Giovane e appassionato militante del Pci, poi deputato, torinese e da sempre grande tifoso del Toro. Oggi Marco Rizzo guarda la politica con un occhio diverso, non parla più di differenze tra sinistra e destra. "C’è il basso contro l’alto. Il popolo contro le élite". Ne discute lungamente nelle sua ultima fatica letteraria "Una biografia di periferia", che presenterà domenica 17 maggio alla Cascina Prato Pascolo, in viale Carlo Emanuele II 25 a Venaria, a partire dalle 11.30. Rizzo parla di sovranismo popolare e si autodefinisce "Il sovrano del ring", come il titolo dello spettacolo che porterà in scena al teatro della Quattordicesima a Milano, la sera di venerdì 22.
Marco il biondo e lo scudetto del Toro
Il suo libro si può acquistare solo su Amazon "perché i grandi editori dopo averlo visionato mi hanno risposto: 'Le tue idee di una volta erano meglio di quelle attuali'. Si vede che qualcuno è spaventato da quello che penso e da quello che scrivo", racconta Rizzo. "In quest'opera c'è un pò di tutto. Racconta come è cambiata Torino, la Fiat e il mondo negli ultimi 50 anni". Si parte da 'Marco il biondo', perché cosi era soprannominato, quando da ragazzo aveva iniziato a frequentare la curva Maratona. Prima partita allo stadio un Toro-Napoli del 1971, poi in questi giorni di commemorazione dell'ultimo scudetto granata la mente va subito al 16 maggio 1976.
"Quella mattina era uscito presto di casa e sono tornato direttamente a mezzanotte del giorno dopo. Finita la partita contro il Cesena, prima c'è stata la grande festa per le strade del centro e poi la sera io e altre migliaia di persone siamo saliti a Superga per celebrare quell'impresa con gli eroi del Grande Torino. E siamo rimasti lì fino al giorno dopo". Dal calcio alla politica alla fabbrica il passo è breve. "Nel libro ricordo come la Fiat in quel periodo cercava di dividere la classe operaia, comprando giocatori dalla Sicilia piuttosto che dalla Puglia o dalla Sardegna, per tenere buoni i dipendenti che erano nati al sud".
Da militante comunista al Parlamento
Negli anni in cui Rizzo era un giovane militante comunista , sempre in prima fila quando c'era da organizzare iniziative e manifestazioni, ricorda di aver dato un bacio ad una giovanissima Alba Parietti durante un corteo. "Poi per mesi sono andato in Borgo San Paolo a fare volantinaggio, sperando di incontrarla di nuovo. Poi me la sono ritrovata in tv e qualche anno dopo, ad una cena a Milano, in compagnia di Cristopher Lambert. Sempre bellissima, le ho ricordato che io ero Marco il biondo". Che nel frattempo era entrato in Parlamento, dove ha vissuto momenti caldissimi, tanto da ricordare come si era consumato lo strappo tra Prodi e Bertinotti nel 1998, che doveva essere solo una finta.
"Se mi pento di qualcosa? Rifarei tutto"
"Se mi pento di qualcosa? Rifarei tutto", dice Rizzo, anche se ammette che alcune spigolosità del suo carattere gli sono costate care. "Una biografia di periferia non è un’operazione nostalgia. Un tempo le periferie erano fabbriche, piazze, bar, sudore, calcio e lotta politica. Oggi sono passerelle televisive per chi ci è nato, ci è cresciuto e non le riconosce più. Perché la periferia oggi deve essere raccontata con parole politicamente corrette, possibilmente in inglese". Marco Rizzo invece non si è adeguato a questa moda. Domenica 17 lo si potrà andare a sentire di persona, durante la presentazione del libro.





