Si è tenuto mercoledì 22 aprile il convegno conclusivo del progetto “Dipendenze: attutire il loro impatto sociale ed economico nelle aziende”, promosso da Confindustria Canavese con il contributo della Camera di commercio di Torino e in collaborazione con Dianova.
L’appuntamento ha chiuso un percorso avviato lo scorso anno e articolato in più fasi, che ha visto il coinvolgimento di imprese e docenti delle scuole del territorio, con l’obiettivo di approfondire e contrastare l’impatto delle dipendenze nei contesti lavorativi e formativi.
Un progetto per affrontare le dipendenze nei luoghi di lavoro
Il progetto ha previsto attività di formazione dedicate alle aziende, momenti di aggiornamento rivolti ai docenti delle scuole superiori e una visita formativa presso la comunità di Cozzo, che accoglie persone con problematiche di alcol e tossicodipendenza, offrendo ai partecipanti l’occasione di conoscere da vicino i percorsi di supporto e recupero possibili.
Al centro dei lavori la restituzione dei risultati raggiunti, l’analisi delle evidenze emerse e una riflessione condivisa sugli impatti generati e sulle prospettive future, in un’ottica di prevenzione, consapevolezza e responsabilità sociale d’impresa.
Formazione, scuole e imprese: un percorso condiviso
Ad aprire i lavori è stato Paolo Conta, Presidente di Confindustria Canavese, che ha illustrato le motivazioni alla base della scelta di promuovere questo progetto. L’iniziativa nasce dalla volontà di affiancare al ruolo di sviluppo dell’impresa quello della responsabilità sociale, in linea con il pensiero olivettiano e con il suo concetto di comunità. L’obiettivo è incrementare il senso di appartenenza alla comunità, sensibilizzare sul tema delle dipendenze e favorire il dialogo e la collaborazione tra interlocutori di natura diversa. Conta ha inoltre sottolineato come il progetto abbia dato origine a un format replicabile e, allo stesso tempo, sia pensato per avere una continuità nel tempo. A seguire, Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di commercio di Torino, ha spiegato che la Camera di commercio ha sostenuto con convinzione questo progetto perché ritiene che temi come questi non debbano restare solo sulla carta e che oggi più che mai rappresentino fattori chiave di competitività, fondamentali per attrarre talenti.
L’incontro è poi proseguito con l’intervento di Renato Pocaterra, Direttore Generale di Dianova Italia, che ha illustrato il percorso sviluppato nell’ambito del progetto e i risultati conseguiti. Pocaterra ha spiegato come spesso le persone arrivino ai servizi di supporto troppo tardi, motivo per cui Dianova ha scelto di porsi l’obiettivo di intervenire in una fase più precoce. Dalle analisi condotte emerge, infatti, che il consumo di sostanze è ampiamente diffuso e trasversale (1 giovane su tre tra i 15 e 19 anni ha fatto uso di una sostanza illegale e oltre il 10% della popolazione adulta ha un consumo di alcol a rischio), mentre le dipendenze comportamentali risultano in costante aumento (passiamo su internet 22 anni della nostra vita e la raccolta del gioco d’azzardo ha raggiunto 157,4 miliardi di euro, pari al 7,2% del PIL nazionale). È emerso inoltre come, all’interno delle aziende, il tema venga spesso ignorato o addirittura stigmatizzato. Il percorso intrapreso ha invece permesso di far comprendere l’importanza della formazione, di contribuire alla riduzione dei pregiudizi, di fornire strumenti concreti di supporto e di creare spazi sicuri di confronto e dialogo.
Successivamente, alcuni dei partecipanti al progetto hanno portato la propria testimonianza, contribuendo al racconto delle esperienze maturate. Il confronto, moderato da Alberto Zambolin, Vicepresidente di Confindustria Canavese con delega alla sostenibilità, ha visto gli interventi di Gerardo Michele Colucci (Merck–Rbm SpA), Federica Del Giudice (Huntsman Gomet Srl), Enrica Fazzari (OMP Srl), Andrea Grigolon (Società Canavesana Servizi SpA) e Fabio Marchi (Liceo scientifico statale “A. Gramsci” di Ivrea).
Le testimonianze: esperienze dirette dal territorio
Dalle testimonianze è emerso un elemento condiviso e profondamente sentito: il percorso intrapreso è stato unico, intenso, capace di generare emozioni autentiche e stimolare riflessioni profonde. Al di là delle esperienze personali, si è affermata con forza una consapevolezza comune: il tema delle dipendenze non può essere escluso dagli ambienti di lavoro. L’azienda è chiamata a svolgere un ruolo sociale fondamentale e a scegliere di vedere, ascoltare e prendersi cura delle persone, senza voltarsi dall’altra parte. Perché mettere al centro il benessere dei dipendenti non è solo un atto di responsabilità, ma una scelta strategica: la serenità delle persone è la base della serenità e della solidità dell’azienda.
A chiudere i lavori, l’intervento di Flavia Zarba, che ha raccontato la particolare esperienza di Sparco SpA, offrendo un ulteriore contributo concreto e significativo al percorso condiviso. In particolare, la Zarba ha raccontato come l’azienda abbia scelto di partire dalle persone, ponendosi una domanda tanto semplice quanto fondamentale: di cosa hanno davvero bisogno i dipendenti per stare bene. Da quell’ascolto è nato un piano di welfare costruito sulle risposte concrete dei collaboratori, con l’ambizione di rendere l’impresa un luogo capace di offrire benessere, equilibrio e qualità della vita. Un ambiente in cui trovare, ogni giorno, quelle condizioni che spesso si cercano all’esterno per sentirsi meglio, crescere e realizzarsi.








