"È vergognoso che sia solo una questione di soldi". Con queste parole Luciana Littizzetto ha preso parte al presidio andato in scena davanti allo storico Palazzo della Radio di via Montebello, dove lavoratori, sindacati, giornalisti e cittadini si sono ritrovati per protestare contro la vendita degli immobili Rai e il ridimensionamento del Centro di produzione torinese.
Tra cartelli, applausi e musica dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la manifestazione ha riunito anche personalità del mondo dello spettacolo e dell'informazione come Bruno Gambarotta, Peppino Ortoleva, Silvia Rosa-Brusin, Alessandra Comazzi, Battista Gardoncini e Federico Calcagno. Sono arrivati anche messaggi di solidarietà da parte di Subsonica, Alberto Angela, Piero Chiambretti, Massimo Gramellini e Steve Della Casa.
Il nodo principale resta la scelta dell'azienda di mettere sul mercato edifici considerati simbolici per la storia della Rai, tra cui proprio il Palazzo della Radio di Torino. Una prospettiva che i lavoratori contestano apertamente, denunciando anche il progressivo svuotamento produttivo del Centro Rai "Piero Angela".
Littizzetto: "In vendita la nostra storia"
"Stanno mettendo in vendita edifici che fanno parte della storia della nostra azienda e questo non ci piace", hanno spiegato dal presidio le organizzazioni sindacali torinesi. "Il servizio pubblico si regge molte volte sul nostro impegno lavorativo".
Molto applaudita proprio Luciana Littizzetto, salita davanti ai lavoratori per difendere il legame tra Torino e il servizio pubblico. "Sono qui perché la mia città ha questa memoria bellissima che è la radio, nata qui e inventata qui. È vergognoso che sia solo una roba di soldi". La conduttrice ha poi criticato l'assenza di produzioni nel capoluogo piemontese: "Ho lavorato in Rai per mille anni e a Torino non è mai stata fatta nessuna produzione". Poi l'affondo che ha strappato applausi e amarezza tra i presenti: "Forse ci vorranno fare un supermercato, visto che ne abbiamo già tanti a Torino".
Tra gli interventi più accesi anche quello di Bruno Gambarotta, che ha richiamato il valore storico della struttura. "Sono disposto anche a farmi incatenare - ha detto - quando cadevano le bombe su Torino c'era un fonico che in questo palazzo registrava le notizie. Come fanno a venderlo con tutta la sua storia?". Un intervento accolto dagli applausi del presidio, che ha più volte scandito lo slogan: "La Rai di Torino non si vende, si rilancia".
313 lavoratori coinvolti
Secondo quanto emerso durante la manifestazione, sarebbero 313 i lavoratori coinvolti nel Centro di produzione e una cinquantina quelli destinati al trasferimento.
Alla protesta hanno preso parte anche rappresentanti politici e sindacali. Le consigliere regionali del Partito Democratico Nadia Conticelli e Laura Pompeo hanno parlato di un patrimonio culturale e professionale che "non può essere né archiviato né svenduto", chiedendo investimenti per evitare che Torino perda posti di lavoro ed eccellenze storiche legate alla Rai. Nel mirino anche la mancanza di reinvestimenti sul territorio e il rischio di penalizzare realtà come l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. "La Rai è nata a Torino e a Torino non può morire", hanno dichiarato.
Sulla stessa linea anche Avs Piemonte e Sinistra Ecologista Torino, presenti al presidio insieme a lavoratori e organizzazioni sindacali. Per Alice Ravinale, Sara Diena ed Emanuele Busconi il rischio è quello di una progressiva marginalizzazione del polo torinese all'interno del servizio pubblico nazionale. Da qui la richiesta di fermare il disinvestimento e rilanciare produzioni, occupazione e investimenti culturali legati alla Rai di Torino.
"Siamo al loro fianco nel ribadire la nostra netta contrarietà a qualunque ipotesi di smantellamento del patrimonio storico, culturale e produttivo rappresentato dalla Rai, a partire dalla dismissione del Palazzo della Radio - così Elisa Pirro, senatrice M5S, e i consiglieri Sarah Disabato e Alberto Unia -. Da anni assistiamo a una progressiva riduzione del lavoro nel Centro di Produzione Rai di Torino, tra studi svuotati, tagli alle produzioni ed eccellenze come l'Orchestra Sinfonica Nazionale che non vengono adeguatamente valorizzate. Un declino che penalizza le numerose professionalità torinesi impiegate nel servizio pubblico e, di conseguenza, la città di Torino ed il Piemonte. Non ce lo possiamo permettere".
Infine, di segno opposto alle voci del presidio è la posizione del direttore del Centro di Produzione Tv Rai di Torino, Guido Rossi, che ha respinto le accuse di un progressivo smantellamento della sede torinese. A margine della presentazione di MiTo Settembre Musica, Rossi ha sostenuto che l'ipotesi di una dismissione del centro "non trova riscontro nei fatti", ricordando i numerosi investimenti in corso, i 15 cantieri aperti e le produzioni previste nei prossimi mesi. Il direttore ha inoltre richiamato le rassicurazioni già fornite dall'azienda sul futuro delle attività produttive e sugli interventi di rinnovamento della struttura.














