Dall’8 maggio al 20 novembre il Piemonte torna a essere attraversato dalle note del Torino Jazz Festival Piemonte, giunto alla sua ottava edizione: il progetto diffuso promosso dalla Fondazione Piemonte dal Vivo insieme alla Fondazione per la Cultura Torino e al Torino Jazz Festival, in collaborazione con il Consorzio Piemonte Jazz, è reso possibile grazie al sostegno di Reale Mutua e degli sponsor Ancos APS e Confartigianato Imprese Piemonte.
Un’edizione che si sviluppa lungo l’intero territorio regionale e che conferma la vocazione del festival a portare il jazz fuori dai grandi centri urbani, trasformandolo in occasione di incontro, ascolto e partecipazione per le comunità locali, all’interno di una rete culturale sempre più ampia e condivisa.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è “SCONFINANDO”, un tema che attraversa l’intero cartellone e che prende forma esplicita nel concerto di Giorgio Conte, in programma il 22 ottobre ad Alessandria, ma che si riflette in tutte le traiettorie artistiche del festival. Sconfinare significa infatti attraversare generi, geografie e linguaggi, muovendosi liberamente tra tradizione e contemporaneità, tra culture diverse e nuove possibilità espressive.
Fin dall’apertura, l’8 maggio al Teatro Alfieri di Asti, il festival mette in dialogo jazz e canzone d’autore con “Il cielo è pieno di stelle”, omaggio a Pino Daniele firmato da Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, cui si affiancano, nel corso della programmazione, ulteriori riletture dello stesso repertorio come “Napule è…” con Felice Reggio e l’Hammond Jazz Trio, in programma a Nizza Monferrato (AT) il 3 settembre e a Gozzano (NO) il 19 settembre.
Accanto a queste incursioni nella tradizione italiana, il festival si apre a una pluralità di linguaggi musicali. Ad Asti, la Sala Pastrone ospita “Musica da ripostiglio… perché da camera ci sembrava eccessivo” il 13 maggio, mentre il 22 maggio è protagonista Eleonora Strino Trio e il 26 maggio il Roger Corrêa Quarteto porta in scena sonorità latino-iberiche, segnando uno dei primi sconfinamenti geografici dell’edizione. Sempre nel mese di maggio, la Reggia di Venaria accoglie “Solo Notturno”, una serata che riunisce due grandi pianisti come Shai Maestro ed Enrico Pieranunzi in un dialogo di respiro internazionale.
Il festival prosegue a giugno con l’Orchestra giovanile dell’Arsenale della Pace del Sermig, diretta da Mauro Tabasso, in concerto il 7 giugno a Biella, testimonianza di un jazz che si fa esperienza educativa e comunitaria e con l’energia della Rusty Brass Band, protagonista il 18 giugno nel cortile del Museo Archivio Reale Mutua di Torino.
L’estate amplia ulteriormente i confini del festival. Il 3 luglio a Bruino (TO) Gianpaolo Petrini Big Band incontra la voce di Simona Bencini, mentre il 24 luglio a Racconigi (CN) il Lori Williams European Sextet porta sul palco una dimensione internazionale, seguito il 26 luglio ad Almese (TO) dal trio di Roberto Tarenzi con Rick Margitza. A Baveno (VB), il 31 luglio, il mandolino di Carlo Aonzo offre una prospettiva solistica originale, mentre il 9 agosto a Visone (AL) il progetto Kind of Vasco rilegge in chiave jazzistica la canzone italiana.
Uno degli spazi più significativi di sperimentazione è rappresentato dal Piedicavallo Festival, dal 21 al 23 agosto, con le performance di Ute Wassermann, Roxane Métayer e Mira, che esplorano le possibilità della voce e dell’elettronica, spingendo il jazz verso territori di ricerca sonora contemporanea.
Il percorso prosegue tra fine estate e autunno con il progetto Viscardi-Full Band Summer Tour a Vercelli il 19 settembre, con la dimensione intergenerazionale di Young & Wise il 3 ottobre a Valenza, e con le sonorità folk e mediterranee di Luca Morino & VoodooFolk Combo il 16 ottobre a Corneliano d’Alba (CN), che evocano un ulteriore sconfinamento verso paesaggi musicali tra mediterraneo e suggestioni western.
Il tema dello sconfinamento trova una sintesi ideale anche nel progetto “Arsenale dei Due Mondi”, in programma il 20 novembre al Teatro Marenco di Novi Ligure (AL), prima assoluta che vede protagonista Henrique Mota insieme all’Orchestra d’Archi dell’Arsenale della Pace del Sermig, in un dialogo tra Italia e Brasile che unisce tradizioni e visioni musicali differenti.





