Il progetto di una moschea sull’area ex Fonderie Nebiolo va avanti e potrebbe entrare nella fase operativa nei prossimi mesi, ma in Consiglio comunale esplode il confronto politico. Da un lato l’amministrazione rivendica un iter regolare e già avviato, dall’altro l’opposizione chiede chiarimenti su diversi aspetti ancora aperti.
A fare il punto in aula è stato l’assessore all’Urbanistica, Paolo Mazzoleni, che ha ricostruito il percorso amministrativo dell’intervento, chiarendo che "il progetto non si configura come uno spazio esclusivamente dedicato al culto, ma come una riqualificazione complessiva dell’area".
Dalla dismissione al progetto
L’operazione nasce dalla dismissione dell’immobile, dopo una serie di aste andate deserte tra il 2017 e il 2019. L’area è stata poi assegnata alla Fondazione legata alla Confederazione Islamica Italiana, con formalizzazione nel 2023 attraverso la costituzione del diritto di superficie per 99 anni e la successiva stipula della convenzione con la Città.
Nel luglio 2024 è stata presentata l’istanza di permesso di costruire per la rifunzionalizzazione del complesso, che prevede uno studentato, spazi culturali e una parte destinata al culto. Sul piano tecnico, l’assessore ha evidenziato come l’intervento "risulti conforme alle norme del Piano regolatore vigente" e abbia già ottenuto i primi passaggi, tra cui il parere favorevole della Commissione edilizia e l’autorizzazione paesaggistica. La pratica resta ora in fase istruttoria.
Controlli e funzioni pubbliche
Nel rispondere ai quesiti dell’interpellanza, Mazzoleni ha inoltre precisato che i controlli effettuati "hanno riguardato la veridicità delle dichiarazioni rese dal concorrente nell’ambito della procedura", mentre "non comprendono le modalità di finanziamento dell’acquisto".
Un altro punto riguarda la fruizione degli spazi: una parte della struttura sarà aperta al pubblico, con aree dedicate ad attività culturali, studio e associazionismo, oltre alla possibilità di utilizzo per eventi promossi dalla Città e dalla Circoscrizione
I dubbi dell’opposizione
Ma è proprio su questi aspetti che si concentra la critica del vicepresidente del Consiglio comunale, Domenico Garcea (Forza Italia), che chiede maggiore chiarezza sull’intero impianto dell’operazione. "Restano numerosi punti da chiarire su un progetto di grande impatto per la città", attacca, facendo riferimento anche alle tempistiche annunciate dal sindaco Stefano Lo Russo, secondo cui i lavori potrebbero partire entro l’anno.
Per Garcea il nodo non è religioso, ma amministrativo: serve fare piena luce su finanziamenti, interlocutori e iter. "La credibilità delle istituzioni si misura dalla capacità di applicare le regole senza deviazioni", sottolinea, evidenziando come un intervento di questo tipo richieda verifiche solide prima di qualsiasi annuncio.
Il precedente e le richieste di chiarimento
Nel mirino finiscono anche i precedenti: già tra il 2010 e il 2012 un progetto analogo si era fermato tra ricorsi e criticità procedurali. Un elemento che, secondo l’esponente azzurro, impone oggi ancora più attenzione.
Tra i punti sollevati: la scelta dei soggetti coinvolti, la certezza delle coperture economiche, l’eventuale coinvolgimento di istituzioni nazionali o estere e il livello di confronto con il territorio. "Chiedere il rispetto delle norme non è discriminatorio", ribadisce infine Garcea





