È durata poco più di una settimana la decadenza di Claudio Sacchetto (FdI) dal Consiglio regionale del Piemonte.
Già giovedì sera si era capito che la situazione interna a Fratelli d’Italia si stava rasserenando dopo che la linea del ministro Guido Crosetto era prevalsa rispetto alle proposte avanzate da altri esponenti del partito.
Il compromesso era stato raggiunto: Maurizio Marrone, espressione dell’ala identitaria, otteneva, oltre la vicepresidenza, anche la delega al lavoro.
In giunta la “crosettiana” novarese, Daniela Cameroni, con deleghe a istruzione, formazione professionale e società partecipate.
L’operazione “salvate il soldato Sacchetto”, che il ministro della Difesa aveva fortemente voluto, si era conclusa con esito positivo.
A quel punto la tempesta sul caso della vicepresidente Elena Chiorino, coinvolta come il sottosegretario Andrea Delmastro nella vicenda “Le 5 forchette”, poteva dirsi passata.
Anche il presidente Alberto Cirio, che aveva sempre derubricato la questione come faccenda interna ai Fratelli, poteva permettersi un attimo di relax.
E così venerdì, quasi in concomitanza con l’ufficializzazione del compromesso suggellato col nulla osta di Arianna Meloni, ha voluto concedersi una pausa “stellata” a Villa Crespi.
Sul lago d’Orta, all’ora di pranzo, ha raggiunto gli amici cuneesi, Luca Robaldo, Luca Crosetto, Ezio Raviola e Mauro Gola per gustare con loro le prelibatezze del blasonato ristorante di Antonino Canavacciuolo.
Un incontro conviviale privato (?) di cui è più facile conoscere il menu che l’oggetto della conversazione.
Ma questo è soltanto un dettaglio a latere per gourmet curiosi.
Resta invece il dato politico: Crosetto ha tolto le castagne dal fuoco a Cirio che può così tornare a dedicarsi, insieme al governo della Regione, alla complicata situazione che riguarda il suo partito, Forza Italia, e dunque anche i suoi futuri destini.
La famiglia Berlusconi è infatti tornata a far sentire le sue ragioni mettendo sotto pressione il presidente del partito e vicepremier Antonio Tajani.
Anche Enrico Costa, il cui ruolo di capogruppo alla Camera sembrava fino a ieri assodato, sta incontrando qualche difficoltà.
Ma torniamo alle conseguenze di quanto successo in Regione nelle ultime ore.
Il salvataggio di Sacchetto non può che essere visto di buon occhio dal presidente Cirio così come dall’assessore all’agricoltura Paolo Bongioanni, suo compagno di partito, che ha in lui – in quanto presidente della terza commissione - una buona sponda nel comparto agricolo e nel mondo delle attività produttive.
Claudio Sacchetto, con la prudenza che lo caratterizza, non si sbilancia se non con una dichiarazione di circostanza, improntata all’orgoglio di partito a alla gratitudine nei confronti del suo mentore.
«Un partito serio e coeso e con una visione comune lo si vede nella gestione dei momenti delicati. Cameroni – afferma il riconfermato consigliere regionale – è una imprenditrice di grande spessore politico. Mi fa piacere poter tornare al lavoro in Consiglio perche ho lasciato molti importanti dossier da portare avanti e concludere. Per il Piemonte – aggiunge Sacchetto - è preziosa la presenza di un politico della statura di Guido Crosetto».
E vissero tutti felici e Fratelli… almeno fino alla prossima.





