Dal 23 aprile al 22 maggio, negli spazi espositivi di Piazza Solferino a Torino, Ersel presenta “The Golden Hour – L’oro dal figurativo all’astrattismo”, la mostra a cura di Chiara Massimello, che riunisce 60 opere in un percorso dedicato all’evoluzione dell’oro nell’arte.
Oro e luce, un binomio imprescindibile. Luce dorata, all’alba o al tramonto, la “golden hour”, calda e avvolgente sulla superficie; quasi abbagliante di giorno, riflessa in mille bagliori; morbida la sera, quando tenue o al lume di una candela ammanta le opere di intima sacralità.
In mostra, grazie a prestiti di collezionisti privati e importanti gallerie internazionali, saranno esposte opere di Luciano Bartolini, Lothar Baumgarten, Vanessa Beecroft, Mirella Bentivoglio, Maurizio Bertinetti, Bertozzi e Casoni, Remo Bianco, Anna Boghiguian, Nicola Bolla, Agostino Bonalumi, Oswaldo Bot, Zanetto Bugatto, Pier Paolo Calzolari, Luca Ceccherini, Gino De Dominicis, Marco De Sanctis, Lucio Fontana, Andrea Francolino, Martino Gamper, Franco Guerzoni, Mark Handforth, Giulia Iacolutti, Alfredo Jaar, Sophie Ko, Gabriel Kuri, Maestro del Demidoff, Maestro di San Jacopo a Mucciana, Giacomo Manzù, Elio Marchegiani, Armando Marrocco, Fausto Melotti, Marzia Migliora, Bruno Munari, Luigi Ontani, Giuseppe Penone, Ornaghi & Prestinari, Laura Panno, Man Ray, Salvo, Sano di Pietro, Marinella Senatore, Paolo Serra, Hassan Sharif, Gian Maria Tosatti, Arturo Vermi, Francesco Vezzoli, Gianfranco Zappettini, Tobias Zielony e Gilberto Zorio.
In ogni epoca l’oro ha trovato una sua valenza: solenne e devozionale, nei fondi oro è simbolo di eternità, rafforza il senso dello spazio, trascendendo al soprannaturale. Nel contemporaneo acquista un significato più concettuale e forse, più che in ogni altra epoca, diviene allegoria di lusso e preziosità. A volte ornamento, a volte indissolubilmente legato alla forma dell’opera, ma sempre seducente, l’oro è “bello come il sole”, scrive Lucio Fontana sul retro di un suo Concetto spaziale (1964).
Una ricerca trasversale ma stimolante, che parte dal Quattrocento per arrivare all’anno che stiamo vivendo, senza battute d’arresto. Ogni epoca ha il suo oro, che sia zecchino oppure semplice ottone lucidato; l’importante è la sua capacità trasformativa e il potere del suo riflesso. Opere realizzate in epoche diverse, dai preziosi lavori su tavola di Sano di Pietro (Siena, 1405–1481) e Zanetto Bugatto (Milano, documentato dal 1458–1476), ai monocromi astratti di Armando Marrocco (Galatina, 1939) e Agostino Bonalumi (Vimercate,1935 – Desio, 2013); dalla stravaganza di Luigi Ontani (Vergato 1943) e Bertozzi & Casoni (Bologna, 1957, Ravenna, 1961 - Imola, 2023) alla leggerezza di Pier Paolo Calzolari (Bologna,1943); dalle immagini impeccabili di Vanessa Beecroft (Genova,1969) a quelle toccanti di Alfredo Jaar (Santiago del Cile, 1956), dal paradosso surrealista di Man Ray (Philadelphia, 1890–Parigi, 1976) a quello contemporaneo di Francesco Vezzoli (Brescia, 1971).





