Attualità - 01 maggio 2026, 18:00

Un bene confiscato ancora in abbandono: il Castello di Bramafame tra degrado e sicurezza [FOTO]

Nessun cantiere avviato, la Circoscrizione 5: "A che punto è l’accordo con la Peking University?"

Le condizioni del castello

Le condizioni del castello

Edificato nel 1699 per volere del Duca Vittorio Amedeo II, oggi il Castello di Bramafame naviga a vista verso un futuro incerto. Il bene di Barriera Lanzo, confiscato alla criminalità organizzata nel 2017 e acquisito dal Comune di Torino nel 2022, simbolo di legalità e riscatto, versa (purtroppo) in condizioni di abbandono: il degrado è evidente sin dalle mura esterne, e poi c'è il tema delle occupazioni saltuarie e - come detto - delle incertezze sul suo rilancio. 

A riaccendere i riflettori sulla storica cascina a corte ci ha pensato la consigliera di Torino Bellissima della Circoscrizione 5, Carmela Ventra, che ha presentato un’interpellanza per fare chiarezza sullo stato del progetto di recupero e sui rapporti con la Peking University, da tempo indicata come possibile partner per la realizzazione di un polo universitario internazionale.

Un bene simbolo ancora nel degrado

Nonostante il valore storico e sociale del complesso, sottratto alla mafia e destinato a finalità pubbliche, l’area continua a mostrare segni evidenti di incuria. Nessun cantiere avviato, nessun cronoprogramma ufficiale reso noto e, soprattutto, una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente.

Il protrarsi dell’inattività, non è una novità per i luoghi abbandonati, finisce per favorisce fenomeni di occupazioni abusive, vandalismo e discariche irregolari, con ricadute dirette sulla sicurezza del quartiere. Nel cortile del castello, a tal proposito, ci si può imbattere in veicoli abbandonati, tra cui ruspe e persino imbarcazioni.

L’allarme: occupazioni e area fuori controllo

Preoccupazioni, in Consiglio alla 5, le ha sollevate il coordinatore all’Ambiente, Giorgio Tassone, che ha confermato la presenza di occupazioni abusive. Lo dimostrerebbero anche le foto scattate nelle scorse settimane. Una situazione che, secondo il coordinatore al Commercio, Chiaffredo Ballatore, si verifica in modo sporadico già dal 2017, anno successivo alla confisca.

I dubbi sul progetto con la Peking University

Fulcro della discussione il presunto accordo con la Peking University, annunciato nell’agosto 2025 dalla Città. A oggi, però, non risultano atti ufficiali vincolanti né aggiornamenti concreti sull’avanzamento del progetto. "Chiediamo garanzie economiche, tempistiche e affidabilità dell’operazione - spiega Ventra -, perché l’assenza di certezze rischia di compromettere la credibilità istituzionale, facendo ricadere eventuali costi sulla collettività".

Secondo alcune stime, per il recupero del complesso servirebbero oltre 2,5 milioni di euro. Una cifra che rende difficile un intervento affidato esclusivamente ad associazioni e che impone il coinvolgimento di più livelli istituzionali e l’accesso a fondi ministeriali.

Philippe Versienti

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