Due episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari dell'ospedale di Ciriè.
A segnalare quanto accaduto nel corso di una settimana è il sindacato Nursing Up Piemonte e Valle d'Aosta.
Il primo episodio è avvenuto nel pomeriggio del 31 marzo presso il Dipartimento di Emergenza e Accettazione: un uomo ha aggrerdito un professionista sanitario chiamato per una consulenza, strattonandolo e afferrandolo al collo. L'operatore è stato salvato dall'intervento dei colleghi.
Il secondo episodio, nella notte del 4 aprile, ha riguardato un altro individuo che ha dato in escandescenze nei pressi della Radiologia, arrivando a danneggiare le strutture e a infrangere il vetro delle teche degli estintori.
In entrambi i casi è stato richiesto l'intervento urgente dei Carabinieri della compagnia di Ciriè e di altre unità di supporto.
"Il nodo della cosiddetta 'flagranza di reato' è diventato un alibi normativo che, nei fatti, paralizza l'intervento e lascia soli i sanitari poiché, spesso, impedisce un arresto immediato se l’atto violento si è consumato al momento dell’arrivo della pattuglia, lasciando i sanitari in una condizione di estrema vulnerabilità proprio nel luogo dove dovrebbero sentirsi più protetti. È un cortocircuito inaccettabile tra legge e realtà", afferma Marco Boccacciari, referente sindacale Nursing Up per l'ASL TO4.
"Non basta solidarietà postuma. Il personale sanitario chiede protocolli di sicurezza più rigidi e una presenza costante di presidi di sorveglianza - continua Boccacciari e Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta - Senza tutele legali e fisiche immediate, il rischio è che il front office della sanità pubblica diventi una zona franca dove la violenza resta impunita".
"Gli operatori sanitari lavorano quotidianamente in condizioni di forte pressione e non possono essere esposti anche al rischio concreto di aggressioni fisiche. Non è accettabile che si debba attendere il peggio prima di poter intervenire in modo efficace", conclude Delli Carri.





