla ricerca del risparmio economico, a discapito della qualità e della sicurezza. Ferro critica duramente il meccanismo dei ribassi eccessivi nelle gare di progettazione, affermando che accettare sconti del 55% equivale a comprare un prodotto scadente o già vecchio, una logica che mina alla base la serietà della professione. "Bisogna avere il coraggio di metterci la faccia e premiare la qualità tecnica, anche se costa di più", sottolinea Ferro, di fatto evidenziando una generale fuga dalle responsabilità nelle commissioni giudicatrici.
La carenza di personale tecnico sta già creando colli di bottiglia critici nella gestione dei fondi pubblici. E la difficoltà è già emersa dagli interventi legati al Pnrr.
“La città di Torino mi ha chiesto 80 ingegneri per il PNRR. Ho risposto: Noi ne sforniamo 40 all'anno. Vorrebbe dire drenare per due anni tutti i laureati del Politecnico. Con stipendi che non sono, peraltro, così appetibili. La richiesta è continua: ogni giorno ricevo dalle 20 alle 30 telefonate e tutti mi dicono lo stesso: abbiamo necessità di ingegneri civili”.
La fine delle tariffe minime e la lotta al ribasso
Il Presidente punta il dito anche contro la deregolamentazione delle professioni, ricordando come, prima delle liberalizzazioni “lenzuolate" di Bersani, esistessero tariffe minime che l'Ordine poteva controllare per garantire la dignità del lavoro. Oggi, il sistema dell'equo compenso permette comunque ribassi fino al 20%, ma la realtà dei cantieri è ben più drastica.
Ferro chiude con l'esempio negativo di un parcheggio inaugurato ieri. "È stato assegnato con un ribasso dell’80%".





