Scuola e formazione - 04 maggio 2026, 08:23

Riforma degli istituti tecnici: a Torino la protesta scende in strada il 7 maggio. Studenti e prof partono da due punti diversi

I ragazzi partiranno da piazza Arbarello, mentre i docenti e il personale scolastico si ritroveranno in piazza Solferino

Scende in piazza la protesta degli Istituti tecnici

Scende in piazza la protesta degli Istituti tecnici

Sciopero della scuola e corteo il 7 maggio a Torino contro la riforma degli istituti tecnici, con partenza differenziata: studenti da Piazza Arbarello, docenti e personale scolastico da Piazza Solferino. La mobilitazione rientra nella giornata nazionale di sciopero indetta da Flc Cgil, Cobas Scuola, Usb Pubblico Impiego e Cub Sur, sostenuta dalla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici. La manifestazione di Torino si svolgerà in parallelo a quelle previste in più di trenta altre città italiane.

Il personale dei tecnici è in stato di agitazione permanente: ormai decine le mozioni e i documenti di contrarietà alla riforma che hanno fatto seguito alle dodici già consegnate al Direttore Regionale Stefano Suraniti in occasione del presidio del 20 aprile scorso.

Intanto, in molti collegi docenti si sta procedendo alla "non adozione" dei libri di testo per le future classi prime. Una scelta radicale, spiegano dalla Rete, ma conseguente a una riforma "nata male e messa in atto peggio": senza linee guida, con materie trasformate o ribattezzate ex novo, "è impossibile procedere con scrupolo alla scelta di testi il cui costo ricadrà poi sulle famiglie".

"Il ministro si vergogni, chieda scusa e ritiri la riforma", è la richiesta che accompagnerà il corteo torinese. La Rete annuncia che, in assenza di una sospensione del provvedimento, la protesta proseguirà con ulteriori azioni, come, ad esempio, le dimissioni di massa dagli incarichi funzionali (vicepresidi, coordinatori di classe, referenti di progetto, ecc..).

Secondo Serena Morando, segretaria generale della FLC CGIL Piemonte, "siamo di fronte all'ennesima occasione sprecata per rilanciare davvero il sistema educativo. Si utilizza l'alibi del calo demografico come giustificazione per tagliare posti. La sensazione è quella di un perimetro pubblico che si restringe sempre di più, sacrificato su logiche di bilancio che poco hanno a che fare con la didattica."

Il primo segnale d'allarme riguarda il calo dei posti: vengono tagliati 84 posti di potenziamento e circa 20 posti di A023. "Tutto questo mentre i problemi strutturali restano lì, immobili: progressiva riduzione dell'offerta formativa e del diritto allo studio. Per non parlare del sostegno: mancano ancora troppe stabilizzazioni in organico di diritto, lasciando alunni, famiglie e lavoratori in una condizione di cronica precarietà" sottolinea Serena Morando.

comunicato stampa

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