La Uil Fp Torino Piemonte Valle d'Aosta prende le distanze dalla manifestazione sulla sanità pubblica, in programma sabato 23 maggio e indetta dal Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure, rilanciando una serie di proposte rivolte alla Regione Piemonte per affrontare la crisi del comparto sanitario. Un'altra sigla che si sfila, insomma, insieme alla Cisl che già da tempo, su certe tematiche, segue un percorso autonomo.
Una posizione netta, quella espressa dal sindacato azzurro, che punta a separare il tema della sanità dalle contrapposizioni politiche e ideologiche. A spiegare la linea della Uil Fp è stato il segretario generale Nazzareno Arigò, che ha chiarito la scelta di non aderire alla mobilitazione promossa dal comitato civico nato tre anni fa in Piemonte. Secondo il sindacato, infatti, negli ultimi mesi il dibattito sulla sanità avrebbe assunto toni troppo vicini alla propaganda politica, perdendo di vista i servizi erogati ai cittadini e le reali criticità del sistema.
"La sanità pubblica esiste e funziona ancora", ha sottolineato Arigò, criticando quella che ha definito una comunicazione dai toni "catastrofistici", capace di generare sfiducia nei cittadini e frustrazione negli operatori sanitari che ogni giorno mantengono attivi i servizi.
Il problema resta il personale
Per la Uil Fp il vero nodo resta quello delle carenze di organico. Arigò ha evidenziato come le circa 300 assunzioni di infermiere e infermieri effettuate in tutta la regione siano numeri ancora insufficienti rispetto alle necessità del sistema sanitario piemontese, senza contare la situazione dei medici di medicina generale, con alcune zone montane che risultano completamente scoperte.
Da qui la richiesta alla Regione di rendere il Piemonte più attrattivo per chi lavora nella sanità. Sul tavolo il sindacato mette una serie di proposte concrete: affitti calmierati per gli operatori sanitari utilizzando case Atc, caserme o edifici pubblici in disuso, ma anche la possibilità di realizzare un vero piano casa dedicato ai lavoratori del servizio sanitario nazionale.
Tra le richieste avanzate ci sono anche mezzi pubblici gratuiti, parcheggi blu senza costi e agevolazioni sugli asili per sostenere le famiglie del comparto sanitario. Sul fronte della formazione, invece, la Uil Fp chiede di utilizzare i fondi Fse per ridurre le tasse universitarie dei giovani che scelgono percorsi sanitari.
Arigò ha poi ricordato come oggi circa l'80% della forza lavoro della sanità sia composta da donne con un'età media elevata, sottolineando però anche la presenza di molti neoassunti che "hanno il diritto di poter sperare in una maternità".
"Serve evoluzione anche per il 118"
Nel dibattito è intervenuto anche il responsabile dell'area medica della Uil Fp regionale Paolo Manno, che si è soffermato sulle criticità del sistema di emergenza territoriale e sulle liste d'attesa.
"Uno degli argomenti che suscita polemica riguarda il 118", ha spiegato, facendo riferimento ai tentativi di riorganizzazione del servizio che hanno sollevato proteste da parte di alcuni sindaci piemontesi. Secondo Manno, però, anche il sistema dell'emergenza territoriale deve evolversi: "Non c'è nulla da inventare ma da guardare gli altri sistemi efficaci quanto il nostro ma sicuramente più efficienti".
Sul tema delle liste d'attesa, invece, la richiesta alla Regione è quella di adottare una strategia più strutturata e meno emergenziale, concentrandosi su interventi duraturi e non su "soluzioni spot".
Nel finale, la Uil Fp ha ribadito la disponibilità al confronto con chiunque condivida questa linea, prendendo però le distanze da una piazza che, secondo il sindacato, rischia di trasformare la sanità pubblica in un terreno di scontro politico. "Oggi c'è il centrodestra al governo e ci confrontiamo con loro, domani ci sarà il centrosinistra e ci confronteremo con loro senza alcun approccio ideologico", ha concluso Arigò.
La posizione della Cisl
Come detto, anche la Cisl si chiama fuori. “Sabato non saremo in piazza perché non condividiamo la natura e lo spirito della manifestazione. Quando una sigla sindacale come la Cgil decide di procedere per conto proprio, costruendo una piattaforma attorno a logiche che somigliano più a un progetto politico che a una vertenza sindacale, la Cisl non può e non vuole farne parte”, spiega il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti.
E aggiunge: “I problemi della sanità piemontese sono reali e gravi - liste d’attesa inaccettabili, case di comunità sottofinanziate e che stentano a decollare, un modello ospedalocentrico che non regge più – ma secondo noi non si risolvono in piazza, ma al tavolo, con le istituzioni e attraverso il confronto, come stiamo peraltro facendo. Per noi è questa la strada giusta. Chiediamo piuttosto alla Cgil di spiegare perché abbia preferito un percorso di questo tipo, anziché costruire un fronte comune nell’alveo della confederalità. Non bastano risorse aggiuntive per tappare i buchi ma bisogna riformare l’intero sistema sanitario regionale perché quello attuale non regge più. Inoltre, occorre far tornare a crescere il Piemonte perché senza sviluppo economico, nessun sistema sanitario sarà mai sostenibile”.






