Rimosso il "Ciabot" del Comitato Vanchiglia Insieme in via Balbo. La motivazione? La documentazione presentata alla Città di Torino per l'installazione del chiosco era incompleta e così la Prefettura ha disposto di togliere il chiosco.
Il Ciabot
Dopo lo sgombero di Askatasuna nel dicembre scorso, con la militarizzazione negli ultimi sei mesi dell'area attorno a corso Regina Margherita 47, gli attivisti del centro sociale insieme ai residenti del quartiere hanno dato il via ad una nuova iniziativa. Dopo i cortei di protesta, ma anche tanti eventi per famiglie e bambini, negli scorsi giorni è nato il Ciabot di Vanchiglia. Una casetta in legno collocata in via Balbo, "attorno a cui ritrovarsi, un nuovo riferimento per il quartiere, per permetterci di portare avanti le attività quotidiane come le merende, i cineforum e le assemblee" come spiegato sul profilo Instagram del Comitato.
Problema sulla documentazione
Ieri sera però sono intervenute le forze dell'ordine e nottetempo la struttura è stata rimossa: questa mattina nell'isola pedonale c'erano le sono pattuglie di Carabinieri e Guardia di Finanza, in un'area solitamente sgombra.
A spiegare il motivo dell'intervento è la Città: il Comitato ha presentato richiesta di occupazione di suolo pubblico per posizionare la struttura. La documentazione di accompagnamento però, spiegano dal Comune, non sarebbe stata completa: da qui la richiesta degli uffici di mandare l'integrazione.
Fogli che non sono mai arrivati. Durante l'ultimo Comitato per l'Ordine Pubblico e la Sicurezza è stato sollevato il tema se la struttura fosse autorizzata. Da Palazzo Civico hanno spiegato l'iter e, vista la mancanza dei permessi necessari, la Prefettura ha disposto la rimozione del ciabot dall'isola pedonale.
Il commento
"Ormai - replicano dal Comitato - tutto ciò che facciamo in quartiere viene considerato problema di Ordine Pubblico, anche una casetta di legno". "Una struttura che conteneva panche per sedersi e vernici per dipingere...." "Viviamo in una città dove il disagio sociale, psicologico ed economico cresce di giorno in giorno, ma quando qualcuno cerca di costruire un'alternativa concreta di socialità dal basso per rafforzare legami e creare comunità viene pesantemente attaccato. Il Ciabot deve tornare al suo posto o ne costruiremo un altro: come cittadine e cittadini di un quartiere che amiamo rivendichiamo i nostri spazi e soprattutto la nostra libertà di autorganizzarci e di offrire al quartiere modelli alternativi di relazione e di dissenso" concludono.






