Economia e lavoro - 22 maggio 2026, 08:19

Il terziario torinese attende e resiste: l'analisi di Ascom mostra ottimismo nonostante la crisi

Le previsioni sulle imprese del turismo, commercio e servizi non vedono un peggioramento, nonostante guerra, crisi energetica e inflazione alle porte

L'analisi di Ascom mostra ottimismo nonostante la crisi

L'analisi di Ascom mostra ottimismo nonostante la crisi

Nonostante guerra, crisi energetica e inflazione il terziario torinese attende ma resiste. È questa la fotografia fatta da Ascom Confcommercio Torino e provincia su commercio, turismo e servizi, analizzando i primi tre mesi del 2026 e chiedendo ai suoi associati le loro previsioni per il periodo estivo.

Vista la situazione geopolitica attuale, il rischio era ben peggiore, invece le imprese italiane mostrano un cauto ottimismo, forse frutto della resilienza mostrata negli ultimi anni, in cui il settore ha reagito con forza alle precedenti crisi.

L’analisi dell’Osservatorio Ascom

Dall'analisi realizzata dall'Osservatorio Congiunturale Ascom Confcommercio Torino e provincia, realizzato con Format Research e sostenuto dalla Camera di commercio di Torino su un campione di 800 imprese del settore terziario, risulta che le loro attività non sono peggiorate rispetto a un anno fa.

La percentuale che ha risposto di aver avuto un andamento migliore (13%) o peggiore (35%) è infatti lo stesso dell'analisi effettuata a settembre del 2025, dimostrando che i cambiamenti geopolitici e gli effetti sull'economia italiana non hanno prodotto alcun pessimismo negli imprenditori. L'indice di marzo 2026 si è attestato a 39, un solo punto meno rispetto all'ultima rilevazione di settembre, mentre la previsione per settembre 2026 è di un innalzamento a 42. A livello nazionale, l'indice è pari a 42 mentre la previsione per settembre è di 43, segno che le imprese torinesi sono più ottimiste rispetto a quelle nazionali.

Turismo e ristorazione trainano la fiducia

I settori più ottimisti sono la ricezione turistica, con un indice di 56, e la ristorazione, con un indice di 52. Anche la previsione dei ricavi indica che a settembre le aziende sperano di vederli in aumento, segno di fiducia nel futuro.

Sintomo di fiducia arriva anche dall'accesso al credito. Le banche hanno concesso l'importo totale richiesto il 60% delle volte, il 20% hanno accolto una quota inferiore e il 13% delle imprese si è vista rifiutare il credito.  Il 7% rimanente è ancora in attesa di risposta. Il 30% di chi ha fatto domanda lo ha fatto per realizzare investimenti. Vista la situazione energetica, parte di questi investimenti potrebbero riguardare l'efficientamento energetico e l'abbassamento dei consumi, per limitare le spese in un futuro incerto.

Imprese, chiusure e contratti “pirata”

Le imprese continuano a chiudere più di quante ne aprano, anche se il saldo negativo è in leggera crescita rispetto al primo trimestre del 2025. Un grave problema riscontrato dall'analisi riguarda i contratti dei lavoratori e il cosiddetto dumping, fenomeno non conosciuto da ben il 40% delle imprese.

Si tratta dell'applicazione dei contratti definiti "pirata", cioè contrattati da sindacati non rappresentativi dei lavoratori e con condizioni decisamente inferiori: stipendi più bassi, condizioni di lavoro peggiori, welfare e contributi assenti. Questo crea, per le aziende che applicano i contratti regolari, concorrenza sleale e una corsa al ribasso e al taglio dei costi, peggiorando i servizi offerti.

L'impatto sulla concorrenza è considerato rilevante dal 31,7% delle imprese, con valori più marcati nel turismo (52,5%). Il giudizio sull'efficacia dei controlli è spaccato esattamente a metà: il 50,2% li ritiene almeno parzialmente efficaci, il 49,8% li giudica poco o per nulla efficaci. Le imprese individuano negli incentivi a chi applica correttamente i contratti lo strumento principale per contrastare il fenomeno (56,9%), davanti ai controlli ispettivi e alle sanzioni (25,5% ciascuno).

Carpignano: “Problema per lavoratori e aziende”

"Questo è un problema per i lavoratori che perdono potere d'acquisto e di benessere - ha spiegato il direttore di Ascom Torino, Alberto Carpignano -. È un problema anche per le aziende perché questo crea dumping contrattuale, cioè i costi che l'azienda sostiene per essere allineata alle regole del gioco sono più alti rispetto a quelli di questi contratti pirata. Un primo passo è quello di legare gli incentivi, cioè gli sgravi contributivi o le agevolazioni all'assunzione, all'applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi".

Il vicepresidente di Ascom, Gioacchino Mattiolo, ha sottolineato come il problema sia particolarmente rilevante nel settore degli agenti di commercio: "Il dumping oggi in questo settore è enorme, soprattutto nella vendita di utilities come energia e telefonia, dove vengono applicati contratti da procacciatori di affari, che sono illegittimi".

"La crisi che c'è non la stiamo avvertendo - ha commentato Pierluigi Ascani, presidente di Format Research -: i prezzi sono in salita e l'inflazione è raddoppiata nel 2026 e la previsione è che triplicherà nel secondo semestre. Il settore terziario è l'ultimo ad entrare nelle crisi, se il prezzo del petrolio rimane lo stesso o peggiora la crisi arriverà anche al terziario. La situazione è di attesa ma non di crollo di fiducia, soprattutto in Piemonte e a Torino".
 

Francesco Capuano

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