Terminate le riprese del film "Celosos hombres blancos" che si sono svolte a maggio in città e dintorni con passaggi nei Giardini Reali bassi, in Borgo Po, in via Montemagno e alla Villa D’Agliè che è stata la location principale.
Letteralmente tradotto come "Uomini bianchi gelosi" racconta la diatriba letteraria tra Jules Verne e la moglie Honorine Deviane.
Il film, diretto da Ivan Granovsky, è ambientato tra il Piemonte e le isole Galapagos e vede nel cast Nahuel Pérez Biscayart nei panni di Charles Darwin, India Hair che interpreta Honorine Deviane Verne, Damien Bonnard, nei panni di Jules Verne.
La trama
Estate del 1870. Una donna francese di nome Honorine invita un gruppo di aristocratici italiani nella sua villa in Piemonte per celebrare un trionfo personale: ha appena completato il giro del mondo in ottanta giorni, frutto di una scommessa fatta con il marito, ansioso e sedentario. Mentre lei attraversava continenti, lui è rimasto a casa — a bere e ad aspettare una lettera di ammissione dall’Académie Française.
Durante il pranzo, gli aristocratici — persone che vivono di racconti di viaggio — scoprono una verità imbarazzante: il marito di Honorine non ha mai lasciato l’Europa. Il suo nome è Jules Verne.
Lo scrittore d’avventura più famoso del mondo non ha mai vissuto un’avventura. La voce si diffonde in Europa con la velocità di un telegrafo. L’intera impresa familiare — costruita sul mito dell’esploratore visionario — comincia a sgretolarsi. Il colpo definitivo arriva con la lettera di rifiuto
dell’Académie, avvelenata dai pettegolezzi. Nel 1870 solo gli scienziati e gli esploratori godono di vero prestigio. Non c’è spazio per chi inventa mondi. L’oppio è legale; i lettori non hanno più bisogno della narrativa per sognare.
Ma il crollo emotivo di Jules è, per Honorine, una porta che finalmente si spalanca. Per anni è stata il motore invisibile dell’impresa familiare — musa, editor, amministratrice. Ora vuole scrivere. Vuole brillare di luce propria. Ma le cose peggiorano per Jules: l’Académie Française ha invitato proprio l’uomo che lui detesta più di chiunque altro — l’inglese Charles Darwin.
Umiliato e fuori controllo, Jules decide di reagire nell’unico modo che conosce: raccontando una storia. Vuole narrare la vera storia mai raccontata di quel celebre naturalista. La sua versione.
Isole Galápagos, 1835. Darwin e il capitano FitzRoy sono amanti. La loro missione scientifica precipita nel caos quando un gruppo di donne schiave in fuga — braccate dai pirati che le trafficano — ruba tutto ciò che possiedono. Durante l’inseguimento, Darwin e FitzRoy si separano. Darwin — goffo nelle vere avventure e solo per la prima volta da quando ha lasciato l’Inghilterra — trova un alleato inatteso: una schiava fuggiasca. Insieme attraversano l’isola in un paesaggio allucinato, mentre le ossessioni di Darwin — la scienza, l’amore, la scoperta — si trasformano lentamente in qualcosa di oscuro e grottesco. Quando ritrova FitzRoy, la storia è ormai sprofondata nella violenza, nella gelosia e nel cannibalismo.
Honorine interrompe il racconto di Jules. È troppo: troppo assurdo, troppo delirante. Jules, nella sua follia, proclama di aver inventato un nuovo genere letterario — qualcosa che supera la biografia. Lo chiama “fake news”. Ma l’ambizione pragmatica di Honorine non accetta più di restare nell’ombra. Si impossessa del racconto e lo riscrive. Nella sua versione, un commando di donne schiave liberate — guidato dall’impavida Capitana Carola — cattura Darwin e chiede un riscatto alla Corona. Durante la prigionia, Darwin scopre che Carola è anche una naturalista e che, nei mesi trascorsi sulle isole, ha raccolto osservazioni sufficienti a completare proprio quella teoria dell’evoluzione su cui lui lavora da anni. Carola non è soltanto la sua carceriera. È una minaccia al suo posto nella Storia. Quando il suo equipaggio organizza una fuga spettacolare dall’isola, Darwin si trova davanti a una scelta: unirsi a lei o distruggerla.
Quello che nasce come un duello letterario tra marito e moglie si trasforma presto in qualcosa di più selvaggio: una vertiginosa galleria di specchi sull’autorialità, il potere e il culto del genio. E a osservare tutto, con silenziosa e devastante lucidità, c’è Jeanne — la domestica congolese — che guarda
questi uomini bianchi e gelosi combattersi per decidere chi abbia il diritto di raccontare il mondo. Lei, intanto, sta già preparando la propria storia.
Perché tutte le invenzioni moderne apparse nelle loro avventure — tutte quante — potrebbero essere opera sua.





