C'è un momento, nella vita di molte donne, in cui lo specchio smette di essere un alleato. Succede gradualmente, quasi senza accorgersene: una mattina ci si sveglia e quel riflesso racconta una storia, o meglio, un’evoluzione che non si è ancora pronti ad accettare.
Elisabetta è una di loro. Donna normalissima - come ce ne sono tante - né appariscente né anonima, con quel tipo di bellezza discreta che si porta addosso senza troppo clamore. Poi un giorno ha pensato bene di farsi un selfie e dopo averlo guardato e riguardato ha deciso che non avrebbe più scattato una foto fino a quando il suo viso non fosse tornato quello di dieci anni fa.
Non è un caso isolato. La psicologia sociale parla di looking-glass, quel meccanismo per cui la percezione che abbiamo di noi stessi raramente coincide con quella che gli altri hanno di noi. Nell'epoca dei social media, questo scarto si è fatto abisso: le immagini viaggiano veloci, raggiungono migliaia di persone, e il confronto continuo diventa una trappola silenziosa anche per donne forti, realizzate, tutt'altro che fragili. Il risultato? Ci si ritrova a inseguire un'idea di sé che appartiene più allo sguardo altrui che al proprio.
Volersi migliorare è legittimo. Il problema nasce quando la decisione viene presa sotto la spinta dell'insicurezza piuttosto che di una scelta consapevole. Il lifting facciale - uno degli interventi più richiesti in chirurgia plastica ricostruttiva - può restituire al viso un aspetto più giovane e riposato, riposizionando i tessuti delle guance e correggendo il cedimento muscolare, senza però stravolgere i tratti originali. Le incisioni vengono praticate in zone non visibili, tra i capelli e dietro le orecchie, e la degenza post-operatoria si aggira intorno a uno o due giorni. La famosa "faccia di gomma”, quella che Elisabetta temeva di vedersi attribuire dopo l’intervento, non è un esito inevitabile. È semmai la firma di chi ha scelto il chirurgo sbagliato, o si è affidata a strutture non adeguate.
Affidarsi a uno specialista serio, con esperienza specifica nel ringiovanimento del viso e un autentico senso estetico, cambia tutto. Un buon chirurgo non omologa i volti: li rispetta. Sa che il confine tra migliorarsi e snaturarsi è sottile, e lo attraversa con la cautela di chi conosce il proprio mestiere. Perché in fondo è questo il punto: non si tratta di inseguire un ideale esterno, ma di ritrovare, attraverso una scelta ponderata e personale, una versione di sé con cui tornare a sorridere serenamente.
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Luca Spaziante
Chirurgo Plastico
Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva - AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica - GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico - Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico - ACTO Italia e ACTO Piemonte.





