Giocare d’anticipo per mettere in difficoltà un avversario temibile. Le aziende piemontesi si sono mosse così, a fronte di una crisi in Medio Oriente che complica la logistica e infiamma i costi energetici (e non solo), oltre ad alzare una fitta coltre di nebbia sul futuro.
Si cresce ancora
L’effetto, dopo un 2025 chiuso in ripresa (dato medio di +1,4%), è un’ulteriore accelerata: la produzione nel primo trimestre 2026 segna un +2,3%. Gli ordinativi segnano un +3,3% e il fatturato cresce dell’1,8%. Si tratta del quarto risultato positivo consecutivo. Il fatturato, in particolare, cresce grazie al mercato interno, mentre gli ordinativi sono sostenuti anche dai mercati esterni.
Si è riaccesa l’automobile
Tira soprattutto l‘aerospazio, che segna un +8,9% ma la sorpresa arriva dall’auto: +12,4% grazie soprattutto alla partenza della 500 ibrida a Mirafiori. Complessivamente i mezzi di trasporto segnano un +2,4%. I migliori sono soprattutto elettricità ed elettronica (+3,3), metalli (2,6) e alimentari (2,5).
Piemonte tagliato in due
A livello geografico, però, c’è un Piemonte tagliato in due. Elettronica e automotive spingono Torino e la sua provincia, così come Cuneo con l’alimentare (+2,8) e Alessandria con chimica e metalmeccanica (+4,7). Bene anche Biella (4,5) mentre soffrono Vercelli, Vco e Novara.
“Stupiti in positivo”
“Questo primo trimestre ci stupisce favorevolmente: ci aspettavamo dati non belli e invece c’è una crescita del 2,3% - commenta Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere Piemonte -. Ma è un dato con situazioni diverse nelle diverse filiere e nei diversi territori. Sembra essere un’accelerazione precauzionale, con le imprese che hanno anticipato la produzione e facendo scorte viste le fiammate sui costi energetici e logistici”.
“I nostri imprenditori hanno una velocità di reazione intelligente e pronta - aggiunge Bertolino - anche se nessuno di noi può prevedere quel che succederà. È importante però che sia tutto il sistema delle istituzioni a dare risposte per la tenuta delle nostre imprese. Speriamo che la tensione globale si attenui, altrimenti sarà difficile rivedere numeri in crescita come quelli del primo trimestre”.
Effetto Medio Oriente
La crisi e le guerre in Medio Oriente, però, si fanno sentire. Ecco perché le aziende hanno prodotto “in anticipo”. I settori che si sentono più esposti hanno aumentato la produzione addirittura del 6,9%. Tra questi, elettricità ed elettronica, tessile e abbigliamento, meccanica, chimica plastica, industrie alimentari.
Gli impatti si ripercuotono soprattutto sugli aumenti delle materie prime, così come dei costi energetici (lo dicono quasi un’azienda su due), ma oltre una su tre lamenta anche l’aumento dei costi di logistica. Circa il 20% parla di difficoltà di approvvigionamento di materie prime.
Come reagire
Per reagire, il 39% delle aziende ha già messo in campo azioni ad hoc: il 23,4% ha dovuto rivedere i prezzi per coprire i costi di logistica ed energia. Il 14,5% ha diversificato i fornitori, mentre l’11,3% ha aumentato i livelli di magazzino (producendo in anticipo, appunto). Il 9,1% si è messo a cercare nuovi mercati.
Sugli investimenti hanno frenato i processi di internazionalizzazione, ma anche la ricerca e sviluppo e la transizione green.
La lezione di Covid e Ucraina
“Le aziende del Piemonte hanno appreso dal Covid e dalla guerra in Ucraina - dice Marco Montermini, responsabile corporate Nord Ovest di UniCredit -. In futuro dipenderà molto dalla filiera, ma ci sono segnali di resilienza. Ordini e marginalità invece dipenderanno da come andranno le cose”.
“Anche in periodi di forte pressione l’economia continua a crescere - concorda Andrea Perusin, direttore regionale Piemonte Sud e Liguria di Banca Territorio Intesa Sanpaolo -. Ora vedremo i dati su un periodo che invece era in rimbalzo, a metà 2025. Il tessuto imprenditoriale però si è già riorganizzato come catena di forniture e come gestione del magazzino a fronte di shock che non sono più così rari”.
Arriva l'interrogazione di Avetta
Intanto, in Consiglio regionale Alberto Avetta (Pd) ha presentato un'interrogazione proprio sugli effetti della crisi sull'occupazione locale. "Quella di Torino nel 2025 si è confermata la Provincia più “cassaintegrata” d’Italia, con oltre 39 milioni di ore. Secondo l’indagine congiunturale di Confindustria Canavese, l’anno passato oltre il 20% delle imprese canavesane è ricorsa alla cassa integrazione e il dato tende a crescere rispetto alle rilevazioni precedenti. L’impatto delle guerre in corso sull’export e sui prezzi dell’energia fanno sì che ad oggi le aziende canavesane continuino a produrre ma gli ordini inizino a rallentare. Siamo di fronte ad una situazione straordinaria, che richiederebbe misure straordinarie, ma la Regione Piemonte pare non accorgersene e si limita a dare risposte scontate e ordinarie".






