Economia e lavoro - 30 aprile 2026, 15:38

Riso, clausola di salvaguardia al 45%: Confcooperative Piemonte esprime forte preoccupazione

Il Parlamento europeo conferma una soglia ritenuta troppo alta per proteggere il comparto dalle importazioni. Nella nostra regione tenuta della filiera a rischio

Riso, clausola di salvaguardia al 45%: il timore di Confcooperative Piemonte

Riso, clausola di salvaguardia al 45%: il timore di Confcooperative Piemonte

La decisione del Parlamento europeo di confermare al 45% la soglia per l’attivazione automatica della clausola di salvaguardia sulle importazioni di riso preoccupa fortemente Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte. Il meccanismo automatico rappresenta un passo avanti, perché riconosce la necessità di proteggere il comparto europeo, ma la soglia fissata rischia di essere troppo elevata per intervenire in tempo

Il voto ha respinto la proposta di abbassare il limite al 20%, che avrebbe reso la clausola più rapida ed efficace. Con la soglia al 45%, invece, il rischio è che le misure di tutela scattino solo quando l’aumento delle importazioni avrà già prodotto effetti pesanti sui prezzi, sulle aziende agricole e sulle risiere

Per il Piemonte la questione è particolarmente rilevante. La nostra regione è la prima produttrice di riso in Italia, con circa il 50% della produzione nazionale, e rappresenta uno dei cuori della risicoltura europea. La crisi del comparto avrebbe quindi conseguenze dirette su un sistema produttivo che coinvolge aziende agricole, cooperative, trasformazione, commercializzazione e territori rurali. 

“Avevamo già il sentore che in Europa prevalesse una logica legata soprattutto al prezzo”, sottolinea Silvano Saviolo, rappresentante del settore riso di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte e risicoltore. “Oggi molti produttori stanno già lavorando sotto costo. Produrre riso può costare tra 48 e 50 euro al quintale, ma se il mercato porta il prezzo attorno ai 35 euro non c’è equilibrio economico possibile. Possiamo resistere per un periodo limitato ma non sappiamo quante aziende agricole e quante risiere riusciranno a restare sul mercato se questa situazione dovesse proseguire”

Il rischio non riguarda soltanto il reddito delle imprese. La risicoltura piemontese ha un ruolo fondamentale anche nella gestione del territorio: mantiene vivi sistemi irrigui complessi, contribuisce agli equilibri idrici e ambientali, caratterizza il paesaggio agricolo e custodisce una cultura produttiva costruita nel tempo. Una crisi prolungata del riso avrebbe quindi effetti economici, ambientali e sociali

“Una clausola di salvaguardia funziona se riesce a prevenire lo squilibrio di mercato, non se interviene quando il danno è già evidente”, dichiara Domenico Sorasio, segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte. “Le cooperative risicole piemontesi sostengono costi produttivi elevati, rispettano standard ambientali e qualitativi stringenti e operano in un mercato sempre più esposto alla concorrenza internazionale. Per questo una soglia del 45% rischia di essere poco aderente alla realtà delle imprese”. 

Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte chiede quindi che l’attenzione sul riso resti alta e che le istituzioni europee tengano conto del peso produttivo, territoriale e ambientale della risicoltura piemontese. Senza strumenti tempestivi e realmente efficaci, un comparto strategico per la regione rischia di non riuscire a reggere una pressione competitiva sempre più difficile da sostenere.

comunicato stampa

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