Non tutte le partite si giocano su un campo verde. Alcune si giocano ogni giorno nei reparti ospedalieri, tra percorsi di cura e fragilità. Ed è proprio da qui che nasce "Vinciamo Insieme", il progetto della FIGC - Lega Nazionale Dilettanti, presentato in Regione Piemonte, che porta il calcio, anche digitale, dentro le strutture sanitarie come strumento di inclusione, relazione e benessere.
L'iniziativa, sviluppata dal Dipartimento LND eSport insieme all'Area di Responsabilità Sociale, punta a trasformare lo sport in un vero e proprio alleato nei percorsi terapeutici. Non un'attività accessoria, ma un intervento integrato, capace di adattarsi ai tempi clinici e alle esigenze delle strutture.
Il calcio come ponte tra cura e comunità
Nel concreto, il progetto prende forma in due realtà del territorio: Casa UGI a Torino, a supporto dell'Ospedale Infantile Regina Margherita, e l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria. Qui verranno attivati hub dedicati, con postazioni di calcio digitale, calcio balilla e Subbuteo, pensati non come semplici spazi ricreativi ma come ambienti di relazione.
L'obiettivo è quello di ridurre l'isolamento, favorire la socializzazione e restituire ai ragazzi una dimensione di normalità anche durante la malattia. Un approccio che mette la persona al centro, prima ancora della condizione clinica.
"Portare il calcio dove c'è fragilità"
A sottolineare il valore dell'iniziativa è il presidente FIGC LND Giancarlo Abete: "Questa iniziativa nasce dalla volontà di portare il calcio nei luoghi di fragilità e sofferenza, creando un terreno comune tra reale e virtuale per restituire il calcio anche a chi vive in una casa di cura".
Una visione condivisa anche a livello territoriale. Giulio Ivaldi, presidente del Comitato regionale Liguria, evidenzia il ruolo delle società sportive: "C'è un forte legame culturale e territoriale, e gli impianti devono diventare punti di ritrovo per i ragazzi".
Lo sport come parte della terapia
Non solo inclusione, ma anche un nuovo modo di intendere la cura. L'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi sottolinea come il progetto si inserisca in una visione più ampia: "La salute non è solo assenza di malattia e la cura non è solo intervento terapeutico, ma anche tutto ciò che circonda il percorso".
Un concetto ribadito anche dal presidente del Comitato regionale Piemonte Mauro Foschia: "Il calcio può diventare uno strumento di inclusione e integrazione, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità".
Una squadra che continua anche fuori dall'ospedale
Elemento distintivo del progetto è la continuità. Le strutture entreranno infatti nel circuito LND eSport, partecipando a un campionato nazionale dove l'aspetto competitivo lascia spazio all'incontro tra le persone. "Questo progetto permette ai ragazzi di creare nuove amicizie e di continuare a giocare anche dopo l'uscita dall'ospedale, mantenendo i legami costruiti", spiega Santino Lo Presti, coordinatore del Dipartimento LND eSport.
Diritto allo sport e inclusione
Il progetto ha raccolto anche il sostegno delle istituzioni nazionali e locali. Il senatore Giorgio Maria Bergesio parla di "una progettualità capace di includere e sostenere i più fragili", mentre la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo richiama un principio fondamentale: "Lo sport è un diritto per tutte e per tutti, e il Comune lavora per renderlo accessibile attraverso spazi e opportunità diffuse".
Il valore per i più piccoli pazienti
Nei reparti pediatrici, l'impatto è ancora più evidente. Franca Fagioli, direttrice del dipartimento dell'Ospedale Regina Margherita, sottolinea infine quanto sia importante offrire prospettive ai bambini: "Il calcio digitale diventa un ponte tra l'ospedale e il mondo esterno, aiutando i ragazzi a mantenere un legame con la vita di prima".





