Sei aziende piemontesi su dieci hanno deciso di declinare l'Intelligenza artificiale al tempo presente: sono quelle che già investono in AI, secondo le ricerche effettuate da Unioncamere Piemonte e Confindustria Piemonte. Sia che si tratti di software, sia che si parli di cybersicurezza, ricerca e sviluppo, cloud e server. Torino spicca, come territorio, ma pure Cuneo e Asti sanno fare la propria parte. Una spinta che arriva a seguito di un 2025 in cui la manifattura era in ripresa, ma che ora si scontra con un'attualità legata alla crisi in Iran, costi alle stelle e commerci internazionali in stallo.
Cresce la voglia di innovazione tecnologica e green
In generale, nell'anno passato hanno fatto investimenti 3 aziende su 10. Soprattutto in macchinari e attrezzature (53,5%), ma le voci più innovative riguardano le scelte del 30,3% (Macchinari e attrezzature interconnesse), ma anche impianti per energie rinnovabili o risparmio energetico (22,3%). E ancora: software e piattaforme (17,3%), ricerca e sviluppo (14,8%) e sistemi fatti di server e cloud (12,7%).
Ma è la prospettiva sull'anno in corso che si nota un'ulteriore accelerazione: software, piattaforme e cybesicurezza salgono al 26,4%, mentre gli impianti legati alle energie salgono al 25,3%. Anche ricerca e sviluppo fa un balzo (23,5%), insieme a cloud e server (21,1%).
Complessivamente, nel 2025 l'innovazione ha inciso per il 7,4% del fatturato delle aziende. In lieve diminuzione rispetto al 2024 e 2023, ma sui livelli del 2020 e dei periodi pre Covid (non si arrivava al 7%). Spendono soprattutto i mezzi di trasporto (oltre il 20% del fatturato). Mentre chi non ha fatto investimenti - o ne ha fatti meno - sconta i costi di innovazione e la carenza di risorse finanziarie. Ma anche la mancanza di personale qualificato e specializzato.
Attenzione all'AI (ma manca gente)
Concentrando l'analisi sull'intelligenza artificiale, emerge come in Italia (dato 2023) gli investimenti hanno pesato per 0,8 miliardi di euro. Ovvero lo 0,5% di quanto speso a livello mondiale. Il ritardo rispetto all'Europa è dovuta all'arretratezza delle piccole imprese. Mentre il segmento che sembra mostrare la maggiore vivacità è l'intelligenza artificiale generativa (in grado cioè di produrre testi, immagini, musica e video). Il Piemonte concentra circa il 10-12% degli investimenti italiani. E come detto, sono quasi 6 su dieci quelle aziende che hanno investito (14%) o stanno per farlo (45%).
La carenza di personale dal mercato genera (anche) in Piemonte un'importante esigenza di formazione del personale (oltre il 25% ha agito in questo senso), mentre quasi il 15% ha dovuto fare ricorso a consulenti esterni. Non arriva al 4% la ricerca di personale già con competenze AI. Ma per fare che cosa? Oltre il 60% per analisi e gestione dei dati aziendali, mentre oltre il 55% si occupa di automazione dei processi produttivi o servizio clienti. Sopra il 30% il controllo qualità e la manutenzione predittiva.
La mancanza di competenze interne coinvolge quasi il 45% delle aziende, ma esiste anche una forte resistenza al cambiamento (quasi il 40%). Poi pesa la complessità tecnica (circa il 38%), così come i costi elevati (poco sotto il 35%). Privacy e sicurezza dei dati pesano per quasi il 30%.
Solo un'azienda su 7 si sente preparata ad affrontare l'Ai (14%), mentre quasi il 43% si definisce moderatamente preparata. Circa una su tre (34%) si dice poco preparata. L'8,6% per nulla, ma non è ritenuta una priorità.
Tra gli strumenti più usati ci sono chat gpt e simili (43,8%), oppure gli strumenti per generare immagini (12,4%), mentre privacy e dati sono l'elemento che più preoccupa (40,6%), mentre la trasparenza dei modelli tocca oltre il 17%. Il 17% teme l'impatto sull'occupazione. Sono circa il 31% le aziende che hanno una policy dettagliata riguardo all'uso dell'Ai, ma la quota è ancora piuttosto bassa (sempre per quanto riguarda la consapevolezza dei rischi che si corrono maneggiando i dati aziendali e personali).
Tra le tipologie più attive, si attendono performance di grandi imprese, ma anche del pubblico, della ricerca universitaria e delle start up, mentre sembrano le pmi quelle che ancora sono in difficoltà.
"Momenti difficili da prevedere"
"Abbiamo capito che, comunque vada a finire, questa crisi non sarà breve - dice Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte -. Ma di certo, l'imprenditore avveduto sta spendendo e investendo in tutto ciò che può ridurre i costi di gestione delle aziende".
E Massimiliano Cipolletta, vicepresidente di Unioncamere Piemonte: "Siamo in una fase in cui è stato metabolizzato che l'innovazione non è una scelta, ma una necessità. Anche se resiste una grande differenza tra le piccole e le grandi realtà imprenditoriali. Si arriva anche all'80% delle aziende che operano in questo senso". "Nella nostra missione in Canada abbiamo capito come aerospazio, ma pure agrifood e chimica siano tra i settori maggiormente interessati da questo flusso di innovazione".







