Luciano Ligabue torna come ospite del Salone del Libro per la nuova pubblicazione di “Fuori e dentro il borgo” (Mondadori).
A trent’anni dal suo esordio letterario, l’artista ripropone l’opera letteraria in un’edizione rivista e ampliata, piena di inediti e di sorprese.
Sono trascorsi 30 anni, per l’appunto, cosa prova quando rilegge quei racconti?
“Quando mi è stata riproposta questa edizione, mi sono emozionato perché ho ritrovato il periodo in cui l’ho scritto, quindi anche questa cosa che lo ha messo nella condizione di essere quello che è, una forma di incoscienza - racconta il cantante -. All’epoca quando accettai la proposta di scrivere la raccolta di racconti stavo vivendo un periodo particolarmente intenso e nuovo per me pieno di cose che mi stavano capitando. Tutto andava velocissimo, è così è stata la scrittura del libro che è diventata una scrittura senza filtri. Quasi un pensiero dialettale tradotto in italiano su quello che mi stava capitando e che conoscevo bene del posto che mi aveva tirato su a cui pensavo di dover restituire qualcosa, spero di averlo fatto. Trent’anni dopo mi diverte ritrovare quei personaggi che hanno caratterizzato un po’ la mia adolescenza.”
Parlando di incoscienza, quanto è importante nell’arte e nella musica?
“Incoscienza nell’arte sarebbe necessaria, il problema è che la perdi. L’arte di avere questa mancanza di pudore, dovrebbe essere abbastanza senza filtri, ma più passa il tempo e sai che dall’altra parte c’è qualcuno che si sta aspettando qualcosa, più senti la responsabilità, ti sembra che quella cosa non vada magari di pari passo con quello che dovresti fare. Però questo libro sicuramente è frutto dell’incoscienza, come è frutto dell’incoscienza l’inizio della mia carriera musicale, tutte queste prime volte le ho vissute con questa caratteristica.”
Non è la prima volta al Salone del Libro e a Torino, città e kermesse le trova cambiate?
“Al Salone ci sono venuto spesso. Il fatto che ci torni spesso vuole dire che è una ricorrenza che mi piace. Torino è una città che ha beneficiato delle Olimpiadi. La vedevo come una città con la fama di essere tristarella, da allora la vedo come una città viva ed efficiente. L’anno scorso sono stati alle Atp e anche lì ho trovato un’organizzazione perfetta. È una città efficiente, capace, ma anche capace di divertirsi”.





