Le mangio da decenni, sicuramente da ancor prima di chiedermi che cosa fossero davvero. Erano semplicemente “quelle cialde” che mia madre comprava, e che continuavano a comparire in casa nei momenti di festa. Col tempo sono diventate un gesto: tanto naturale da offrirle agli ospiti, magari con il caffè, come si fa con ciò che non ha bisogno di essere spiegato. E ogni volta accade qualcosa di curioso. Chi le assaggia si ferma, le osserva, esita un istante. Non le riconosce subito, non sa dove collocarle. Non sono cioccolatini, non sono tavolette, non sono nemmeno caramelle. Eppure funzionano. In un tempo che consuma tutto in fretta, queste cialde sembrano fatte per restare.

Il cioccolato prima del cioccolato
Capire che cosa siano davvero significa spostare lo sguardo. Non sono un prodotto finito nel senso consueto, ma una base: il cioccolato di prima lavorazione, la cosiddetta “copertura”. È ciò che normalmente i laboratori usano per creare altro — praline, mousse, tavolette— ed è proprio qui che cambia la prospettiva: al Relais Cuba Chocolat questa materia iniziale diventa il punto d’arrivo. Viene proposta colata, modellata, lasciata nella sua forma più semplice, senza ulteriori passaggi. Non viene incartata, non viene trasformata in qualcosa di più “riconoscibile”. Rimane com’è, con il suo equilibrio essenziale tra massa di cacao e zucchero. È un cioccolato che non costruisce narrazioni, ma le precede tutte: un inizio, più che un esito.

Solo a Cuneo, fuori dal circuito
Qui entra un elemento decisivo. Questa stessa copertura è alla base di molte lavorazioni del mondo Venchi, ma in quel contesto diventa altro: prodotto finito, confezionato, codificato. Le cialde in quanto tali, invece, restano fuori da questo circuito. Non si trovano nei negozi Venchi, non vengono standardizzate né distribuite su larga scala. Restano una scelta precisa, quasi ostinata, del Relais Cuba Chocolat: “Le faceva già mio papà Pietro – ci racconta la signora Cussino, costantemente dietro al banco dove ad essere protagonista assoluto è il cioccolato – e i nostri clienti le apprezzano da sempre. Per questo abbiamo deciso di continuare a proporle col marchio Cuba”. Una scelta che appartiene a un’idea antica e meno consumistica di negozio, più vicina al servizio che al mercato.

Il gusto della sottrazione
Forse è per questo che qualcuno, con una punta di provocazione, le chiama “il cioccolato vero”. L’espressione è certamente discutibile – come ci spiega G.B. Mantelli, anima creativa del gruppo Venchi – ma coglie un aspetto importante di questa singolare “cialda”: in essa cioè, senza voler negare l’autenticità dell’altro cioccolato, si incontra un grado zero del gusto, quello che precede la sua elaborazione. In un’epoca che aggiunge — aromi, percentuali, storie — queste cialde fanno il gesto opposto: sottraggono. E proprio per questo acquistano profondità. Non cercano di stupire, ma di durare. Non si impongono, ma accompagnano. E finiscono per dire qualcosa che va oltre il sapore: che esiste ancora un modo di mangiare legato alla memoria, alla lentezza, a una forma di essenzialità che non ha bisogno di essere aggiornata. E non è davvero poco.
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Azienda: Relais Cuba Chocolat
Località: Piazza Europa 14 - Cuneo
Telefono: (+39) 0171 693968
Sito web: www.relaiscubaonline.com





